02 settembre 2009

La pallottola

Avete mai provato a ricoprire una pallottola con delle lacrime? Io ho compiuto questa impresa ardua. Il pianto riscalda la lega di piombo e stagno, la corrode e arriva fino all'anima.

Sabato 25 Luglio e martedì 1 Settembre sono due giorni qualsiasi dell'anno, ma ho notato che sul calendario da ieri compaiono due fori da proiettile, le bruciature sono ben definite ma non debordano nei giorni a ridosso. Non credo affatto indichino un inizio e nemmeno una fine, piuttosto due giornate felici da ricordare.

Un bravo soldato in guerra non può permettersi di risparmiare e sprecare un colpo. E allora ho sparato. BANG. Bersaglio colpito, ben fatto.

Punterei la mia arma anche verso di te amore, ma non disperare: le lacrime sulle munizioni le renderanno innocue. Saranno delle piccole parti di me che moriranno al posto tuo, linfa vitale non appena assorbite dalla tua pelle.

Quelle lacrime non sono state versate invano, niente sarà più come prima, semmai più di prima.

Sto ascoltando: Coldplay - Fix you

13 luglio 2009

Quella sua maglietta fina

Da ieri sera nella mia cassettiera giace una nuova maglietta. Oddio, non è che sia stata una saldo d'occasione, del resto io l'avrei pagata 15€ ma il mio benefattore ha preferito rincorrere l'asta al rialzo pagando un pezzo di stoffa 1500€.

Nessuno ti regala niente per nulla: questa frase continua a rieccheggiare nel vuoto pneumatico della mia testa, non è una mia massima bensì appartiene alla persona più pessimista e nichilista dell'intero globo terrestre; insigne esponente dell' ACI (Associazione Catastrofisti Italiani), mia madre, tuttora vaga per la bassa pianura bergamasca lamentando la fine di ogni cosa, tranne il Big Bang conclusivo. Ancora oggi, alla veneranda età di 27 anni i regali di ogni genere m'indispongono: mi fanno sentire a disagio, il senso di disparità mi pone in totale svantaggio.

Forse di regali ne ho ricevuti fin troppi e ne ho fatti troppo pochi, la mia quota di reciprocità va aumentata. Oppure semplicemente messa alla prova.

Quando invece il regalo invece va chiesto, non si chiama più regalo: è un debito. Il tuo strozzino, a sua volta strozzato, viene a riscuotere il compenso nella tua nuovissima e meravigliosa galera, ammirando i numerosi confort e l'impianto d'allarme staccato (anche se non ho mai capito perché ci debba andare lo strozzato in galera e non lo strozzino benché strozzato).

Quei giradischi disegnati sulla maglietta fanno suonare una musica assai dolce, fatta di note sincere e ben più armoniche con il tuo timbro vocale. Allora speri che un giorno arrivi la corrente gratis sotto i ponti, che tu possa appoggiare la puntina su quell'unico disco che possiedi e ascoltare la tua musica, alzando la cerniera del SUO caldo giubbetto da 15000€, visto che fa molto freddo d'inverno là sotto.

Grazie, amore.

04 giugno 2009

In gattabuia (autobiografico)

Vi voglio raccontare alcuni dei film che ho visto di recente, tra le mura di casa e i cinema.

Primo film
Non c'è niente di più statico di una reclusione, i pensieri rimbalzano come palline da flipper impazzite su quelle mura sudice. Dai televisori Mivar escono immagini sbiadite, le lenzuola sono usate tanto quanto quei calendari appesi. La mezz'ora d'aria invece fa respirare, l'unica consolazione è un progetto a cui nessuno teneva, una religione quasi dimenticata. L'indulto della sofferenza separa i destini, unisce le speranze che svaniscono però oltrepassando quel cancello. Vien quasi da rimpiangere la galera, battere le mani a tempo e volteggiare immersi nel proprio sogno irrealizzabile, in quella fede trasformata in una virtù calpestata.

Secondo film
Che cos'è la redenzione? Ancora me lo chiedo, faccio confusione tra coscienza sporca e senso del dovere. La coscienza di averla fatta grossa, abbandonando qualcuno (e qualcosa) nella tempesta, dove la troppa rabbia soverchia la ragione. Poi si crede che con un tuffo in acqua tutto il rumore che sta dentro e fuori si attutisca, ma purtroppo viene sempre il momento in cui devi mettere fuori la testa: soprattutto dopo 50 vasche. Poi arriva un tale che ti spinge fuori anzitempo, ti apre quegli occhi infastiditi dal cloro e dalle troppe lacrime: ricominci a credere, anche se tutto finisce in un doppio battimani della persona in cui riponevi le tue speranze. La guerra è finita, avrebbe cantato Francesco.

Terzo film
Spesso mi domando quanto possa convenire agendo in un tal modo, a quale prezzo sottoporre la mia anima? Quanto costa la libertà di poter leggere di un episodio felice o triste, venire a conoscenza di una realtà altrimenti nascosta? E la libertà di un quindicenne quanto vale?Sicuramente non c'è niente di più caro di poter comprendere, anche ciò che ci viene raccontato come un grande beneficio. Un giovane ha il pieno diritto di non soffrire una pena altrui.

Quarto film
Fin da piccolo ho sempre pensato di essere pazzo, almeno un pochino. Beh non vagavo nudo per i corridoi pubblici, non dicevo parolacce a sproposito, non pensavo affatto di essere il figlio del Duce. Una cosa è certa però: avevo fin dal principio la convinzione di sapere amare. Avrei donato tutti i miei soldi, avrei rincorso il mio amore, avrei sopportato le torture più atroci perché nessuno sarebbe stato capace di rubarmi la mia verità.

Se qualcuno mi trova una realtà più profonda della galera, me la suggerisca.

Sto ascoltando:
Marlene Kuntz - Canzone in prigione

26 maggio 2009

Las prímulas

Spero che nessuno si lamenti di queste ridicole verità.

Le primule sono dei fiori che, contrariamente a quanto si pensi, fioriscono solo a maggio. Dai petali si sprigionano profumi inebrianti, i colori sgargianti fanno impallidire ciò che sta loro attorno.
Ho colto una primula cresciuta in una piazza assolata, sotto l'insegna luminosa di una marca di birra. Più in là, due amanti passeggiano tra clochard menomati e figuranti vestiti da ape: ho pensato di rincorrerli e di regalare loro questa primula; l'hanno accettata con grande entusiasmo, so che ne hanno fatto una gigantografia da mettere sopra il loro talamo d'amore, a Madrid.


Molto intelligenti, quei due.

I fiori appassiscono ahinoi, sono quanto di più delicato possa esistere a questo mondo, dopo la tristezza. Loro hanno congelato l'inesorabile sorte di quella primula, rendendola immortale. Per sempre.

L'infuso per uso topico dei fiori serve per impacchi antinevralgici.

11 maggio 2009

Gli untori

La peste è già tra noi: c'è chi l'ha scambiata per Herpes Simplex, ma non ha ancora capito che lo Zovirax è come vaselina.

L'altro giorno ho visto in TV dei maiali che correvano verso l'ospedale, si stendevano su lettini e si assetavano tra i cocci delle flebo cadute per terra. Nel reparto di Medicina c'ero io a curare dei simili deliranti, coadiuvato da prosperose veline. Asciugavo il sudore con delle bandiere, e per questo sono stato cacciato dalle scrofe diventate dirigenti: mi credevano un'untore. Sono convinto che la MIA verità sia la più importante, non andrò di casa in casa a sporcare gli ingressi.

Il giorno in cui mi costringeranno ad andare in prigione per tutti i crimini che ho commesso nella Guerra dei Trent'anni, ostenterò i miei stracci sporchi, le mie cenciose bandiere. SEMINARE TERRORE è la parola d'ordine.


Il mattino ha l'oro in bocca per me e la cacca in bocca per la gente sciocca che s'annusa, s'accusa, s'arrocca, timorosa d'esser presa pure in chiesa, stanata e lapidata vittima di illegittima difesa. (Dagli all'untore - CapaRezza - Verità Supposte)

01 aprile 2009

Otto (la magnificenza e il paradosso)

E' come se, per qualche secondo, il senso rotatorio della terra fosse contrario.

Non riuscirò mai a dare una motivazione del mio comportamento di sabato sera, in mezzo a "tutta quella bella gente". Bel tempo. Brutto tempo. Bel tempo. Ero l'equilibrista che dal filo non riesce a cadere. Chiedo umilmente perdono, caro ragazzo garbato.

Pretendo che Bugo mi spieghi una volta per tutte se la crisi c'è oppure no, sono arcistufo di sentir parlare al giornale radio di imprenditori rapiti e località balneari già al completo.

Crescere prima del tempo non è un beneficio: chissà perché quei due si ostinano ad affermare le proprie convinzioni, quando la ragione non ha ragion d'essere.

Ascoltare un album inedito maturato negli anni '80 nel 2009 può funzionare, sempre che la psichedelia arrivi laddove l'universo è perfetto e si stringe tracciando un otto rovesciato.

Quel bambino impalato fuori dal bar mi guarda attraverso il buco della caramella, chissà cosa sta "vedendo".

Non v'è mai capitato di restare chiusi in un bagno piccolissimo? A me sì, poi solitamente due donne arrivarono in soccorso e la porta s'apre magicamente dall'esterno. L'ansiogena visione dall'interno fuoriesce attraverso il battiscopa.

Un tabagista settantenne s'accende la sigaretta guardando la locandina di "Diverso da chi?" appesa alla vetrina di un panificio, chissà cosa sta "vedendo".

E l'automobile procede a marcia indietro, senza un guidatore.
Sto ascoltando: Depeche Mode - Wrong

23 febbraio 2009

Phoebe e il gatto rognoso

...E il bello è riscoprirsi vivi.

Qualche minuto fa (o forse era qualche mezz'ora fa), sdraiato, mi lasciavo trasportare lentamente da un lembo di terra in movimento, poco più in giù il cadavere di un grassoccio felino.
Quel gatto lo conosco bene: non era così antipatico come quello del mio cortile, vagava per quelle case troppo vicine alle cave di cemento. Non ho mai capito cosa cercasse laggiù, è risaputo che i gatti non amano la vicinanza dell'acqua.

Non amava gli uomini.
Non amava i propri simili.

Ho accarezzato il suo pelo folto e insanguinato, m'è parso di avvertire ancora un leggero calore. Forse non era per niente caldo, quasi sicuramente era morto da diverse ore ed era solo la mia mano ad essere tiepida.

Mors tua vita mea: quel che è certo è che nessuno dei due ha vinto, è solo che uno dei due ha trovato un rimedio fin troppo semplice per ripulire la propria pelliccia.

24 dicembre 2008

Caro Baffo Natale

Caro Baffo Natale,

anzitutto tengo a precisare che non ho assolutamente sbagliato il tuo nome...e non è nemmeno una mia invenzione.

Come puoi ben vedere quest'anno ho avuto il pensiero carino di inviarti un biglietto d'auguri colorato e per niente banale, non una noiosissima lettera bianca con l'elenco dei regali richiesti. Per quest'anno chiedo pace (perché quella la chiedono tutti, Aung San Suu Kyie, Zichichi e Rubicondi compresi), fortuna e il libro "Come utilizzare Tagliò" di Veronika per il buon Zeroshin: sai è in crisi, non sa come utilizzare un tagliapizza.

A me non serve niente. Giuro, niente...anzi GNENTE! A me hanno regalato la mia parte migliore, la cosa ridicola è che nemmeno sapevo che esistesse fino a cinque mesi fa: a lei ho fatto un regalo, una chitarra, spero tanto le sia piaciuta. Il mio desiderio è che possa tenere lo strumento sulle sue gambe, così come io ho tenuto lei questo pomeriggio (rischiando per giunta una cancrena).

Quando più tardi passi di qui e noti un vecchio cortile simile a Woodstock e ad un presepe contemporaneamente, tira dritto ma butta un sorriso quaggiù, al secondo piano: cercherò di farcelo stare sotto l'albero.

Con i migliori auguri
Blasphizio (anche questo non è un errore casuale)

P.S. Ah già, se ti avanzano un paio di baffi...

15 dicembre 2008

La sparachiodi

Sono sempre stato il profeta di "una cosa per volta", vagavo per la pianura padana predicando pace e sequenzialità eterna: poi però mi accorsi che era un'impresa impossibile. Se pianti un chiodo, tanto per fare un'esempio, stai pensando a coordinare il tuo braccio mentre lo sguardo è già fisso, ancor prima che lo sia quel sottile e appuntito pezzo di ferro; la prima volta che lo fai nella tua vita, pensi alla borsa del ghiaccio e a quanto sei stato scemo a nasconderla così bene.

Un particolare tipo di chiodo in uso nel secolo scorso, era usato per fissare i piccoli specchi in vetro, alla propria cornice in legno; erano privi di testa e schiacciati ad entrambe le estremità. (Wikipedia)

Regalai tutti i miei chiodi ad un terrorista palestinese, li piantò uno ad uno nel muro che lo separa da Israele. Mi rimase la pinza, quella con i manici bianchi e rossi, la usai per togliere i petali alle margherite. M'ama, non m'ama. M'ama!

Il giorno dopo mi svegliai su un tavolo operatorio, con tutti quegli affari adesivi appiccicati sulla fronte, forse servivano a trasferire le mie emozioni: dal vetro vidi mia sorella, nessun'altro le stava vicino.

E poi c'è l'arte del sesso, farlo è come ficcare un chiodo di cinque centimetri in un'asse di legno con soli tre colpi: ci vuole concentrazione, destrezza e sicurezza per fare un buon lavoro.

Tra i compagni della stanza 234 c'è il finto ufficiale sanitario che telefona alle quattordicenni interrogandole sulle condizioni delle loro vagine. C'è la ragazza pompon che si fa fare la lavanda gastrica e le trovano dentro quasi mezzo litro di sperma. Si chiama LouAnn. Il ragazzo che al cinema infila il cazzo nel buco ritagliato sul fondo di un secchio da popcorn, ecco, lui per gli amici è Steve, e stasera il suo bel culone è strizzato in una sedia di plastica da bambini davanti a un tavolo macchiato di colori a tempera nell'aula di catechismo. Tutte queste persone che per voi sono solo una barzelletta. Bravi, ridete. Ridete finché non vi scoppia il culo. (Soffocare di Chuck Palahniuk)

La sparachiodi è uno strumento molto utile, ma altrettanto pericoloso: in America, molte persone si sono travestite da Frankenstein scivolando per le scale con in mano quell'aggeggio carico. Io no, ho sempre preferito usare il martello, l'energia deve trasferirsi dal mio braccio alla superficie trafitta, foss'anche il mio cervello.

Quei tuoi chiodi però sono così dolci da sentire nelle mie tempie, usa quanto vuoi quella sparachiodi. Tieniti lontano però dai miei gioielli di famiglia con quell'utensile!

25 novembre 2008

Non lo so fare, ma ci provo (Yes, we can)

Sarebbe come se ad un tratto ieri sera, nel bel mezzo del concerto dei Subsonica a Milano, io prendessi la chitarra di Max Casacci e cominciassi a intonare gli accordi di "nei nostri luoghi". Un disastro.
Eppure qualcosa di significativo ieri sera l'avrò fatto: ho spinto qualcuno lontano in mezzo a quella gente schiacciata da otto ohm, delirio e passione. Ho premuto contro di me delle ali, già perché gli angeli sono pure in terra. Ho scordato di non avere un cane a casa che mi stesse aspettando, dimenticando l'onere di riempire una ciotola. Mi sono lamentato delle mie felpe con la zip, sempre troppo poche e mai soddisfacenti.
Prima di saltare in auto però ho pensato di scrivere questa cosa

حب

Potrei aver scritto una bestemmia su Maometto, attirandomi le ire di milioni di islamici. Oppure avrei scritto semplicemente il nome di una città come

Crescenzago

Ma che importa: non è nemmeno una città, tzé. Oppure potrei aver scritto

Boosta sei figo

Oppure

Pile stilo AA

(Nota supermercato: comprare delle pile stilo)

Nemmeno quei poveretti che non hanno installato i caratteri arabi potranno darmi una risposta, al posto di quella scritta (in)decifrabile compariranno tanti bei quadretti.
E' la prima volta che mi cimento nell'arabo, sarà anche l'ultima. Mai più, TE LO ASSICURO.

16 novembre 2008

Un bel tacer...

Nessun rumore blasfemo può zittire il silenzio. Il silenzio cammina per il mondo con indosso una corona e un mantello rosso, è eterno; un rumore blasfemo può essere solo importante per accompagnare foneticamente delle parole, magari piccole piccole e senza pretese.

Quando il rumore smette di circolare ecco il silenzio, restano intrappolate dentro di esso le stesse parole diventate pensieri, si muovono vorticosamente: già perché un silenzio senza pensieri non ha significato, è come un re senza il proprio regno.

Lasci scivolare la tua mano sulla sua pelle, è come calpestare l'erba più verde che esista, è come sedersi a guardare l'orizzonte, lassù. IN SILENZIO.

02 novembre 2008

Twentysomething (singing with my Jamie Cullum)

Celebrare il proprio compleanno il giorno successivo sarà un po' fuori luogo, ma ormai ci sono abituato: per colpa delle festività ricevo auguri sia il 31 che il 2, quindi non faccio alcun danno a scrivere quattro righe in merito oggi.

Ventiqualcosa, dove quel qualcosa è una cifra a caso tra sei e otto: mi sento un'equilibrista, con la mia barra danzo sul filo dei miei anni esattamente a metà della seconda tranche, laggiù la fatidica pedana dei trenta. Ventiqualcosa perché per troppi anni l'unità non ha mai fatto molta differenza (ahimé), sia nella seconda decina che nell'attuale; qualcosa però è cambiato, forse perché le mie cellule stanno per entrare nella fase degenerativa, forse perché lo sono già e ora sono arrivate ad un punto di non ritorno.

Impazzito.

Quando ti commuovi davanti ad un semplice sms di una tua cara amica, quando guidando verso casa assordato da Viva la Vida vedi scorrere davanti a te in un decimo di secondo sedici anni controversi, ad un tratto dietro una curva spunta qualcosa, la tua casa.

Venerdì, da ventiqualcosa meno 1, orchi e streghe di Halloween erano lontani mentre vicino a me avevo QUASI tutto; ad un tratto fa giorno, e tra pasticcini e nipoti furbi qualcuno s'impegna a spingere il tasto REWIND sul mio registratore personale, io premo con forza STOP e mando avanti il tutto; mi ritrovo a lume di candela, sdraiato sul pavimento di casa mia, guardando sopra di me la stella più luminosa, nella notte del 2 meno fosca che abbia mai visto.

E ora sono qui, da ventiqualcosa, non m'importa più nulla di ciò che era e non doveva essere, ripongo la mia attenzione solo su ciò che ora è.

18 ottobre 2008

Dig out your soul

Faccio spesso confusione tra sogni e segreti. Non riesco più a distinguere gli uni dagli altri. Una buona dose di autodeterminazione, tracendere dalle parole (pesanti come macigni, molta gente le butta dal cavalcavia) e formulare il tutto nella mia testolina.

Ci sono segreti orribili, c'è un Pacman che raccoglie punti dentro a una scatola. Chissà quando qualcuno mi mostrerà la scritta "I win", la sogno.

Ci sono segreti ridicoli, pensi ad una Barbie completamente smontata e ad un bambino che sadicamente le torturava, e sogni la possibilità di rivederlo nuovamente.

Ci sono segreti dolci, come regalare un colore diverso a queste pagine web, un secchio di vernice brillante lanciato da Mauro in preda ad un raptus. Sogno la follia.

Oggi un segreto non sarà più tale, si trasformerà (non so in cosa però). E non sto sognando.

13 ottobre 2008

Ti invito a nozze

Mentre toglievo un po' di schifezze lasciate dai muratori il giorno prima davanti alla mia porta, mi sentii chiamare dalla mia vicina di casa:

V: Hai sentito cosa ha detto tua zia? (poco prima, le due discorrevano di faccende domestiche, ndr.)
B: No, non ho sentito!
V: Tua zia stava dicendo che la donna che ti sposa è veramente fortunata! Fai tutto in casa!
B: Eh...fortunata sì!
V: Ci sono pochi ragazzi come te che vivono da soli e si arrangiano a fare tutto!
B: Beh, ma basta aver necessità di fare le cose e s'impara a fare tutto.
V: Mio nipote A. è come te, lui fa tutto in casa.
B: E' sposato? (lo ammetto...domanda maliziosa,ndr.)
V: No, però ha una figlia. Impara l'arte e mettila da parte!
B: Eh sì!

Ora come ora, mi basterebbe essere il migliore tra i peggiori casalinghi sulla terra...al diavolo le faccende di casa! Mi sposi? Si si, proprio tu!

Sto leggendo: Bugo - Casalingo

06 ottobre 2008

Se telefonando

Ieri ho fatto la telefonata più lunga della mia vita.
Ieri la cornetta m'era amica.
Ieri credo di essermi sentito più utile di quanto lo possa essere una ruota per un'automobile.
Ieri mi sono immaginato nei panni di un'altro, e in quei panni ci stavo bene!
Ieri ho voluto bene a qualcuno, oltreché al telefono.

Vodafone: il numero da lei chiamato potrebbe essere spento, ma raggiungibile.

28 settembre 2008

Being Alfredo

E' tutta colpa di quel CD, non dovevo rimetterlo nello stereo. 23 Dicembre 1983, avevo poco più di due anni, una voce esile fa discorsi sensati in compagnia della sorella e intona canzoni dell'epoca. Gli occhi lucidi. Il pianto rotto in gola, un deciso riverbero un po' più in giù.

Questa settimana Francesco ha intonato una ninna-nanna dentro la mia auto, nonostante fossero le 7.37, nonostante il traffico che scorre lentamente e con molta indifferenza. Gli occhi lucidi.

Ieri sera l'abbraccio della Norina e il sorriso della Lorenza mi scuotono. Gli occhi lucidi.

Più tardi, alzo il telefono che squilla, dall'improbabile altoparlante del cellulare escono suoni festanti, grida di gioia; nell'Arena della musica qualcuno storpia le parole di una canzone con un nome di battesimo, forse Alfredo. Anzi no. Gli occhi lucidi.

13 Giugno 1981, 1 Novembre 1981, 23 Dicembre 1983, 27 Ottobre 2008. Gli occhi lucidi, sana commozione.

Laggiù qualcuno vive, Alfredo vive!

18 settembre 2008

La guerra è finita (almeno per me, per noi e per lei)

Lunedì sera a quest'ora stavo attendendo l'arrivo on stage dei Baustelle a Milano, per l'ultima data del loro tour. Anche per loro la guerra è finita.
Già...ma è finita poi? Mentre attorno a me c'era tanta gente festante che intonava i curiosi stornelli di Francesco&Co., qualcuno stropicciava le strofe sostituendo "me" con "noi": una splendente gelosia brillava dai suoi occhi, una grande gioia per tutte quelle persone care che lo circondavano.
E io saltavo per vedere aldilà della mia trincea, quella della mia guerra infinita. Sul ponte sventola bandiera bianca, disse un siciliano.
La guerra sarà pure finita, ma io certamente non ho sedici anni e non conosco nazisti.
La guerra è finita
Per sempre è finita
Almeno per me
Almeno per noi...
...almeno per lei, aggiungo io. Lei sì che ha deposto le armi, proprio oggi: ricordo i suoi radi capelli corvini, il suo tono di voce pacato e sereno, le sue mani fredde torturate dall'acqua gelida. Chissà perché lei e le sue sorelle mi ricordavano il libro "piccole donne", fin da piccolo.
Comunque sì, credo di non avere più ragione di alzare gli scudi, già da un'anno ormai.

11 settembre 2008

Tra Guido Caroselli e me

Odio l'autunno...e pensare che fino a qualche anno fa era la mia stagione preferita: per le temperature, i colori, il ritorno alla routine (certe volte le vacanze stancano ancor di più del lavoro). Ora non la penso più così: non si può chiedere al Padre Eterno una deroga? Lasciare quei giubbetti dentro gli armadi, riempire di naftalina quel grosso maglione di lana, indumenti inutili almeno per qualche mese.
E invece no.
Questo fine settimana, l'intera penisola sarà investita da correnti atlantiche e il brutto tempo farà capolino, appresso si porterà anche temperature basse.
Io invece no.
Ho ancora voglia di abbronzare i miei pensieri, di rinfrescare le mie sensazioni con dei bagni nel mare delle emozioni altrui. Dimenticavo: ho tanta sete. Questo weekend aprirò il mio ombrello, mi servirà per ripararmi dai temporali, sentirò le gocce fermarsi poco sopra la mia testa e il mio sorriso.
Forse vale la regola dell'osmosi: dalla mia membrana uscirà così tanto calore da far asciugare tutt'intorno.

29 agosto 2008

Switch on

Uh ma quanto tempo è passato? Tantissimo.

Faccio parte del partito che vuole affossare il calendario gregoriano e sostituirlo con uno più sensato, quello vacanziero: eh sì, per me l'anno nuovo comincia subito dopo le ferie, corrisponde pressapoco con il ritorno sui banchi di scuola o alle scrivanie negli uffici.

Il 2008 s'è chiuso con i botti, e Capodanno l'ho passato tra Milano e Marina di Massa. Il mare quest'anno m'ha giocato un brutto scherzo, sembrava quasi che non mi volesse, ogni giorno era in burrasca; la Toscana mi ha offerto in compenso tanto divertimento e un po' di relax.
Per la prima volta però avevo un gran desiderio di tornare, in realtà non nella mia casa reale, ma in quella immaginaria, abbandonata a sé stessa disordinata e sporca, con molte faccende più o meno piacevoli da sbrigare. E i sogni poi, quelli non ci stavano in valigia!

Così...eccomi qui. Adesso la casa sembra pulita, in ordine. Oddio il metodo IKEA non fa miracoli, ma ci si adatta.

Ebbene, buon 2009 a tutti.

Un particolare ringraziamento a Piero Pelù che mercoledì ha animato la mia serata, la prima del 2009!

04 agosto 2008

E adesso?

Provate ad immaginare che oggi sia il pomeriggio del 1 gennaio: le strade sono addormentate, c'è sporcizia ovunque perché i resti dei botti sono tutti per terra, lo sfortunato operatore ecologico sta cercando di rendere il tutto un po' più...civile.
Io non sono l'operatore ecologico, bensì quello che sta dormendo perché ha fatto le ore grosse: non ho voglia di farmi carico della spazzatura in cortile, almeno per ora. Perché farlo? Magari domani, oggi sono stanco. Continuo a dormire.
Ma che farò al risveglio?
Difficile da prevedere. Proverò a sognarlo intanto.