23 febbraio 2009

Phoebe e il gatto rognoso

...E il bello è riscoprirsi vivi.

Qualche minuto fa (o forse era qualche mezz'ora fa), sdraiato, mi lasciavo trasportare lentamente da un lembo di terra in movimento, poco più in giù il cadavere di un grassoccio felino.
Quel gatto lo conosco bene: non era così antipatico come quello del mio cortile, vagava per quelle case troppo vicine alle cave di cemento. Non ho mai capito cosa cercasse laggiù, è risaputo che i gatti non amano la vicinanza dell'acqua.

Non amava gli uomini.
Non amava i propri simili.

Ho accarezzato il suo pelo folto e insanguinato, m'è parso di avvertire ancora un leggero calore. Forse non era per niente caldo, quasi sicuramente era morto da diverse ore ed era solo la mia mano ad essere tiepida.

Mors tua vita mea: quel che è certo è che nessuno dei due ha vinto, è solo che uno dei due ha trovato un rimedio fin troppo semplice per ripulire la propria pelliccia.

24 dicembre 2008

Caro Baffo Natale

Caro Baffo Natale,

anzitutto tengo a precisare che non ho assolutamente sbagliato il tuo nome...e non è nemmeno una mia invenzione.

Come puoi ben vedere quest'anno ho avuto il pensiero carino di inviarti un biglietto d'auguri colorato e per niente banale, non una noiosissima lettera bianca con l'elenco dei regali richiesti. Per quest'anno chiedo pace (perché quella la chiedono tutti, Aung San Suu Kyie, Zichichi e Rubicondi compresi), fortuna e il libro "Come utilizzare Tagliò" di Veronika per il buon Zeroshin: sai è in crisi, non sa come utilizzare un tagliapizza.

A me non serve niente. Giuro, niente...anzi GNENTE! A me hanno regalato la mia parte migliore, la cosa ridicola è che nemmeno sapevo che esistesse fino a cinque mesi fa: a lei ho fatto un regalo, una chitarra, spero tanto le sia piaciuta. Il mio desiderio è che possa tenere lo strumento sulle sue gambe, così come io ho tenuto lei questo pomeriggio (rischiando per giunta una cancrena).

Quando più tardi passi di qui e noti un vecchio cortile simile a Woodstock e ad un presepe contemporaneamente, tira dritto ma butta un sorriso quaggiù, al secondo piano: cercherò di farcelo stare sotto l'albero.

Con i migliori auguri
Blasphizio (anche questo non è un errore casuale)

P.S. Ah già, se ti avanzano un paio di baffi...

15 dicembre 2008

La sparachiodi

Sono sempre stato il profeta di "una cosa per volta", vagavo per la pianura padana predicando pace e sequenzialità eterna: poi però mi accorsi che era un'impresa impossibile. Se pianti un chiodo, tanto per fare un'esempio, stai pensando a coordinare il tuo braccio mentre lo sguardo è già fisso, ancor prima che lo sia quel sottile e appuntito pezzo di ferro; la prima volta che lo fai nella tua vita, pensi alla borsa del ghiaccio e a quanto sei stato scemo a nasconderla così bene.

Un particolare tipo di chiodo in uso nel secolo scorso, era usato per fissare i piccoli specchi in vetro, alla propria cornice in legno; erano privi di testa e schiacciati ad entrambe le estremità. (Wikipedia)

Regalai tutti i miei chiodi ad un terrorista palestinese, li piantò uno ad uno nel muro che lo separa da Israele. Mi rimase la pinza, quella con i manici bianchi e rossi, la usai per togliere i petali alle margherite. M'ama, non m'ama. M'ama!

Il giorno dopo mi svegliai su un tavolo operatorio, con tutti quegli affari adesivi appiccicati sulla fronte, forse servivano a trasferire le mie emozioni: dal vetro vidi mia sorella, nessun'altro le stava vicino.

E poi c'è l'arte del sesso, farlo è come ficcare un chiodo di cinque centimetri in un'asse di legno con soli tre colpi: ci vuole concentrazione, destrezza e sicurezza per fare un buon lavoro.

Tra i compagni della stanza 234 c'è il finto ufficiale sanitario che telefona alle quattordicenni interrogandole sulle condizioni delle loro vagine. C'è la ragazza pompon che si fa fare la lavanda gastrica e le trovano dentro quasi mezzo litro di sperma. Si chiama LouAnn. Il ragazzo che al cinema infila il cazzo nel buco ritagliato sul fondo di un secchio da popcorn, ecco, lui per gli amici è Steve, e stasera il suo bel culone è strizzato in una sedia di plastica da bambini davanti a un tavolo macchiato di colori a tempera nell'aula di catechismo. Tutte queste persone che per voi sono solo una barzelletta. Bravi, ridete. Ridete finché non vi scoppia il culo. (Soffocare di Chuck Palahniuk)

La sparachiodi è uno strumento molto utile, ma altrettanto pericoloso: in America, molte persone si sono travestite da Frankenstein scivolando per le scale con in mano quell'aggeggio carico. Io no, ho sempre preferito usare il martello, l'energia deve trasferirsi dal mio braccio alla superficie trafitta, foss'anche il mio cervello.

Quei tuoi chiodi però sono così dolci da sentire nelle mie tempie, usa quanto vuoi quella sparachiodi. Tieniti lontano però dai miei gioielli di famiglia con quell'utensile!

25 novembre 2008

Non lo so fare, ma ci provo (Yes, we can)

Sarebbe come se ad un tratto ieri sera, nel bel mezzo del concerto dei Subsonica a Milano, io prendessi la chitarra di Max Casacci e cominciassi a intonare gli accordi di "nei nostri luoghi". Un disastro.
Eppure qualcosa di significativo ieri sera l'avrò fatto: ho spinto qualcuno lontano in mezzo a quella gente schiacciata da otto ohm, delirio e passione. Ho premuto contro di me delle ali, già perché gli angeli sono pure in terra. Ho scordato di non avere un cane a casa che mi stesse aspettando, dimenticando l'onere di riempire una ciotola. Mi sono lamentato delle mie felpe con la zip, sempre troppo poche e mai soddisfacenti.
Prima di saltare in auto però ho pensato di scrivere questa cosa

حب

Potrei aver scritto una bestemmia su Maometto, attirandomi le ire di milioni di islamici. Oppure avrei scritto semplicemente il nome di una città come

Crescenzago

Ma che importa: non è nemmeno una città, tzé. Oppure potrei aver scritto

Boosta sei figo

Oppure

Pile stilo AA

(Nota supermercato: comprare delle pile stilo)

Nemmeno quei poveretti che non hanno installato i caratteri arabi potranno darmi una risposta, al posto di quella scritta (in)decifrabile compariranno tanti bei quadretti.
E' la prima volta che mi cimento nell'arabo, sarà anche l'ultima. Mai più, TE LO ASSICURO.

16 novembre 2008

Un bel tacer...

Nessun rumore blasfemo può zittire il silenzio. Il silenzio cammina per il mondo con indosso una corona e un mantello rosso, è eterno; un rumore blasfemo può essere solo importante per accompagnare foneticamente delle parole, magari piccole piccole e senza pretese.

Quando il rumore smette di circolare ecco il silenzio, restano intrappolate dentro di esso le stesse parole diventate pensieri, si muovono vorticosamente: già perché un silenzio senza pensieri non ha significato, è come un re senza il proprio regno.

Lasci scivolare la tua mano sulla sua pelle, è come calpestare l'erba più verde che esista, è come sedersi a guardare l'orizzonte, lassù. IN SILENZIO.

02 novembre 2008

Twentysomething (singing with my Jamie Cullum)

Celebrare il proprio compleanno il giorno successivo sarà un po' fuori luogo, ma ormai ci sono abituato: per colpa delle festività ricevo auguri sia il 31 che il 2, quindi non faccio alcun danno a scrivere quattro righe in merito oggi.

Ventiqualcosa, dove quel qualcosa è una cifra a caso tra sei e otto: mi sento un'equilibrista, con la mia barra danzo sul filo dei miei anni esattamente a metà della seconda tranche, laggiù la fatidica pedana dei trenta. Ventiqualcosa perché per troppi anni l'unità non ha mai fatto molta differenza (ahimé), sia nella seconda decina che nell'attuale; qualcosa però è cambiato, forse perché le mie cellule stanno per entrare nella fase degenerativa, forse perché lo sono già e ora sono arrivate ad un punto di non ritorno.

Impazzito.

Quando ti commuovi davanti ad un semplice sms di una tua cara amica, quando guidando verso casa assordato da Viva la Vida vedi scorrere davanti a te in un decimo di secondo sedici anni controversi, ad un tratto dietro una curva spunta qualcosa, la tua casa.

Venerdì, da ventiqualcosa meno 1, orchi e streghe di Halloween erano lontani mentre vicino a me avevo QUASI tutto; ad un tratto fa giorno, e tra pasticcini e nipoti furbi qualcuno s'impegna a spingere il tasto REWIND sul mio registratore personale, io premo con forza STOP e mando avanti il tutto; mi ritrovo a lume di candela, sdraiato sul pavimento di casa mia, guardando sopra di me la stella più luminosa, nella notte del 2 meno fosca che abbia mai visto.

E ora sono qui, da ventiqualcosa, non m'importa più nulla di ciò che era e non doveva essere, ripongo la mia attenzione solo su ciò che ora è.

18 ottobre 2008

Dig out your soul

Faccio spesso confusione tra sogni e segreti. Non riesco più a distinguere gli uni dagli altri. Una buona dose di autodeterminazione, tracendere dalle parole (pesanti come macigni, molta gente le butta dal cavalcavia) e formulare il tutto nella mia testolina.

Ci sono segreti orribili, c'è un Pacman che raccoglie punti dentro a una scatola. Chissà quando qualcuno mi mostrerà la scritta "I win", la sogno.

Ci sono segreti ridicoli, pensi ad una Barbie completamente smontata e ad un bambino che sadicamente le torturava, e sogni la possibilità di rivederlo nuovamente.

Ci sono segreti dolci, come regalare un colore diverso a queste pagine web, un secchio di vernice brillante lanciato da Mauro in preda ad un raptus. Sogno la follia.

Oggi un segreto non sarà più tale, si trasformerà (non so in cosa però). E non sto sognando.

13 ottobre 2008

Ti invito a nozze

Mentre toglievo un po' di schifezze lasciate dai muratori il giorno prima davanti alla mia porta, mi sentii chiamare dalla mia vicina di casa:

V: Hai sentito cosa ha detto tua zia? (poco prima, le due discorrevano di faccende domestiche, ndr.)
B: No, non ho sentito!
V: Tua zia stava dicendo che la donna che ti sposa è veramente fortunata! Fai tutto in casa!
B: Eh...fortunata sì!
V: Ci sono pochi ragazzi come te che vivono da soli e si arrangiano a fare tutto!
B: Beh, ma basta aver necessità di fare le cose e s'impara a fare tutto.
V: Mio nipote A. è come te, lui fa tutto in casa.
B: E' sposato? (lo ammetto...domanda maliziosa,ndr.)
V: No, però ha una figlia. Impara l'arte e mettila da parte!
B: Eh sì!

Ora come ora, mi basterebbe essere il migliore tra i peggiori casalinghi sulla terra...al diavolo le faccende di casa! Mi sposi? Si si, proprio tu!

Sto leggendo: Bugo - Casalingo

06 ottobre 2008

Se telefonando

Ieri ho fatto la telefonata più lunga della mia vita.
Ieri la cornetta m'era amica.
Ieri credo di essermi sentito più utile di quanto lo possa essere una ruota per un'automobile.
Ieri mi sono immaginato nei panni di un'altro, e in quei panni ci stavo bene!
Ieri ho voluto bene a qualcuno, oltreché al telefono.

Vodafone: il numero da lei chiamato potrebbe essere spento, ma raggiungibile.

28 settembre 2008

Being Alfredo

E' tutta colpa di quel CD, non dovevo rimetterlo nello stereo. 23 Dicembre 1983, avevo poco più di due anni, una voce esile fa discorsi sensati in compagnia della sorella e intona canzoni dell'epoca. Gli occhi lucidi. Il pianto rotto in gola, un deciso riverbero un po' più in giù.

Questa settimana Francesco ha intonato una ninna-nanna dentro la mia auto, nonostante fossero le 7.37, nonostante il traffico che scorre lentamente e con molta indifferenza. Gli occhi lucidi.

Ieri sera l'abbraccio della Norina e il sorriso della Lorenza mi scuotono. Gli occhi lucidi.

Più tardi, alzo il telefono che squilla, dall'improbabile altoparlante del cellulare escono suoni festanti, grida di gioia; nell'Arena della musica qualcuno storpia le parole di una canzone con un nome di battesimo, forse Alfredo. Anzi no. Gli occhi lucidi.

13 Giugno 1981, 1 Novembre 1981, 23 Dicembre 1983, 27 Ottobre 2008. Gli occhi lucidi, sana commozione.

Laggiù qualcuno vive, Alfredo vive!

18 settembre 2008

La guerra è finita (almeno per me, per noi e per lei)

Lunedì sera a quest'ora stavo attendendo l'arrivo on stage dei Baustelle a Milano, per l'ultima data del loro tour. Anche per loro la guerra è finita.
Già...ma è finita poi? Mentre attorno a me c'era tanta gente festante che intonava i curiosi stornelli di Francesco&Co., qualcuno stropicciava le strofe sostituendo "me" con "noi": una splendente gelosia brillava dai suoi occhi, una grande gioia per tutte quelle persone care che lo circondavano.
E io saltavo per vedere aldilà della mia trincea, quella della mia guerra infinita. Sul ponte sventola bandiera bianca, disse un siciliano.
La guerra sarà pure finita, ma io certamente non ho sedici anni e non conosco nazisti.
La guerra è finita
Per sempre è finita
Almeno per me
Almeno per noi...
...almeno per lei, aggiungo io. Lei sì che ha deposto le armi, proprio oggi: ricordo i suoi radi capelli corvini, il suo tono di voce pacato e sereno, le sue mani fredde torturate dall'acqua gelida. Chissà perché lei e le sue sorelle mi ricordavano il libro "piccole donne", fin da piccolo.
Comunque sì, credo di non avere più ragione di alzare gli scudi, già da un'anno ormai.

11 settembre 2008

Tra Guido Caroselli e me

Odio l'autunno...e pensare che fino a qualche anno fa era la mia stagione preferita: per le temperature, i colori, il ritorno alla routine (certe volte le vacanze stancano ancor di più del lavoro). Ora non la penso più così: non si può chiedere al Padre Eterno una deroga? Lasciare quei giubbetti dentro gli armadi, riempire di naftalina quel grosso maglione di lana, indumenti inutili almeno per qualche mese.
E invece no.
Questo fine settimana, l'intera penisola sarà investita da correnti atlantiche e il brutto tempo farà capolino, appresso si porterà anche temperature basse.
Io invece no.
Ho ancora voglia di abbronzare i miei pensieri, di rinfrescare le mie sensazioni con dei bagni nel mare delle emozioni altrui. Dimenticavo: ho tanta sete. Questo weekend aprirò il mio ombrello, mi servirà per ripararmi dai temporali, sentirò le gocce fermarsi poco sopra la mia testa e il mio sorriso.
Forse vale la regola dell'osmosi: dalla mia membrana uscirà così tanto calore da far asciugare tutt'intorno.

29 agosto 2008

Switch on

Uh ma quanto tempo è passato? Tantissimo.

Faccio parte del partito che vuole affossare il calendario gregoriano e sostituirlo con uno più sensato, quello vacanziero: eh sì, per me l'anno nuovo comincia subito dopo le ferie, corrisponde pressapoco con il ritorno sui banchi di scuola o alle scrivanie negli uffici.

Il 2008 s'è chiuso con i botti, e Capodanno l'ho passato tra Milano e Marina di Massa. Il mare quest'anno m'ha giocato un brutto scherzo, sembrava quasi che non mi volesse, ogni giorno era in burrasca; la Toscana mi ha offerto in compenso tanto divertimento e un po' di relax.
Per la prima volta però avevo un gran desiderio di tornare, in realtà non nella mia casa reale, ma in quella immaginaria, abbandonata a sé stessa disordinata e sporca, con molte faccende più o meno piacevoli da sbrigare. E i sogni poi, quelli non ci stavano in valigia!

Così...eccomi qui. Adesso la casa sembra pulita, in ordine. Oddio il metodo IKEA non fa miracoli, ma ci si adatta.

Ebbene, buon 2009 a tutti.

Un particolare ringraziamento a Piero Pelù che mercoledì ha animato la mia serata, la prima del 2009!

04 agosto 2008

E adesso?

Provate ad immaginare che oggi sia il pomeriggio del 1 gennaio: le strade sono addormentate, c'è sporcizia ovunque perché i resti dei botti sono tutti per terra, lo sfortunato operatore ecologico sta cercando di rendere il tutto un po' più...civile.
Io non sono l'operatore ecologico, bensì quello che sta dormendo perché ha fatto le ore grosse: non ho voglia di farmi carico della spazzatura in cortile, almeno per ora. Perché farlo? Magari domani, oggi sono stanco. Continuo a dormire.
Ma che farò al risveglio?
Difficile da prevedere. Proverò a sognarlo intanto.

28 luglio 2008

La campanella

Driiiiiiiiiiiiiiiiin!

Tutti dentro, io pure, accompagnando per mano la mia tensione alle stelle. Il piazzale è affollato, c'è che finge indifferenza e chi invece sta già pensando a quale sarà il prossimo vicino di banco.

Eccomi dentro, con quella mia borsa piena di matite e un diario arancio intonso. In quel corridoio rimbomba l'eco dei miei passi, una testa curiosa si affaccia là dietro quel pilastro. Ecco la prima nuova compagna d'avventure, mi mostra tanti fogli con scritte indecifrabili, io ne scarabocchio uno con la matita blu.

Eccolo lì, mi sorride, nonostante la sua autorità (temuta così tanto!): mi fa accomodare sul primo banco libero e poi io resto ad ascoltarlo.

Driiiiiiiiiiiiiiiiin!

Ecco, per oggi ho finito, e domani si ricomincia! Evvai.

Ah, ma non sto mica ricordando il mio primo giorno di scuola! E' solo il mio primo giorno di lavoro nella nuova azienda. Però la campanella c'è, giuro.

25 luglio 2008

John Lennon and his working class hero

Elia, Giorgio, Alice, Tiziana, Cinzia, Manola, Elena, Claudia, Stefano, Stefano, e Michael.
Ecco li ho detti tutti.

GRAZIE.

Oggi, dopo due mesi di attesa, ho concluso un ciclo lavorativo durato quasi otto anni: ho fatto i nomi delle persone a cui devo dire grazie, sono le stesse a cui ho regalato un abbraccio. Non ha importanza se gli altri nomi non compaiono, ho comunque stretto loro la mano: ad uno, in particolare, ho fatto una raccomandazione, sincera.
Quando ho chiuso la porta dietro di me, e ho visto per l'ennesima volta quell'edificio bianco e blu stagliarsi davanti al sole delle cinque, ho avuto una stretta al cuore.

Lunedì invece aprirò un'altra porta, ben più grande della precedente, e sicuramente dietro di essa qualcuno/a, che ancora non conosco, mi aspetta: non vedo l'ora di conoscerlo/a.

L'altra sera ho visto un film, iniziava con queste parole:

Non è questo il racconto di gesta impressionanti. È il segmento di due vite raccontate nel momento in cui hanno percorso insieme un determinato tratto, con la stessa identità di aspirazioni e sogni. Forse la nostra vista non è mai stata panoramica, ma sempre fugace e non sempre adeguatamente informata, e i giudizi sono troppo netti. Forse. Ma quel vagare senza meta per la nostra maiuscola America, mi ha cambiato più di quanto credessi. Io, non sono più io, perlomeno non si tratta dello stesso io interiore.

Tranquilli...il fratello di Fidel può continuare a governare Cuba, non ho interesse in merito.

20 luglio 2008

Stand-by

Blasphemo: Che hai stasera?
D.: Sono nervoso
B.: Come mai?
D.: Non lo so
B.: Che è successo oggi?
D.: Niente, è qualcosa di fisico
B.: Sei teso quindi?
D.:

Avete mai visto un moto perpetuo? Ecco, per togliere quella tensione D. ha ballato per più di un'ora, senza mai fermarsi.

Oggi quello teso sono io, vado in piscina e la tensione s'affievolisce, ma non del tutto. Le attese mi devastano: ho difficoltà ad aspettare giovedì, sabato mi sembra lontanissimo. Lunedì infine cambierà metà della mia vita: per l'altra metà invece devo solo ricordarmi di non dimenticarmene. Ecco fatto, me ne sono ricordato (ho un simpatico promemoria proprio qui sulla spalla sinistra, la testa di D. appoggiata).

15 luglio 2008

Fears

Una stanza buia, un bambino la percorre a passo spedito canticchiando un motivetto, il rumore di una porta sbattuta che rimbomba.

Nei numerosi spostamenti e in taluni viaggi mi sono trovato da solo, a volte con nemmeno alcuna possibilità di chiedere aiuto in caso di necessità. Incoscienza?

Da venerdì mi capita di pensare a quel bambino e al suo senso di fastidio nell'oscurità: vent'anni dopo rieccola a causa di una banale notte insonne, ora è solo un brivido mentre allora era terrificante.

Di sera, mentre salgo le scale di casa mia. Mentre correvo stamane, a pochi metri dalla civiltà, nei miei occhi una nuova alba.

E' proprio vero che si può vedere anche soltanto quello che si immagina. Altre volte invece, non si riesce a immaginare ciò che si vede, magari negando inconsciamente l'evidenza di una grandissima mancanza.

09 luglio 2008

Capita(l)

Capita alle volte di ripertersi. Eh già, oggi metto due candeline sulla torta (o sul lavandino, sul water, oppure sul davanzale).

Capita che un bel giorno di dicembre, uno qualsiasi, decidi di far prendere una piega diversa alla tua vita, magari un po' intontito da quella strana senzazione di fare un lancio con un paracadute troppo piccolo.

Poi capita che vuoi annegare nella tua tranquillità, anche a costo di scavalcare alcuni bagnanti inesperti e farsi beccare da tavolette vacanti (che mai e poi mai ti fermeranno).

Capita che la radio si accenda, magari su Capital. Da quanti anni la ascolti? Da tanti, forse dal '92, avevo dieci anni. Capita che dall'altra parte
ti spingano a scegliere un disco che abbia a che fare con l'estate o con gli anni. Ed ecco tornare gli anni, gli anniversari.

Alla fine mi viene in mente.

Capita che, per mandare l'sms, ti possa (quasi) schiantare mentre guidi verso casa, e invece no: capita che quando metti piede in casa il telefono squilla.

Eccomi.
Ciao Maya.
Ciao Gigi. [colloquio cordiale]
Clic. La comunicazione cade subito dopo il lancio in diretta del disco.

A volte capita che il telefono e la radio si trasformino in qualcosa di prezioso. Riecco quella sensazione di paracadute piccolo, ma stavolta mi sento molto più leggero.

A volte Capital. No? No, non capita.

(e che pezzoni ha messo a seguire)

06 luglio 2008

Le zanzare

Ieri sera le zanzare mi hanno torturato, maledetto il momento in cui ho deciso di mettermi i pantaloncini!

Una zanzara piccina mi ha punto sulla schiena e, successivamente, sulla spalla. E' una rara specie notturna, non ti ronza attorno inutilmente come le altre, ma quando punta l'obiettivo non sbaglia mai mira. La conosco bene questa zanzara, non la scacci smanacciando.

Salto in auto disperato a causa dei pruriti, ma la puntura sulla spalla sinistra non la sento più.
Ecco che Alison Goldfrapp, dal sedile posteriore della mia auto, giocherellando con un violino e un sintetizzatore, segue la melodia di uno dei suoi pezzi migliori simulando un ronzio. Persino Seal mi tormenta la guancia destra con una rosa rossa, anche lui con quello stupido rumore sordo.

La devo smettere di caricare in macchina autostoppisti o cantanti mezzi ubriachi.

In realtà la puntura sulla spalla non me l'ha fatta una zanzara, ma non importa.