29 aprile 2008

L'anagramma (Mamma Roma, arrivederci - parte seconda)

Oggi non avevo assolutamente voglia di parlare: ero talmente geloso di quello che m'ero portato via da Roma da non volerlo condividere con nessuno, immagini e pensieri.

Ieri, in attesa di un funesto rientro a casa, entrai in Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e, sededendomi sui banchi per far riposare i miei piedi doloranti, pensai: qual è l'anagramma più utilizzato come esempio? Quello della parola ROMA, ovviamente; immediatamente dopo mi sono ricordato (non so come abbia fatto, non ricordavo sinceramente l'autore) dei miei lontani trascorsi scolastici e di quest'opera:

l'opera


prende amore in gentilezza loco
così propiamente
come calore in clarità di foco

Citazioni a vanvera a parte, mi piace intendere queste parole in senso lato, senza alcun discorso filosofico o politico: Roma è stata capace di regalarmi anche questo. Ho visto un cuore gentile, dentro di esso sono sicuro che "l'anagramma di Roma" prenda posto così naturalmente come il calore prende posto nella luce del fuoco, nonostante tutto.
Ciao ni', un bacio ar pupo e grazie der portapasse.

Mamma Roma, arrivederci (parte prima)

Ogni riferimento a Remo Remotti è puramente casuale.
Cinque giorni di vacanza a Roma, in trasferta e in solitaria.


Se Roma è la mamma, Milano è la zia antipatica che non ti ha mai fatto un regalo da piccolo.
Roma è la città dei fori, i buchi invece sono nelle mani dei turisti spendaccioni (anche un po' come me).
Ho visto la Roma elettorale dei Rutelli e degli Alemanno, sul Vittoriano di notte volavano in circolo i pipistrelli, quasi a presagire un futuro spiacevole per la nostra patria.
E' la Roma di Tarzan, la Roma della Badescu.
A Roma gli autisti dell'ATAC ti indicano il carcere di Regina Coeli sventolandosi la mano davanti al viso, a Roma c'era un clone di Marisa Merlini.
E' la Roma dei palazzi, delle chiese e dei senzatetto.
E' la Roma di Trastevere, quella che ti fa aspettare quasi 50 minuti un piatto d'amatriciana; è la Roma dell'Esquilino dove una carbonara t'arriva dopo 10 minuti.
E' la Roma dei preti in S. Pietro, è la Roma dei "parrocchiani" al Colosseo.
A Roma la domenica sera i bus non arrivano mai, ma la metro è sempre puntuale.
E' la Roma della porchetta ma anche della cotoletta alla milanese.
A Roma i turisti giapponesi fotografano i cavalli mansueti e gli svedesi le carrozze della metro.
E' la Roma in fiore di Trinità dei Monti, la Roma dei sottopassaggi allagati.
E' la Roma tranquilla di Villa Borghese la domenica mattina, la Roma affollata di via del Corso il sabato pomeriggio.
E' la Roma delle monetine nella Fontana di Trevi, la stessa che ti chiede "Che c'hai un euro da prestamme?"
E' la Roma dei posti di blocco ad ogni angolo nel giorno della Liberazione, è la Roma delle lunghe file ai Metal Detector.
E' la Roma del "prego s'accomodi" e del "a 'ndo vai, cerebroleso?"
E' la Roma scritta in latino, ma parlata in dialetto.
E' la Roma delle bestie feroci nel Colosseo, e degli animali nella metro.
E' la Roma del padre che tiene in braccio un bimbo, è la Roma della coppia di padri che spinge un passeggino.
A Roma nessuno sa chi sei, ma tutti sanno cosa vuoi.


Ascoltavo fino alla noia: Goldfrapp - Clowns

Ciao ma', un bacio ar pupo.

21 aprile 2008

Chi si accontenta...

Cammino sotto la pioggia per le vie strette del mio paesello, sul display del cellulare compaiono parole di sconforto, forse qualcuno si danna troppo l'anima per quell'anima gemella che non arriva mai.

Cammino sotto la pioggia per le vie strette del mio paesello, poco più avanti una coppia di signorotti incrocia un anziano signore:

Dottore: Ga l'ha minga l'umbrel?
Anziano: Al sulda' ma l'ha minga da'!
Dottore: Alura dùma la speti 'n ambulatori!
Anziano: Ma va....hehehehe!

Quel sorriso sdentato che spuntava sotto un berretto da baseball mi ha rasserenato: dopo una giornata di m. al lavoro, era proprio quello che ci voleva.

Chi si accontenta gode. Eccome.

15 aprile 2008

Marie Poland Fish

L'oceanografa Marie Poland Fish inventò una tecnica per rilevare i suoni sott'acqua. Per perfezionare la sua invenzione studiò a lungo i suoni prodotti da 300 specie marine. Grazie al suo lavoro, ora le navi da guerra possono distinguere un sottomarino nemico da un banco di pesci. Fish sarà il tuo modello per questa settimana, Scorpione. Spero che ti ispiri metodi nuovi e infallibili per distinguere i pericoli veri dagli influssi solo apparentemente minacciosi.
(L'oroscopo di Rob Brezsny)

Lo so Pero, sono burino e superstizioso, ma almeno concedimi di citare un oroscopo un po' diverso dagli altri!
Peraltro quello di questa settimana è un po' il riassunto dello scorso weekend: eh sì, in effetti in questi giorni ho scambiato un po' di pescetti per sottomarini nemici: oddio, alcuni di questi erano giustificabili, altri un po' meno.

Per tutta la settimana sono stato un po' in tensione per quel colloquio lavorativo, del resto è un'occasione un po' diversa rispetto alle altre e c'è sempre il desiderio di far bella figura: venerdì pomeriggio, in attesa del primo missile mi sono armato fino ai denti, scoprendo poi che il nemico in questione era un pesce spada.

Perchè sabato quel soggetto mi ha fatto una foto in mezzo ad una sala gremita? Ero così spaventato da quel sottomarino che credevo di avere in faccia qualcosa di compromettente...poi ho scoperto che era un gioco...e ho giocato anch'io (senza cellulare e con l'astuzia)! Tié!

E' l'ennesima persona che si ripresenta nel giro di poche settimane dopo una pausa di anni: sarà sicuramente una coincidenza temporale, ma spesso non riesco a capire cosa passi per la testa alla gente, cosa la spinga a tornare sui propri passi: in alcuni casi la risposta è "il desiderio di rivedermi", e allora mi rassereno, godo della loro presenza; in altri casi invece...il suono sott'acqua arriva ancora distorto.

La domanda è: che pure Silvio non sia un sottomarino atomico? Povero ragionier Boselli, lui sì che è un pescetto.

06 aprile 2008

Me gustas tú

Ce l'ho fatta, finalmente ho trovato il tempo per aggiungere l'anello alla catena di Pero. Giusto per non fare notte, tenterò di scrivere solo quelle cose che mi passano per la testa.

-Il mare (d'inverno, d'estate...decidete voi): soddisfo la mia insaziabile voglia di mare con il nuoto, anche se la piscina non è proprio la stessa cosa. Me gusta la mar, me gustas tú

- Il passato: sono nostalgico per definizione, tutto ciò che non c'è più mi incuriosisce, soprattutto se non l'ho vissuto. Me gusta volver, me gustas tú

- La radio: Finardi aveva proprio ragione, è un mezzo affascinante. Per uno come me, che sa suonare solo il campanello di casa, è sicuramente il mezzo che mi avvicina di più alla musica: è una droga che mi fa compagnia dal primo risveglio fino agli ultimi momenti della giornata. Sono cosciente di esserne dipendente, ne faccio un uso spasmodico e talvolta inappropriato; Sono generalmente fedele alle solite quattro radio (vedi link a lato), ma non mi risparmio degli ascolti "originali": pubbliche, locali, a tema, su internet, ho persino il pallino delle onde medie. Me gusta la guitarra, me gustas tú, me gusta el regaee, me gustas tú

- Per quanto mi piaccia far tardi con gli amici il sabato sera, adoro svegliarmi presto e godermi la calma e la tranquillità di una soleggiata domenica mattina: riesco ancora a stupirmi guardando la piazza deserta davanti a casa mia, mi mette di buon umore. Me gusta la mañana, me gustas tú

- Mi piace pensare alle cosiddette "missioni impossibili", non so se per una massiccia dose di masochismo o ad una irrefrenabile voglia di andar oltre al mio solito modo razionale di intraprendere le avventure, di ogni natura. Me gusta camelar, me gustas tú

- Mi piace dire quello che penso, è una abitudine molto rischiosa a volte, ma è altrettanto gratificante. Me gusta el fuego, me gustas tú

- Mi piace viaggiare, solo o in buona compagnia fa lo stesso: ciò che conta è
l'accoglienza! Me gustan los aviones, me gustas tú

Mi piace un po' meno quando mi si pone davanti al problema di proseguire la catena quando non ho sufficienti bloggers a cui demandare la questione! (ah dimenticavo, mi piace essere acido con la gente, caro Pero).

01 aprile 2008

Il goniometro e i giardini immacolati

Se fossi capace di tirare una riga dritta col righello, sarei un perfetto architetto/geometra.


L'architetto è quello più esperto dei due, ha un entusiasmo invidiabile, quell'atteggiamento da "precisetti" che mi fa sorridere perché è anche un po' mio. Mi ha mostrato un foglio con il progetto di una casa praticamente perfetto ma non c'erano finestre, spero che si sia convinto a disegnarne molte perché c'è bisogno di luce abbondante.

Il geometra invece è un pischello, conosco solo il suo nome. Mi ha mostrato il progetto di una casa con pareti trasparenti, m'è sembrata una bolla di sapone, graziosa ma fragile; peccato non averglielo detto.

Oggi ero in attesa del mio medico di base, ho aperto un libro di poesie nell'angolo de "l'invito alla lettura" imbattendomi in queste parole:

Credevo di avere amici, oh quanto,
ma l'amicizia è pianta dai fiori e dai frutti squisiti
e vuole giardini immacolati
mani gentili
cuori di tenerezza

...e vattelapesca. Questo sconosciuto animo gentile prestato alla poesia ha profondamente ragione, spero che un giorno lo possano leggere anche quei due "precisetti".

24 marzo 2008

Occhio malocchio, prezzemolo e...

Mi raccomando, non precipitatevi a completare la frase citata nel titolo...so benissimo come termina!

Non sono superstizioso: passo tranquillamente sotto una scala, rovescio puntualmente il sale sul tavolo e ho un gatto nero in cortile (che mi odia, tanto tanto).

Tempo fa qualcuno mi raccontò che le ore doppie sono speciali: se vi capitasse di guardare casualmente le lancette ferme, ad esempio, sulle 10.10, pare sia di buon auspicio per il vostro prossimo futuro; alla radio però un giorno dissero che le 11.11 rappresentano i cornuti.

Che ci crediate o no, fino a venerdì scorso e da un paio di settimane non c'era giorno in cui almeno una volta non mi capitava di pensare a questa sciocchezza dopo aver letto 13.13.

Mi piace pensare però che venerdì si sia rotto un incantesimo, che quella fortuna in realtà non sia mai esistita o che me la sia gustata a piccole dosi: come giustificare una perenne sensazione di soddisfazione? Non ho ancora dato le dimissioni al mio capo e non ho nemmeno vinto un viaggio dall'altra parte del mondo, è solo tutto affidato alla mia immaginazione.
Sto ascoltando: Mario Venuti - Fortuna

17 marzo 2008

Menzogne

Una balla è come un autoritratto.
Ci sono tanti modi per rappresentare il proprio viso: c'è chi fa schizzi col carboncino, altri s'impegnano con i colori acrilici; i più esperti non possono fare a meno di sperimentare la pittura a olio.
Il risultato non sempre é garantito, anche il miglior pittore può commettere errori: con una sfumatura accentuata il naso appare storto, un'imprecisione nelle proporzioni può far sembrare gli occhi troppo piccoli.
Adoro sentire le persone lamentarsi delle frottole che altra gente racconta loro, dimenticandosi delle proprie. Quel neo che hai in faccia mi sembra un po' troppo piccolo.

04 marzo 2008

Quattromarzoduemilaotto

Un lungo silenzio, come in un pomeriggio afoso di fine luglio. Un silenzio che mette agitazione, in attesa della notte che porta frescura; un silenzio piacevole, come la sensazione di iperattività donata dai raggi di sole.

In quel pomeriggio ogni viso, amichevole o meno, ti pare stia sorridendo anche se le parole dette pesano come macigni su una schiena un po' malconcia.

Appena metti piede fuori le solite quattro mura, ti accorgi che tira un vento freddo e il cielo non promette niente di buono: in quel momento, se Beethoven potesse essere lì con te, ti sussurrerebbe all'orecchio la sinfonia Pastorale.

Capisci che la tua iniziale agitazione è solo eccitazione, perché quella tempesta in realtà è un semplice scroscio di pioggia, serve a rinfrescare i tuoi bollenti spiriti.

E' subito sera, alzi lo sguardo e scorgi un cielo plumbeo confuso nel buio della notte che avanza. Su quelle nuvole però questa sera hai attaccato un'infinità di stelle di cartapesta, che nemmeno l'umidità potrebbe far marcire.
Quattromarzoduemilaotto, un qualsivoglia giorno speciale. Il mio noncompleanno, insomma. Auguri.

17 febbraio 2008

Lo scappellotto

Ai bambini di cinque anni gli scappellotti non piacciono: non piace loro essere rimbrottati, li umilia anche se comprendono che quella piccola violenza viene fatta a fin di bene. E' il modo della madre per tenere il figlio "in riga".
Ieri ho rimediato uno scappellotto, forse non porterò il segno delle cinque dita sulle mie guance perché nessuna mano è stata allungata, ma come il bimbo di cinque anni mi sento ancora balordo: so pure io che è a fin di bene, ne sono cosciente perché non è il primo sberlone che ricevo, ma si può tranquillamente dire che in certe situazioni vada ancora in giro coi calzettoni colorati e la cartella di He-Man sulle spalle.

05 febbraio 2008

Esagerata

Voglio pensare che la serata di domenica sia stata...esagerata.
Io e lei tanto diversi, separati da tredici anni: lei così mediterranea nell'aspetto, io invece così lombardo; lei é il fuoco, io l'acqua; lei destrorsa, io mancino; lei adora quella scatola luminosa mangiacorrente, io sono discepolo dell'etere radiofonico.
Domenica, ecco la tregua, televisiva e non: una serata insieme, come non succedeva da almeno un decennio, un divano tutto nostro ma soprattutto la libertà di guardare e ascoltare, non la televisione, bensì l'altro.
Forse ci conoscevamo fin troppo bene e pertanto evitammo inconsciamente di "reincontrarci", ma ieri il godimento è stato esagerato, senza che l'uno s'impossessasse della realtà dell'altra.
Avevo dimenticato quanto fosse esageratamente piacevole passare del tempo con lei.

26 gennaio 2008

La sfida

Procedo tranquillo e beato nell'opera di insaponamento all'interno del mio vano doccia, quando mi accorgo di avere gli occhi addosso. Ad altezza uomo nessuno sguardo indiscreto, il problema è...a mezz'altezza.
Un esile corpicino, due orecchie a sventola, ha indosso un accappatoio azzurrino piuttosto abbondante: definirlo bello è ingeneroso, ma ha quella faccia da furbetto che fa tanta simpatia; si affaccia timidamente e pian piano si pone davanti a me e comincia a fissarmi. Una voce lo richiama all'ordine, ma dopo neanche venti secondi eccolo di nuovo alla carica.
Io sto al gioco, e lo fisso.
Lui mi osserva.
Io trattengo a forza il sorriso.
Lui si lascia scappare un sorriso.
Io non ce la faccio più e, come un codardo, faccio finta di strofinarmi la faccia per nascondere la risata.
Sono stato sempre un campione in queste cose, ma anche i campioni sbagliano.
Ha vinto lui.

14 gennaio 2008

Signora vs. signorinella

Aridaje. Non so se è pura causalità ma l'orologio segna le 4.05, sono nuovamente sulla stessa strada e nello stesso punto dell'altra volta: questa volta i fari sono ben accesi, signora mia. A proposito di signora...cos'è che fa di una femmina una signora? E una signorinella?

Una signora è lei, ne sono certo.
Una signora è una donna in carriera ma di grande spessore morale
Una signora è un'amica, per definizione
Una signora sa cosa vuol dire fare un sacrificio
Una signora è una donna che sotto le lenzuola fa faville

Una signorinella è lei, ne sono certo
Una signorinella è una donna con le idee confuse
Una signorinella si traveste sempre da signora, ma il trucco è imperfetto
Una signorinella è impudica ed esagera sempre
Una signorinella è una donna che sopra le lenzuola fa faville, ma sotto non è un granché
Oggi ho incontrato sia signore che signorinelle, per essere più precisi dovrei allargare il concetto di signorilità anche ai maschietti, ma preferisco credere che la classe sia una questione femminile, indipendentemente dal sesso.

"Tra Giulia e Susy la più femminile è stata Garrison" (Alessandra Celentano)

"Ruini come Clooney....No goldone? No party" (Luciana Littizzetto)

Blasphemo: Sai M., sono tornato single
M.: ...E quando mai non lo sei stato?
[...risate a crepapelle...]
Blasphemo: Sai che ti adoro, M.?

Sto ascoltando: Goldfrapp - A&E

08 gennaio 2008

Anima...le

Il fiume scorre silenzioso, immerso nell'oscurità sembra quasi pece. Un po' ovunque si formano dei mulinelli, ad un tratto mi rendo conto che un pesce è venuto a galla per divorare qualcosa; più in là, dall'altra parte dell'argine, un'anatra rompe il silenzio per un paio di volte, poi tutto torna come prima: alzo lo sguardo e vedo i tetti delle case immersi nella nebbia ma illuminati a giorno da una luce artificiale, i canali dell'acqua sembrano finire a mezz'aria. L'umidità comincia ad entrarmi nelle ossa, questa sera mi sento un po' pesce che viene a galla e un po' anatra che starnazza.
Ecco il lieto (o orribile, a seconda dei punti di vista) fine della serata di oggi: io che mi trasformo in un animale.

01 gennaio 2008

Ore 4.05

Sono in viaggio verso casa, potrebbe essere una notte qualsiasi e invece per molti è soprattutto capodanno.
La superstrada che taglia le campagne bresciane è quasi deserta, io sono solo nella mia auto e dagli altoparlanti esce a tutto volume un pezzo di Battiato.
Che c'entra Battisti con Battiato? 1, 2 e 3....il tempo esatto per "guidare a fari spenti nella notte"....e per ammirare un cielo terso impreziosito da moltissime stelle.
Dal cavalcavia spunta una luce, quei tre secondi mi sono bastati, riaccendo gli anabaglianti e proseguo la mia marcia da autista diligente...ancor più contento.

30 dicembre 2007

Com'é triste Venezia....(?!)

Charles Aznavour non aveva tutti i torti, quasi sempre Venezia m'ha lasciato quel background malinconico un po' fastidioso e senza spiegazioni, ma stavolta il giudizio non è affatto negativo.

Ricordo che da piccolo la visitai coi miei genitori e lasciammo nelle calle oltre al nostro buonumore, soldi, documenti, chiavi di casa e un insignificante marsupio nero: un turista straniero frequentatore di bagni pubblici ringrazierebbe del dono mia madre ancora oggi, se la conoscesse. Ci tornai successivamente un paio di volte in estate, non c'è niente di peggio dell'umidità alle stelle unita al "gradevolissimo profumo" d'acqua stagnante.

Venerdì, l'ennesima gita in laguna: nonostante il freddo cane, il viaggio in treno "sufficientemente" lungo e tutti quei piccioni in Piazza San Marco credo sia stata una giornata veramente gradevole, forse grazie al compagno di viaggio.

Meno triste insomma...ma Venezia lo è poi? Secondo me ho la memoria troppo corta.

27 dicembre 2007

Gesù Bambino

L.: Ciao Blasphemo, ma cosa ti ha portato Gesù Bambino?
B.: Ehm...[...tentativo di connessione con l'età infantile in corso...]...niente...credo non abbia ancora ricevuto la notifica del mio cambio di residenza.
L.: Ah certo, non sa ancora che abiti qui!
B.: Eh...purtroppo no!

In realtà, lo sa, ma non sono stato bravo quest'anno, allora ho rimediato comprandomi la mobile connect card di Vodafone. Adesso sono entrato negli anni 2000. Tié.

A dire il vero Gesù Bambino mi ha già fatto un regalo, ancor prima di Natale.

18 dicembre 2007

Monòpoli o Monopòli?

Mi sto per arrendere. Ho sempre odiato l’idea di arrendermi.
Non sono un visionario, mi rendo conto di essere fin troppo con i piedi per terra, però m’incazzo veramente quando le persone intaccano quei pochi ideali in cui credo (nulla è eterno tranne la Carrà, ad esempio).
Esiste ancora un ambito lavorativo dove non si facciano giochi di potere? Comincio ad avere dei dubbi, la sensazione è che dilaghi la vera essenza del “democristianismo”, ovvero la vigliaccheria. Brutta bestia.

Non me ne vogliano gli elettori dell’UDC.

16 dicembre 2007

Metti una sera a cena (statistica, veggenza o cretineria?)

Venerdì ho partecipato ad una cena alquanto strana.
Non era la solita cena di fine anno tra amici/colleghi/conoscenti/compagni/etc, bensì una reunion familiare in pompa magna, circa settanta persone presenti; l'evento è stato organizzato in grande stile senza che ci fosse un matrimonio da festeggiare, semmai la scomparsa definitiva degli antenati, ma questo è un altro discorso poiché non è usanza italiana ma americana quella di organizzare banchetti per tali occasioni.
Nel pomeriggio aleggiava nella mia mente la seguente domanda: ma su settanta persone, ci sarà qualcun'altro della parrocchia oltre a me?
Evento delizioso, anche se per tutta la serata ho cercato di scansare le tipiche domande insolenti come "ma la fidanzata?", "quando ti sposi?" "e il battesimo?" alle quali rispondevo con un "è a casa, le donne le preferisco serve", "non mi sposo per scelta" e "io sono già battezzato con rito di Santa Romana Chiesa".
Tornando al quesito precedente la risposta è SI. Un cugino di terzo grado (spero di non aver sbagliato i conti), non conosco il suo nome ma credo di averlo già visto da qualche parte. Memorabile il momento in cui il cugino (di primo grado) che sedeva al mio fianco se n'è uscito con la seguente frase in dialetto bergamasco: ""ma chel chellà, l'è Tisiano Ferro?". Traduzione per gli abitanti di S. Severo in prov. di Foggia: "chi è quel giovane seduto là in fondo che ricorda tanto quel cantante odiato fortemente da Blasphemo e che di nome fa Tiziano Ferro?". Me ne sono stato zitto, ma credo avrei detto qualcosa come "sì è Tiziano Ferro" oppure "No, non lo è ma sembra che lo sia. Del resto, anche Tiziano Ferro non lo è ma sembra che lo sia". Fortunatamente non l'ho fatto, sarei dovuto ricorrere ai disegnini.

"Le donne le preferisco serve", ma chi ci crede a questo mio maschilismo ottocentesco?

06 dicembre 2007

Fermo immagine

Una dietro l'altra, le vedo tutte, davanti ai miei occhi: le faccio scorrere lentamente, cercando di dar vita a qualcosa di statico. Parlare di fotografie attraverso le parole non sarà facile, ma ci proverò.

Sono riuscito a trovare del tempo per fare un DVD con tutte le mie fotografie digitali: le prime risalgono al 2001, osservo i capelli che vanno e vengono, gli amici che vanno e vengono, i vestiti che vanno (buttati), i sorrisi che vengono. Ci sono persone che fanno parte del presente, altre rappresentano solo ciò che è stato e inevitabilmente un tuffo nel passato fa riaffiorare i ricordi.

Domenica mia sorella mi ha regalato un quadretto, l'ingrandimento di una foto scattata due anni fa in cui figuriamo io e mio nipote: avevo dimenticato questa immagine, forse perché entrambi abbiamo un'espressione insolita anche se presentabile. Ne avrei preferita un'altra, ho una collezione di bellissime foto con lui, ma "a caval donato non si guarda in bocca".

La sera precedente ho cenato in un agriturismo assieme ai miei colleghi di lavoro, uno di questi ha passato tutto il tempo a scattar fotografie. A fine serata, mentre guidavo verso casa, pensavo che non me ne avevano fatte a sufficienza: dov'è finita quella pudicizia adolescenziale, bastano un paio di bicchieri di Barbera ad alterare gli equilibri?

Settimana scorsa qualcuno mi ha chiesto di ricordargli una foto della mia infanzia: la mia descrizione è stata del tutto esauriente, ma quando domenica ho aperto nuovamente l’album mi sono accorto di aver ricostruito una situazione che non è mai esistita, almeno su di una Polaroid. Espressioni sbagliate, sorrisi inaspettati, sguardi totalmente dimenticati. Ciò che traspare però non è in contrasto col ricordo, si nota molto orgoglio ma con qualcosa in più che si chiama tenerezza.

Ecco quindi le mie foto:
- Un ragazzo di spalle sulla spiaggia di Bibione che fissa un'altro ragazzo
- Un ragazzo sovraesposto che occupa l'intera immagine con un ammasso di capelli (della serie, quale componente dei Jackson 5 ti assomiglia di più?)
- Un ragazzo che abbraccia un'altro ragazzo
- Una signora anziana, affaticata perché in piedi da troppo tempo, ma felice di esserlo
- Un'altra signora anziana poco sorridente
- Un ragazzo che tiene in braccio un bambino che ha il suo stesso taglio di capelli
- Un ragazzo divertito che scherza con un suo collega di lavoro
- Un bambino sorridente in sella alla sua motoretta elettrica che fissa la persona che gli è a fianco

Domenica sera ho incontrato un fotografo: nella sua camera oscura, alla flebile luce che dipinge tutto l'ambiente di rosso, egli ha estratto dalla vaschetta contenente liquido di contrasto una fotografia di una semplicità sconvolgente: è un autoscatto in bianco e nero, si vede un sorriso appena accennato, sicuramente imbarazzato ma tanto luminoso. Ho chiesto che questa immagine mi venisse regalata ed egli ha acconsentito.

Adesso mi resta da capire come archiviare su DVD una foto che non esiste nella realtà ma è solo nella mia mente. Dove metto l'USB?