22 giugno 2007

Beata gioventù?

Si sta ancora asciugando i capelli ma ha già indosso pantaloncini e scarpe. Si avvicina allo specchio dello spogliatoio con un poco di timore, sussurra "che schifo" togliendo l'asciugamano dalla testa.
Tornando indietro verso il borsone abbandonato sulla panchina, rivolge la sua attenzione su di me per qualche secondo: occhi azzurri, il suo torace non è per niente scolpito e sembrerebbe quasi che abbia bisogno di metter su qualche chilo perché é veramente magro; le sue braccia sono esili ma come la gran parte dei suoi coetanei è molto alto, il suo viso è un po' spigoloso, sbarbato ma grazioso.
Ogni volta che alzo lo sguardo incrocio i suoi occhi. Prendo cuffia e occhialini, chiudo l'armadietto e mi lascio quegli occhi alle spalle.

Tredici anni. Avrà avuto più o meno questa età, certe situazioni mi fanno capire due cose:
1) A novembre varcherò la soglia dei 26 anni, e non potrò più rientrare in quella giovanile fascia d'età 18-25 tanto cara ai sondaggisti (e quella under 18 è ancor più lontana)
2) Quanto ero ingenuo a tredici anni (e quanto lo sono anche ora): non avrei mai avuto il coraggio di osservare con un certo interesse qualcuno che abbia il doppio della mia età.

Moi je m'appelle Lolita...eh....'na volta!

19 giugno 2007

Al Pride con mio padre

In diversi blog ho letto testimonianze dal Gay Pride di Roma.
Pride sì, Pride no, non so se un giorno parteciperò mai a questo evento: non c'è nulla che mi possa ostacolare, ma niente ora mi spinge a farlo, c’è solo la curiosità ricorrente verso qualcosa che non conosco (o conosco solo tramite le immagini televisive).
Forse c’è una sola fantasia, quella di potervi prendere parte anche con mio padre: lui sa benissimo di me, non c'è alcun conto in sospeso o segreto da svelare, credo però non potremmo farci regalo migliore. Io potrei comprendere cosa vuol dire essere un uomo di 69 anni, lui rivivrebbe i suoi 25 anni nel 2007.


Il vecchio Luce sapeva chi erano tutti i finocchi e le lesbiche degli Stati Uniti. Non avevate che da nominare qualcuno - chiunque - e il vecchio Luce vi diceva se era finocchio o no. [...] Lui diceva che erano finocchi certi individui che erano addirittura sposati, Dio santo! [...] Diceva che uno come niente può diventare finocchio dalla sera alla mattina, se ne ha tutte le caratteristiche e via discorrendo. Ci metteva addosso una paura infernale.Io vivevo aspettandomi di diventare finocchio o qualcosa del genere.
J.D. Salinger - Il giovane Holden

10 giugno 2007

Good As You (il mio festival dell'ovvietà)

Avviso ai gentili lettori: questo post celebra l'ennesima edizione del festival dell'ovvietà; non ci sono contenuti espliciti, ma banali.

La scorsa settimana s'è celebrata al Teatro Strehler di Milano la ventunesima edizione del festival del cinema gay, lesbico e queer culture (e dire queer culture, fa già figo abbastanza); come una debuttante pronta al ballo di fine anno scolastico, mi sono per la prima volta avvicinato a questa manifestazione con la curiosità di rito. Evento organizzato in modo impeccabile, se devo essere sincero l'appuntamento che mi ha attirato in Largo Greppi per ben due serate è stato l'angolo della Scatola Magica: Diego e Pina di Deejay sono stati veramente bravi a calarsi nei panni di moderatori di interessanti caffè letterari, mantenendo il proprio stile radiofonico del tutto colloquiale.

Il buon Witty ha lanciato tempo fa una provocazione, rifare in chiave gay il disco Frangetta - Milano is burning, lanciato tempo fa da Deejay Chiama Italia e liberamente ispirato al ben più blasonato Roma Addio! di Remo Remotti; quello che ne è venuto fuori è Gayland is burning che, con lo stesso spirito dei pezzi-pilota, mette in risalto una serie di contraddizioni tra il divertente e il becero: contraddizioni che, a noi della parrocchia potranno pure non piacere, ma fanno parte di questo mondo fucsia come il body di Madonna in Hang Up.
Una canzone-denuncia è già in sé il festival dell'ovvietà, ma come in molte altre situazioni un pizzico di consapevolezza in più non fa mai male, magari ridendoci pure sopra.
E allora che c'entrano saune/chat/dark room e zone industriali con festival del cinema/libri e informazione? C'entrano eccome, sono le contraddizioni che compongono un mondo così particolare come il nostro. Io stesso sono stato vittima (e tuttora mi sento ancora vinto da questo pregiudizio) del fatto che ahimé ci debba essere un solo modo di vivere la propria omosessualità..
Vivere da gay o solo da omosessuale? Due culture, l'una erede dell'altra. Non voglio di certo mettermi ad elencare similitudini e differenze, sarei la persona più inadatta ad impegolarsi in una faccenda del genere visto che la mia visione è ancora molto ristretta a causa di una latente inesperienza.

In un certo senso credo di aver gettato via una decina d'anni, ce ne ho messo di tempo per trovare la mia strada, mi vien da dire però che forse altri tre anni se ne sono andati senza che mi accorgessi di qualcosa di diverso: la diversità nella diversità, un valore aggiunto che può essere rappresentato da un qualunque festival del cinema o da altre piccole esperienze alternative (o anche solo complementari) al semplice carnaio di vetrine o passerelle reali o virtuali. Insomma, qualcosa di cui andare veramente orgoglioso, un piccolo pride, magari da condividere con amici (come nel mio caso).

Good As You. Traduzione letterale, buono come te: perlomeno quanto te, eterosessuale dei miei stivali. Un affermazione del genere racchiude un aspetto inorgogliente, e il fatto che si parli di Gay Pride mi da' l'impressione di un concetto ridondante: so di essere buono quanto te, te lo dico già, perché sottolineare l'orgoglio?

Confessions

L'adrenalina sale. Questo è quello che sento quando faccio una confessione, e ultimamente l'eccitazione non è mancata: non lo faccio facilmente, togliere il velo a qualcosa di segreto non mi dispiace affatto, anche se è una vera banalità; in questi giorni diverse persone mi hanno fatto una serie di confessioni, non nascondo che ciò mi inorgoglisce e mi fa star bene.
Lasciatemi dire queste cosette:

- adoro gli omogeneizzati alla frutta
Chicco, dove c'è Blasphemo...
- so di fare il figo con la musica, ascolto la BBC e programmi radiofonici particolari, ma ogni tanto anche Radio Rai, soprattutto Radio1 e Radio3; aggiungo pure (udite udite) RISMI anni '60
le strade piene, la folla intorno a me...
- Ho visto due volte Parigi, due Londra, Barcellona, Praga etc...ma mai Roma
C'è qualcuno che sta a Trastevere?
- Odio Tiziano Ferro. Sarà pure bravo come dite, ma per me non vale una cicca e se la tira tantissimo.
so che mi attirerò le ire di certe tifoserie
- Riccardo Scamarcio non mi piace
so che mi attirerò le ire di certe tifoserie
- Leggo poco, e lentamente: mi piace la compagnia di una lettura
sono pigro, qualcuno mi consiglia un buon libro?
- Fino a poco tempo fa, non conoscevo la differenza tra sauna e bagno turco
non sono un ragazzo imparato
- L'altra sera, ho detto ad una donna che non mi sarebbe dispiaciuto fare sesso con lei perché mi piaceva.
chiedere è lecito, rispondere è cortesia: lei ha domandato, io ho risposto, meno male però che costei sa che ho altri gusti
- Sono ipocondriaco, ma solo se ho in corso una delle mie soliti faringiti
Froben, tachipirina e antibiotici sono i miei migliori compagni in certi periodi
- Faccio pipì decine di volte al giorno
bevo tanta acqua, tin tin
- Adoro guardare un film in bianco e nero
i colori ce li metto io
-
questo spazio vuoto lo dedico al silenzio, adoro il frastuono del silenzio

- ogni tanto faccio in giretto dall'estetista, mi piace essere riverito per un aspetto futile
non vado più dal parrucchiere e quindi...eppoi si capisce che sono gay, no?
- ho paura
e chi non ne ha di me?
- Canto. Tantissimo, un po' a causa della paura
vorrei cantare insieme a voi, in magica armonia...
- Odio i democristiani, ma Tabacci ci sa fare
la Balena bianca non è morta...
- Mi piacciono anguria/cocomero, cetrioli e ravanelli ma non li digerisco
evvai con la Citrosodina...
- Non ho mai visto un film gay fino a giovedì sera
in che epoca sto?
- Non ho mai visto un film porno
ma dove vivo?
- ho la fissa per la pulizia personale, in particolare per denti e piedi
a sessant'anni avrò la pelle consumata

Questa mattina (domenica), ancora con le cacchette negli occhi, ho acceso eccezionalmente la TV e ho ascoltato per mezz'ora la televendita di "Disco Fever" con KC della KC & Sunshine Band: com'è invecchiaaaaato!! (com'era - com'è). Non ho altre confessioni da fare, con la televendita ho toccato il fondo.

04 giugno 2007

Semejante

Cara Pina e Caro Diego, mi sono invaghita di un ragazzo che assomiglia al mio ex, che a sua volta assomigliava tantissimo al mio cantante preferito. Faccio bene?

Avevo già avuto occasione di riflettere su questo particolare, ma non su questo blog.
Lo ammetto, anch'io ci sono cascato, a differenza dell'ascoltatrice di Pinocchio io non ho un ex da ricordare e da porre in paragone, però posso sicuramente affermare che ci sono un paio di caratteristiche che ricorrono in alcuni soggetti che ho conosciuto.
Venerdì scorso, durante il viaggio verso il posto di lavoro, il mio cellulare squilla e nell'intestazione dell'sms compare un nome che ricordo tutto sommato con piacere; lo rividi un paio di mesi fa a quasi un anno di distanza dall'ultimo saluto che ci scambiammo via telefono, c'intrattettenemmo giusto il tempo per i convenevoli di rito e poi ci congedammo.
Ecco, lui ha qualcosa in comune con altre persone che ho frequentato, potrei fermarmi al particolare fisico (che talvolta risulta evidente), ma pensandoci bene anche nel carattere c'è qualche dettaglio non trascurabile: stessi occhi, stessa forma del viso, stesso entusiasmo, stessa positività.
Non è nel mio intento far paragoni, ma è curioso quanto questi particolari siano riscontrabili anche in me, e non credo sia reato scoprire qualcosa di noi stessi negli altri.

Qualcuno mi spiega perché questa sera continua a girarmi in testa la sigla di Arnold? Che cosa stai dicendo Willis?!

30 maggio 2007

T.F.R. - Trattamento di fine rapporto *

*se di rapporto si può parlare

Il 30 giugno si avvicina, dovrò prendere una decisione in merito all'annosa questione del cosiddetto TFR, la vecchia liquidazione. Tesoretto in azienda o fondo pensione in prospettiva futura? Sulla bilancia solo due opzioni. Tutti hanno le proprie ragioni, pochi hanno le idee chiare. E' una decisione difficile e definitiva, sicuramente se intraprenderò la strada della pensione complementare non potrò più cambiare, certi vincoli legislativi a mio avviso sono molto stretti; dall'altro, non potrò mica far ammuffire i miei soldi in tasca al mio capo...ma chi può darmi consigli sinceri? Per sindacati banche e assicurazioni, in misure diverse, la questione è di puro interesse economico, ascolterò taluni consigli ma dovrò prendere una decisione senza troppe influenze.

Il mese di giugno é vicino, i cosiddetti nodi verranno al pettine. E' verò che finora le promesse le ha mantenute, ma il mio spirito catastrofista mi fa sempre prevedere certi futuri avvenimenti con occhio non benevolo; entrambi abbiamo preso le nostre decisioni, io prima di lui ho deciso di fare un cambio di rotta a causa della ingarbugliata situazione: un mese fa gli ho sbattuto in faccia il telefono, spingendolo a dare quel colpo di reni alla sua vita, a far pulizia di vecchie problematiche che si trascinava insensatamente; certo, le persone non si dimenticano, se perdi la testa per qualcuno di sbagliato ne vieni fuori con le ossa rotte, ma è puro masochismo quello di immolarsi e farsi carico dei problemi altrui soprattutto se abusa della tuo altruismo: lo stress da routine quotidiana inoltre non ti aiuta affatto a prender coscienza di tutto ciò, ti danni l'anima sguazzando nei problemi senza risolverli ed è un po' come lamentarsi di dieci chili di troppo qua è là davanti ad un barattolo di Nutella.
Non dimentico lui, le cose belle che in così poco tempo ho potuto conoscere, la sua limpidezza che mi ha voluto dimostrare fin dall'inizio in merito a questa situazione; sono stato comprensivo e per questo ricambiato con molta considerazione e apprezzamento; non poteva conoscermi in un periodo migliore nonostante tutti i casini che gravitano attorno al pianeta Blasphemo (non sul pianeta Blasphemo). Detto questo, nonostante il suo volere ho deciso di interrompere, non potevo sopportare certe insicurezze: il motivo è molto semplice, quelle indecisioni mi appartengono, ma da tempo me le tengo lontane; a qualcosa son servito, il giorno dopo ha fatto piazza pulita, s'è convinto di dover sistemare alcune cosette (lui dice, grazie a me), e ha continuato a farsi sentire con convinzione e regolarità.
E io? Io sono impassibile con tendenza all'incazzatura facile; Dispiaciuto, solitamente ho l'abitudine di interrompere quando c'è qualcosa nella relazione che non va bene, non per cause esterne; sereno, perché non potevo fare una scelta migliore. Non tollero però i suoi ripetuti tentativi di dare un nome a questa fase tra me e lui, e cioè amicizia.

Come diceva Romeo in sono pazzo di Iris Blond...

Punto primo: conosco ancora poco il concetto di amicizia, è vero, ma nella rubrica del mio cellulare non compaiono amici che ho "pasticciato"
Punto secondo: per essere ammesso al ristretto club c'è l'esame di ammissione, non è come fare un'autocertificazione all'anagrafe
Punto terzo: ho già sentito certe richieste, ma dopo un paio di occasioni credo che il soggetto sconosciuto sia scomparso (come il mio interesse)
Punto quarto: se si ha fiducia in una persona sconosciuta che può averci aiutato poco o tanto, non c'è bisogno di dare un nome al rapporto, basta averlo.

Se potessi consigliargli, dopo il suo ritorno da Parigi, un consulente come quelli di Ennio Doris ma che sappia dare buoni consigli...ah già, esistono a questo mondo, si chiamano amici.

22 maggio 2007

She

Sul suo volto splende il sorriso: avrà poco più di vent'anni, capelli corvini, la mediterraneità gliela si legge persino negli occhi. Le sue mani affusolate e per nulla segnate dal tempo rappresentano giovinezza e femminilità. Le sue lentiggini poco evidenti la ancorano ad un'eterna adolescenza che sicuramente le farà vivere la vita con l'entusiasmo che si ha a quell'età così tormentata.
Ti accoglie con gentilezza, la sua semplicità fa persino venire i brividi, sono certo sia pure una persona limpida. Si rivolge a me sincerandosi che la mia giornata sia stata piacevole, e io faccio altrettanto.

Se solo io...

...e complimenti per la trasmissione!

So benissimo di essere una persona che spesso ricorre ai complimenti per sottolineare la stima che prova verso un determinato soggetto in un qualsiasi ambito; questa pratica purtroppo non funziona tanto bene quando il destinatario sono io: la mia forte autocritica sovente mi ha impedito di ascoltarle, di percepirle e farle mie; le esperienze e la maturità ti abituano ad apprezzarle, ma purtroppo negli ultimi tempi il processo s'è bloccato col rischio di far marcia indietro. Sono letteralmente sommerso dai complimenti.

Prima che possiate raggiungere er fruttarolo (come dicono a RRoma) per rifornirvi di ortaggi, datemi almeno la possibilità di giustificarmi.

Faccio un esempio: la reazione comune in conseguenza ad un apprezzamento fisico è quella di incassare senza troppi ringraziamenti, nel mio caso nonostante l'autocritica sia rivolta in primis a questo ometto tascabile che a fatica dimentica di avere dei difetti seppur poco evidenti; ben vengano, quindi.
Ciò che faccio veramente fatica ad apprezzare sono i complimenti rivolti al mio essere, come ho detto prima trovo del tutto strano che ultimamente si siano accorti tutti del mio carattere, chiamiamolo così, lodevole (l'assurdo è che mi incazzo più facilmente, il masochismo andrà di moda nell'estate 2007?).
Quantità non è sinonimo di qualità: molte di queste affermazioni sono parole in libertà, semplici mezzucci per evitare certe situazioni; per farla breve, delle balle. Altre invece sono sincere, affidabili, però il rischio è di farne tutt'un fascio. Forse sono anche queste situazioni a farmi incavolare ancor di più, non vorrei superare un certo limite, magari mollando un malrovescio al primo malcapitato in buona fede. Naaa...ho paura pure ad uccidere le mosche.
Non voglio arrendermi all'idea che si debba necessariamente fingere in tutto.

Spero tanto di non dimenticare che, in fondo, non sono poi così male.
Spero tanto di non dimenticare ciò che mi ha detto e scritto C. e, in generale, la stima reale di tutti i miei amici.

Soggetto 1: Ma sai che non sei niente male anche tu?! [risatina isterica]
Blasphemo: Ehm...grazie...ehm...
Soggetto 2: Ma non lo capisci? Non te lo da'! Non gli piaci!
Soggetto 1: [espressione da cagna bastonata]
Blasphemo: Ma sai che sei un grandissimo stronzo?! (rivolto al Soggetto 1)

19 maggio 2007

No C.C.

Ore 9.15, i parcheggi sono ancora quasi vuoti, metto piede nel centro commerciale ancora deserto. Alle casse del supermercato c'è già qualche cliente, ma i carrelli sono praticamente vuoti.
Mi serve una maglietta, giusto per far crescere l'autostima del mio armadio, ultimamente messa a dura prova dall'operazione "sacco dell'immondizia"; giro per negozi, ma niente di soddisfacente; il commesso di Passatempo, che in onore al negozio ha raggiunto l'età di Matusalemme, incrocia il mio sguardo per un nanosecondo e spudoratamente mi dice "ciao...dove ci siamo già visti?" e io "mmmh....non lo so": fortuna che quel negozio ha tutta roba cara e lontana dai miei gusti. Spudorata.
All'US Fashion Store i capi sono pochi e non mi piacciono, da Bloom i vestiti femminili hanno invaso lo spazio maschile e quel che resta fa veramente pena; mi dirigo verso un negozio di cui non ricordo il nome ma che tempo fa aveva un bell'ometto come piegamagliette, ma la delusione è cocente visto che al suo posto c'è una donna e di t-shirt carine non ce n'é nemmeno l'ombra. Da Tank fortunatamente trovo qualcosa, ringrazio la commessa Punk che oltre ad avermi ordinato la maglietta della mia taglia mi ha fatto star bene con una affermazione del tipo "ti preferisco anch'io con le magliette più aderenti". Grazie tesoro ti farò conoscere un mio amico punk che, in quanto a gusti sessuali, ti possa soddisfare.
Per finire, la commessa della profumeria XXX (...?) riesce a spillarmi 30 euri per una crema, dopo un trattato scientifico sull'utilizzo di creme/scrub/detergenti e avermi reso felice con una quantità industriale di campioncini.
Esco da questo negozio, mi ritrovo immerso nella folla tra pacchetti, sportine (ma quanto mi piace questo termine?) e bambini che giocano con palloncini o strattonano il papà per quel giocattolo tanto ambito.
Ecco perché adoro le botteghe di paese, quelle in cui posso raccontare i cazzi miei al negoziante; quelle in cui è assolutamente vietato chiedere informazioni senza comprare, quelle in cui il salumiere ti chiede "è un etto e quaranta sciura, che faccio, lascio?".

Sarò nostalgico e antistorico, ma adoro quelle insegne malfunzionanti. Purtroppo sono anch'io vittima di questo trend, ma non ci posso fare nulla, è disarmante questo.

16 maggio 2007

Chiaro...no?

Qualche sera fa ho sognato che andavo a prendere mia figlia a scuola, solo che nel momento in cui ho tentato di riavviare l'automobile, non andava più. Ho chiesto così aiuto ad una mia amica; lei gentilmente ha accettato di accompagnarmi a casa, ma subito dopo esserci messi in moto lei ha cominciato a sbuffare, lamentando a voce alta il fastidio di doverci scarrozzare: allora io l'ho convinta a lasciarmi a piedi a metà strada, ed ero veramente dispiaciuta. Perché ha avuto un comportamento contraddittorio con me?

Non abbiamo più il rapporto che c'era una volta e non so il motivo, non mi ha mai dato delle spiegazioni, mi sei rimasto solo tu.

L'altra sera ho sognato che due travestiti orribili volevano entrare in casa mia e rubarmi tutto. Perché ultimamente faccio questi sogni del cazzo con casa mia sullo sfondo?

S'è capito Dj Alladin quello che ho detto?

L'ho conosciuto da poco, mi copre di attenzioni, ma perché ha sempre la testa altrove? Secondo me ha ancora in mente il suo ex, nonostante si ostini a frequentarmi. Mi chiedo perchè ho sempre questo instinto da crocerossina.

Non sapete quanto mi faccia incazzare la gente che non ha le idee chiare, non è consapevole di ciò che desidera o fugge da questa mancanza con chissà quali paure: adoro invece tutti quelli che ci provano sempre, coloro i quali hanno l'istinto di colmare questa mancanza.

Non ho mai aspirato a fare il volontario nella Croce Rossa...odio vedere il sangue...comunque...preferisco vestire i panni di Nonna Papera...

08 maggio 2007

Una città, un antico mestiere

Questo mio ritorno a Londra dopo molti anni è stato vissuto in un modo assai particolare: ne sono convinto, anche se ci fossi tornato alla sola distanza di un paio d'anni certamente l'avrei vista comunque con occhi diversi.
La città segue i tempi, le mode e le abitudini: una miscela di culture che difficilmente si confrontano l'una con l'altra, negli stessi quartieri si convive; è una città che s'impaurisce alla vista di qualunque borsone abbandonato in un qualsiasi luogo affollato, correndo il rischio di creare inutili allarmismi tra la gente comune.
The Smoke ha ancora tanto fascino, le sue bellezze e l'impeccabile efficienza dei servizi hanno pochi rivali al mondo, la cultura inglese stessa ha un profilo unico in tutto il globo.
I turisti sono abbagliati dalle luci di Piccadilly Circus, ma è sufficiente girare per Soho dopo le 21 e accorgersi del degrado in cui sguazzano spacciatori e magnacci: ad uno straniero come me, bastava chiudere gli occhi alla vista di questi eccessi e godere delle sole esuberanze rese seduttrici dalle luci artificiali delle insegne.
Tutto ciò che ho scritto lo si può adattare ad una qualsiasi metropoli occidentale, ma nel mio caso in contrapposizione alla visione critica e refrattaria c'è stato quel processo d'osmosi che ti trascina all'interno di sensazioni eccitanti ed uniche.
Secondo me Londra è come una puttana: una puttana d'altri tempi, sicuramente navigata ma giovane nello spirito, incline ad ogni nuova tendenza che le si propone, ferma e decisa però nelle proprie convinzioni acquisite con l'esperienza.
See you soon

04 maggio 2007

Last train to London

Sarà invecchiata? Sono passati tanti anni...si ricorderà ancora di me? Mi ritroverà insieme ad un'altro compagno di viaggio, spero non mi confonda con un qualunque ragazzo italiano. Questa volta la vedrò da altri punti di vista, sicuramente con occhi più maturi e (magari) critici.

Domani faccio un salto a Londra, tornerò lunedì.

02 maggio 2007

Calma apparente

La quiete dopo la tempesta o scorcio di sole? Mah, semplice calma.

Puoi prendere una strada che ti porti alle stelle. Io posso prendere una strada che mi porti fino in fondo. (Nick Drake)

30 aprile 2007

Allucinazioni

Il benzinaio è vicino, ho il sole in faccia e ho dimenticato gli occhiali, il cellulare squilla ma non ho voglia di rispondere: so già cosa mi verrà detto, so già cosa dirò e cosa non dirò.
La mia mente è altrove, in un luogo che non so nemmeno dove sia.
La luce scompare, mi ritrovo nell'abitacolo della mia auto ma non sono solo, è affollata. Nell'oscurità vedo visi familiari, contemporaneamente ascolto sonorità gioviali e pensieri di cui non posso fare a meno. Adesso la luce è abbagliante, voci amiche si mescolano a cupi rumori.
Improvvisamente nella penombra due occhi ammalianti mi seguono, mi scrutano: io li ignoro, sono stato sedotto troppe volte nella mia vita, mi rimetto gli occhiali da sole per nascondermi da loro. Il sole brucia.
La mia mente è altrove, in un luogo che forse riesco ad immaginare, vorrei comunque rimanerci a lungo.

Puoi prendere una strada che ti porti alle stelle. Io posso prendere una strada che mi porti fino in fondo. (Nick Drake)

Ma dove cazzo finirò? Che due coglioni, che due coglioni.

28 aprile 2007

Pannolini

In piena pausa caffè al lavoro, il mio cellulare squilla brevemente, non faccio quasi a tempo a leggere il numero; è un fisso ma non è memorizzato nella rubrica, inoltre dal prefisso e dai numeri seguenti mi convinco sempre di più che appartenga al mio distretto: preso da un'insanabile preoccupazione in stile "oddio la casa" "oddio il gas" "oddio l'acqua", mi precipito su internet per reperire, tramite il sito 1254.it, il proprietario.
Non l'avessi mai fatto.
Quel numero appartiene all'edicola vicino a casa mia, gli edicolanti proprietari sono gay, sicuramente uno dei due ha trattenuto il mio cellulare quella domenica in cui mi sono fermato a far la ricarica.
Mi sono preso uno spavento che mezzo ne bastava, potrei persino denunciarlo. Non riesco però a capire se è un'atteggiamento infantile oppure da vecchio decrepito senza speranze: in entrambi casi, serve un pannolino.

Che bei ricordi della mia infanzia...l'ippopotamo Pippo!

Altro che viola...nero!

Crescete gente, crescete.
Crescete cari venticinquenni, aprite gli occhi e fate andare il cervello, gli ex stronzi rimangono tali.
Crescete cari trentenni, è inutile che facciate i bulli proprio mostrando i muscoli quando i vostri antagonisti sono diventati delle nullità
Crescete care quasi quarantenni, siete vittime di un'egoismo che nemmeno voi v'immaginate
Crescete care sessantenni, provate ad intedere la vita come qualcosa di diverso rispetto alla tabellina del 6 o ad un dogma da rispettare
Crescete cari settantenni, altrimenti vi accorgerete di non avere mai avuto bambini quando i vostri figli saranno troppo grandi per esserlo

Potevo usare lo sfogatoio di Witty...sarà per la prossima volta, vero caro Witty?

24 aprile 2007

Essere o avere?

In questo ultimo periodo la parola che si addice di più ai miei modi di fare è apatia.
Sarà la primavera che con il caldo praticamente estivo mette a dura prova la mia ipotensione; saranno le allergie che cominciano a farsi sentire in modo deciso, il mese prossimo sarà difficile da sopportare.
Queste problematiche stagionali vorrei tanto che fossero pure causa della mia quasi totale indifferenza verso papabili partner, purtroppo non lo è: fosse così, una dose aggiuntiva di antistaminici e razione doppia di ginseng+guaranà e sarei pronto a passare ai raggi X il primo manzo che pascola per i verdi prati della pianura padana; invece no, il tempo passa, le tue attenzioni sono rivolte solo a te stesso e al tuo benessere psico/fisico (stress? pussa via!), punti al puro divertimento e tralasci le cose che rappresentano le fondamenta di una casa: i sentimenti. Ogni volta che mi accorgo di questo stato, mi pongo il solito dilemma: essere o avere? Essere richiama benessere, pensare a se stessi mette al riparo da ogni minima frustrazione, chiamiamolo sano egoismo; avere significa possedere (non materialmente) una chance in più, scommettere su una persona che ti "smuove qualcosa" vuol dire mettersi in gioco, in pratica far uscire i propri sentimenti.
Io credo di essere arrivato allo stadio più pericoloso, quando la voglia di starsene da soli è infinitamente più potente della carica emotiva che ti può dare qualsiasi umano: avanti così insomma, e prendo un volo di sola andata per l'Antartide in cerca di amicizie tra pinguini.
Quando poi sei incazzato per problemi di altro tipo e, in discoteca al sabato sera, gli amici ti spingono verso il primo a cui hai rivolto un giudizio estetico positivo, dove trovi le energie per farti coinvolgere? Lo conosci, ci sono cose che ti interessano di lui ma come al solito nel tritacarne del tuo cervello finiscono buoni propositi e disinteresse cronico, da quel miscuglio puoi ricavarne solo una confusione enorme.
Cominci a prevedere tutto, cena per conoscersi, passeggiata rilassante, lui ti parla dei suoi ex, tu gli parli dei tuoi, ti accompagna alla tua macchina, scambio di effusioni e convenevoli, ti ringrazia per averlo raggiunto fin là e alla prossima. Data di scadenza del rapporto: 24 maggio 2007. Fin dal principio capisci che è colpa tua, che sei partito col piede sbagliato, che non si ottiene nulla se pretendi che dall'altro ti vengano offerte le possibilità per metterti in gioco, che la sola cosa a farti compagnia è stato il timore di bruciarsi nuovamente.

Qualcuno può darmi una risposta valida, un antidoto a questa situazione? Una consiglio, una sberla, un rimprovero, un incitamento.
Silvestri forse lo sa, ma non ho il suo numero di cellulare e soprattutto a me un'ora mica mi basta!

Le cose che abbiamo in comune sono 4.850
le conto da sempre, da quando mi hai detto
"ma dai, pure tu sei degli anni '60?"
abbiamo due braccia, due mani ,due gambe, due piedi
due orecchie ed un solo cervello
soltanto lo sguardo non è proprio uguale
perché il mio è normale, ma il tuo è troppo bello
Le cose che abbiamo in comune
sono facilissime da individuare
ci piace la musica ad alto volume
fin quanto lo stereo la può sopportare
ci piace Daniele, Battisti, Lorenzo
le urla di Prince, i Police
mettiamo un CD prima di addormentarci
e al nostro risveglio deve essere lì

[...]

Le cose che abbiamo in comune
sono così tante che quasi spaventa
entrambi viviamo da più di vent'anni
ed entrambi, comunque da meno di trenta
ci piace mangiare, dormire, viaggiare, ballare
sorridere e fare l'amore
lo vedi, son tante le cose in comune
che a farne un elenco ci voglio almeno tre ore... ma...

Allora cos'è
cosa ti serve ancora, a me è bastata un'ora...

Daniele Silvestri > Prima Di Essere Un Uomo (1995) > Le cose in comune

19 aprile 2007

Il principe cavalcatore (non Cavaliere)

C'era una volta un principe viola. Eh sì, miei cari, anche in questa fiaba esiste un principe ma questa volta non salva la sventurata di turno ricoprendo un banale ruolo di comparsa, bensì è il protagonista della storia.
Questo principe viola vagava per la sterminata pianura padana alla ricerca di un campione di nuoto o di un musicista: aveva questa fissa, gli piacevano solo queste due categorie ma puntualmente incontrava architetti, autisti di pullman, studenti, parrucchieri (ehm shampisti, ndr.), pizzaioli, traduttori e così via.
Il fedele cavallo bianco Fiso lo accompagnava nei suoi viaggi sulla A4 nella sola speranza che al prossimo Autogrill trovi il panino Capri con della buona biada; nei giorni feriali percorrere certi sentieri diventava un'impresa epica, il suo padrone anziché farlo galoppare sulla corsia d'emergenza, lo costringeva a rimanere in coda assieme a tutti gli altri cavalli.
Questo bel cavallo fu donato al principe cavalcatore (non Cavaliere, ben inteso) quando il giovane rampollo della dinastia dei Blasphemi compì 23 anni, e da allora furono inseparabili compagni d'avventure.
Il nostro principe viola a volte era sconsolato per le innumerevoli delusioni in cui incorreva, altre volte era sereno perché sapeva che accanto a lui c'era una bestia che valeva più di un umano; Un dì di luglio il principe viola, a furia di essere scambiato per il Mago Zurlì o per Roberto Bolle, indossò la sua migliore calzamaglia (che a Luglio...voglio dire...è una bella fatica, ndr.) e lasciò la corte del padre raggiungendo la tenuta estiva con l'auspicio di sentirsi un po' più libero; a settembre dello stesso anno, passando davanti ad un'agenzia per matrimoni temporanei si decise a lasciare un annuncio come questo:

A.A.A. cercasi nuotatore aitante o musicista dannato che voglia intraprendere una relazione temporanea (superiore però ai tre mesi). Astenersi estimatori del marrone e perditempo.

Aveva diversi amici cavallerizzi, ma tutti o quasi avevano già un bell'Antonio accanto, un po' era invidioso ma non si disperava affatto, la sua porca figura la faceva ancora.
Il nostro principe viola era sì un sognatore, ma spesso la vita quotidiana lo riportava con i piedi per terra: sapeva bene che le favole come quella di Biancaneve e Cenerentola appartenevano ad un passato che non poteva più tornare, ormai la facevano da padrone i metrosexual, i fashion victim, i grandifratellini e Alda d'Eusanio. Lui, con la sua antiquata calzamaglia, non era poi così di moda anche se al cavallo regalava dei ferri firmati Prada.

Un bel giorno...

Questa fiaba non è finita, l'ho estratta dall'enciclopedia delle fiabe ricevuta in regalo per aver ordinato una confezione di reggiseni della quarta misura tramite Postalmarket (possono sempre servire come posacenere!). Forse non è nemmeno una fiaba, nella prefazione non c'è scritto se c'è un lieto fine, ma forse è una fiaba moderna senza finale (che ne so io!); quel principe viola potreste essere proprio voi, o quello che vi sta cercando da tempo mentre voi vi nascondete ben bene in una dark room.
Sono nove volumi solo per questo racconto, quindi stateve bboni e aspettate la prossima puntata: del resto,
come diceva un fanciullo che aspirava al successo come cantante qualche tempo fa, non è finita finché non è finita.

Sto ascoltando: Lenny Kravitz - It ain't over 'til It's over

16 aprile 2007

Professionalit...ò (che...genere!)

Oggi il mio capo ha inviato una e-mail a tutti i dipendenti della nostra ditta, una "comunicazione di servizio" che riporto qui di seguito:

Nelle organizzazioni composte da più persone come la nostra è ormai invalso il metodo, molto corretto, di rispondere al telefono presentandosi.
Vi sarei grato se d’ora innanzi rispondeste al telefono nel seguente modo:
NomeDitta buon giorno, sono NOME o COGNOME.
Per le femmine direi di rispondere con il nome, i maschi con il cognome.

Lì per lì, m'è venuta in mente una battuta del genere: ma io rispondo con nome e cognome? Era già arrivata una comunicazione del genere in passato, ma questa volta credo si sia raggiunto il ridicolo. Non ho mai apprezzato queste formalità, sono un po' come giacca e cravatta in banca, però tutto sommato mi sono sempre adeguato. Ciò che trovo aberrante è il messaggio che si vuol far passare, ossia le sguattere si devono presentare col nome e invece noi che "ce l'abbiamo duro" possiamo usare il cognome che abbiamo ereditato dai nostri antenati (maschi ovviamente).
Mi viene in mente anche quest'altra riflessione, fatta da qualcun'altro però:

Perché dire no, oggi, a forme di convivenza stabile alternative alla famiglia, ma domani alla legalizzazione dell'incesto o della pedofilia tra persone consenzienti?

A pensarci bene, queste affermazioni hanno le medesime radici culturali. Ma la civiltà progredisce?
Qualcuno spieghi al mio capo che il cielodurismo padano è una roba da diciannovesimo secolo e soprattutto che il termine "professionalità" è di genere femminile.
A Bagnasco invece non dite nulla, anzi non scrivete nulla (soprattutto sui muri, per carità Ruini si offenderebbe).

10 aprile 2007

Fil Rouge

So benissimo di essere un po' fuori tempo massimo, ma la solita curiosa coincidenza mi ha ispirato per una delle mie solite riflessioni.
Questo weekend pasquale è scivolato via tra pomeriggi sonnacchiosi, nottate passate a dormire fin dalle 22 o a calcare i pavimenti scivolosi di una discoteca milanese fino a mattina; domenica sera, nel luogo meno indicato ho sentito lanciare un appello a riflettere per ciò che era successo al sedicenne suicida di Torino: un applauso ha coperto quelle parole che venivano dette al microfono da una donna, molti se ne stavano composti con le mani in tasca, altri partecipavano sentitamente quasi come per rendere giustizia a qualcuno che ha deciso di buttare via la propria vita per un insulto. Quanti siano stati quelli che hanno avuto l'istinto di applaudere ma pervasi da un sentimento di totale confusione non lo so, ma io ero tra quelli, e ora voglio darvene una motivazione ben precisa.
Il fatto credo sia arrivato all'attenzione di molti, i media ne hanno parlato a lungo, alcuni di essi dimostrandosi poco obiettivi e nuovamente avvezzi a quella brutta abitudine che viene scambiata per perbenismo e "rispetto ai familiari" chiamata ipocrisia: Studio Aperto, uno a caso, nel servizio di sabato mattina ha fatto intendere che il ragazzo "si era suicidato solo perché i suoi compagni gli davano del gay, mentre lui era solo un ragazzo gentile"; ammettiamo pure che questo povero ragazzo non sia stato omosessuale, ma che bisogno c'era di far passare il messaggio che quei froci di merda non possono essere scambiati per dei ragazzi gentili? Scusate il linguaggio scurrile e lo sfogo. Alcuni blog che leggo abitualmente hanno trattato in diversi modi la notizia, mantenendo un comune profilo realista e perfettamente condivisibile.
Fin qui, direte voi, ci sono solo le ragioni per battere le mani a favore di una causa assolutamente giusta. Corretto, ma c'è un elemento che lega il mio ragionamento all'impotenza che ha sentito fortemente quel ragazzo, in mezzo c'è Abdellah Taia.
Durante il mio viaggio a Barcellona dello scorso ottobre, cercai di mettere alla prova il mio spagnolo anche leggendolo: la domenica in cui mi presi un giorno di relax al mare, comprai El Pais e nell'inserto settimanale EPS lessi questo articolo; fortunatamente ho sempre la buona abitudine di conservare come ricordo i giornali, e ora ho davanti a me questa rivista. Cercherò di riassumere per chi non comprende lo spagnolo, e per tutti quelli che non conoscono questo personaggio visto che su Internet ci sono pochissime pagine Web in italiano su di lui.
Abdellah Taia è un trentatreenne marocchino e scrittore residente a Parigi da diverso tempo, città che lo ha accolto con molta freddezza, ma che gli ha permesso di dar voce alla propria causa. Lui è il primo marocchino che ha avuto il coraggio di rompere un tabù, dichiarando pubblicamente la propria omosessualità, ancora punita col carcere nel proprio paese. E' stato in questi ultimi anni riconosciuto come uno scrittore molto capace, e forse la sua bravura è stata offuscata dai media (arabi e francesi) che hanno ovviamente cavalcato a proprio beneficio la notizia. Nacque in un quartiere molto povero di Salé, cittadina vicina a Rabat, e nel suo lungo articolo racconta di una società fortemente ipocrita, che nega l'omosessualità ma allo stesso tempo ignora la possibilità che possa essere vissuta privatamente. A dieci anni, oltre ad aver avuto già contatti con persone coetanee dello stesso sesso, aveva pure un amante ventiquattrenne. Nemmeno negli ambienti religiosi, scrive, tutto ciò era estraneo: il proprio maestro della scuola coranica era solito ad intrattenersi coi discepoli, e in Marocco tutti sono a conoscenza del fatto che molti di essi sono pedofili ma nessuno si preoccupa, inviando i propri figli in questi luoghi esponendoli a possibili pericoli. A tredici anni Abdellah ha visto con i propri occhi gli abusi subiti da un proprio compagno di scuola, violenze verbali e sessuali che lo portarono a nascondere profondamente il proprio segreto, maturando però il desiderio di renderlo vivo in un futuro non troppo remoto attraverso gli studi. Ora che vive a Parigi, ha la possibilità di spiegare al mondo le proprie ragioni, le proprie sofferenze, le proprie convizioni. Scrive:

In Marocco è necessario dimenticare la vergogna che ci fanno sentire fin da piccoli e arrendersi alla lotta. Non dire il vero significato delle cose, cedere alla dittatura di una società nella quale ci chiniamo molto velocemente alle gerarchie e alle tradizioni secolari che, invece di mostrarci la via per la libertà, si preoccupa prima di tutto della propria permanenza.

Il suo racconto mi è piaciuto molto, e rileggerlo mi ha fatto pensare alla possibilità che esista un sottile filo rosso che leghi lui, quel sedicenne, me e molti altri. Il silenzio, la vergogna, le violenze verbali e fisiche fanno parte di questo mondo, e la nostra società seppur "superiore" (espressione orribilmente comune) non ne è esente. L'elemento che mi crea enorme confusione in testa è l'impotenza che può avere non solo una voce fuori dal coro, ma pure chi prende in mano quel megafono per scagliarsi contro certe intransigenze: la rabbia, sentimento condivisibile, è niente in confronto al vuoto creato dal pensiero che in quella società ci siamo pure noi, finora incapaci di usare la testa per alzare la voce o ragionare pacatamente.
I tabù e i pregiudizi non sono mai stati abbattuti solo con le parole, magari ricche di sentimenti ma vuote nei contenuti: a malincuore devo dire che nel nostro paese non c'è più cultura, nessuno si preoccupa più di come arricchire una persona: è solo attraverso la conoscenza che si fa crescere un bambino sano e robusto nei propri convincimenti e grazie alle scoperte quotidiane lo si pone al riparo da miopie nei giudizi; Abdellah riconobbe immediatamente nella conoscenza del francese la sua libertà, lo studio gli avrebbe permesso di superare i propri limiti (e anche quelli degli altri).
Se non ricordo male, pure quel giovane torinese era il più bravo della sua classe, a detta di Studio Aperto.
Quel filo rosso è la cultura.