29 agosto 2008

Switch on

Uh ma quanto tempo è passato? Tantissimo.

Faccio parte del partito che vuole affossare il calendario gregoriano e sostituirlo con uno più sensato, quello vacanziero: eh sì, per me l'anno nuovo comincia subito dopo le ferie, corrisponde pressapoco con il ritorno sui banchi di scuola o alle scrivanie negli uffici.

Il 2008 s'è chiuso con i botti, e Capodanno l'ho passato tra Milano e Marina di Massa. Il mare quest'anno m'ha giocato un brutto scherzo, sembrava quasi che non mi volesse, ogni giorno era in burrasca; la Toscana mi ha offerto in compenso tanto divertimento e un po' di relax.
Per la prima volta però avevo un gran desiderio di tornare, in realtà non nella mia casa reale, ma in quella immaginaria, abbandonata a sé stessa disordinata e sporca, con molte faccende più o meno piacevoli da sbrigare. E i sogni poi, quelli non ci stavano in valigia!

Così...eccomi qui. Adesso la casa sembra pulita, in ordine. Oddio il metodo IKEA non fa miracoli, ma ci si adatta.

Ebbene, buon 2009 a tutti.

Un particolare ringraziamento a Piero Pelù che mercoledì ha animato la mia serata, la prima del 2009!

04 agosto 2008

E adesso?

Provate ad immaginare che oggi sia il pomeriggio del 1 gennaio: le strade sono addormentate, c'è sporcizia ovunque perché i resti dei botti sono tutti per terra, lo sfortunato operatore ecologico sta cercando di rendere il tutto un po' più...civile.
Io non sono l'operatore ecologico, bensì quello che sta dormendo perché ha fatto le ore grosse: non ho voglia di farmi carico della spazzatura in cortile, almeno per ora. Perché farlo? Magari domani, oggi sono stanco. Continuo a dormire.
Ma che farò al risveglio?
Difficile da prevedere. Proverò a sognarlo intanto.

28 luglio 2008

La campanella

Driiiiiiiiiiiiiiiiin!

Tutti dentro, io pure, accompagnando per mano la mia tensione alle stelle. Il piazzale è affollato, c'è che finge indifferenza e chi invece sta già pensando a quale sarà il prossimo vicino di banco.

Eccomi dentro, con quella mia borsa piena di matite e un diario arancio intonso. In quel corridoio rimbomba l'eco dei miei passi, una testa curiosa si affaccia là dietro quel pilastro. Ecco la prima nuova compagna d'avventure, mi mostra tanti fogli con scritte indecifrabili, io ne scarabocchio uno con la matita blu.

Eccolo lì, mi sorride, nonostante la sua autorità (temuta così tanto!): mi fa accomodare sul primo banco libero e poi io resto ad ascoltarlo.

Driiiiiiiiiiiiiiiiin!

Ecco, per oggi ho finito, e domani si ricomincia! Evvai.

Ah, ma non sto mica ricordando il mio primo giorno di scuola! E' solo il mio primo giorno di lavoro nella nuova azienda. Però la campanella c'è, giuro.

25 luglio 2008

John Lennon and his working class hero

Elia, Giorgio, Alice, Tiziana, Cinzia, Manola, Elena, Claudia, Stefano, Stefano, e Michael.
Ecco li ho detti tutti.

GRAZIE.

Oggi, dopo due mesi di attesa, ho concluso un ciclo lavorativo durato quasi otto anni: ho fatto i nomi delle persone a cui devo dire grazie, sono le stesse a cui ho regalato un abbraccio. Non ha importanza se gli altri nomi non compaiono, ho comunque stretto loro la mano: ad uno, in particolare, ho fatto una raccomandazione, sincera.
Quando ho chiuso la porta dietro di me, e ho visto per l'ennesima volta quell'edificio bianco e blu stagliarsi davanti al sole delle cinque, ho avuto una stretta al cuore.

Lunedì invece aprirò un'altra porta, ben più grande della precedente, e sicuramente dietro di essa qualcuno/a, che ancora non conosco, mi aspetta: non vedo l'ora di conoscerlo/a.

L'altra sera ho visto un film, iniziava con queste parole:

Non è questo il racconto di gesta impressionanti. È il segmento di due vite raccontate nel momento in cui hanno percorso insieme un determinato tratto, con la stessa identità di aspirazioni e sogni. Forse la nostra vista non è mai stata panoramica, ma sempre fugace e non sempre adeguatamente informata, e i giudizi sono troppo netti. Forse. Ma quel vagare senza meta per la nostra maiuscola America, mi ha cambiato più di quanto credessi. Io, non sono più io, perlomeno non si tratta dello stesso io interiore.

Tranquilli...il fratello di Fidel può continuare a governare Cuba, non ho interesse in merito.

20 luglio 2008

Stand-by

Blasphemo: Che hai stasera?
D.: Sono nervoso
B.: Come mai?
D.: Non lo so
B.: Che è successo oggi?
D.: Niente, è qualcosa di fisico
B.: Sei teso quindi?
D.:

Avete mai visto un moto perpetuo? Ecco, per togliere quella tensione D. ha ballato per più di un'ora, senza mai fermarsi.

Oggi quello teso sono io, vado in piscina e la tensione s'affievolisce, ma non del tutto. Le attese mi devastano: ho difficoltà ad aspettare giovedì, sabato mi sembra lontanissimo. Lunedì infine cambierà metà della mia vita: per l'altra metà invece devo solo ricordarmi di non dimenticarmene. Ecco fatto, me ne sono ricordato (ho un simpatico promemoria proprio qui sulla spalla sinistra, la testa di D. appoggiata).

15 luglio 2008

Fears

Una stanza buia, un bambino la percorre a passo spedito canticchiando un motivetto, il rumore di una porta sbattuta che rimbomba.

Nei numerosi spostamenti e in taluni viaggi mi sono trovato da solo, a volte con nemmeno alcuna possibilità di chiedere aiuto in caso di necessità. Incoscienza?

Da venerdì mi capita di pensare a quel bambino e al suo senso di fastidio nell'oscurità: vent'anni dopo rieccola a causa di una banale notte insonne, ora è solo un brivido mentre allora era terrificante.

Di sera, mentre salgo le scale di casa mia. Mentre correvo stamane, a pochi metri dalla civiltà, nei miei occhi una nuova alba.

E' proprio vero che si può vedere anche soltanto quello che si immagina. Altre volte invece, non si riesce a immaginare ciò che si vede, magari negando inconsciamente l'evidenza di una grandissima mancanza.

09 luglio 2008

Capita(l)

Capita alle volte di ripertersi. Eh già, oggi metto due candeline sulla torta (o sul lavandino, sul water, oppure sul davanzale).

Capita che un bel giorno di dicembre, uno qualsiasi, decidi di far prendere una piega diversa alla tua vita, magari un po' intontito da quella strana senzazione di fare un lancio con un paracadute troppo piccolo.

Poi capita che vuoi annegare nella tua tranquillità, anche a costo di scavalcare alcuni bagnanti inesperti e farsi beccare da tavolette vacanti (che mai e poi mai ti fermeranno).

Capita che la radio si accenda, magari su Capital. Da quanti anni la ascolti? Da tanti, forse dal '92, avevo dieci anni. Capita che dall'altra parte
ti spingano a scegliere un disco che abbia a che fare con l'estate o con gli anni. Ed ecco tornare gli anni, gli anniversari.

Alla fine mi viene in mente.

Capita che, per mandare l'sms, ti possa (quasi) schiantare mentre guidi verso casa, e invece no: capita che quando metti piede in casa il telefono squilla.

Eccomi.
Ciao Maya.
Ciao Gigi. [colloquio cordiale]
Clic. La comunicazione cade subito dopo il lancio in diretta del disco.

A volte capita che il telefono e la radio si trasformino in qualcosa di prezioso. Riecco quella sensazione di paracadute piccolo, ma stavolta mi sento molto più leggero.

A volte Capital. No? No, non capita.

(e che pezzoni ha messo a seguire)

06 luglio 2008

Le zanzare

Ieri sera le zanzare mi hanno torturato, maledetto il momento in cui ho deciso di mettermi i pantaloncini!

Una zanzara piccina mi ha punto sulla schiena e, successivamente, sulla spalla. E' una rara specie notturna, non ti ronza attorno inutilmente come le altre, ma quando punta l'obiettivo non sbaglia mai mira. La conosco bene questa zanzara, non la scacci smanacciando.

Salto in auto disperato a causa dei pruriti, ma la puntura sulla spalla sinistra non la sento più.
Ecco che Alison Goldfrapp, dal sedile posteriore della mia auto, giocherellando con un violino e un sintetizzatore, segue la melodia di uno dei suoi pezzi migliori simulando un ronzio. Persino Seal mi tormenta la guancia destra con una rosa rossa, anche lui con quello stupido rumore sordo.

La devo smettere di caricare in macchina autostoppisti o cantanti mezzi ubriachi.

In realtà la puntura sulla spalla non me l'ha fatta una zanzara, ma non importa.

01 luglio 2008

Com'è profondo il mare (della Liguria)

Ci sono due cose nella vita di cui non posso fare a meno...ok tre: la prima è annoiare la gente parlando di radiofonia e musica, la seconda è il mare (la terza non ve la dico...brutti maliziosi e pervertiti, non è quella cosa lì).

Vidi per la prima volta la Liguria nel lontano 1988: B., la sorella di Blasphemo allora diciottenne, si offrì di accompagnare il fratello per una settimana ad Andora a causa della sua cagionevole salute. Ricordo gran poco di quella vacanza, la permanente di mia sorella, I'm not scared degli Eighth Wonder, la sala da pranzo dell'hotel e gli scogli sul mare.

Due anni fa passai una sera ad Arenzano: G. mi portò da Piacenza con la sua auto nuova, non so ancora cosa stesse cercando di trovare in me con quella ("bella") sorpresa. Ricordo una luna favolosa, il mare in burrasca e tanti (spietati) silenzi.

Questo weekend sono andato a Cogoleto, ho trascinato con me il mio amico A. Ricordo numerosi terzetti di anziane, una lunga chiacchierata con A. sul balcone dell'hotel, l'ospitalità dei liguri, solo quattro "parrocchiani" (abbiamo tenuto il conto) e una grande tranquillità.
Adoro nuotare, e da laggiù, solo e al largo della costa, avevo la sensazione che tutto quello che vedevo fosse mio. Tutto.

Cosa hanno il comune B., G. ed A.? La Liguria. E me.

23 giugno 2008

Strana l'estate

Sono già passate le 9 e tutto ancora è ben visibile.

C'è una quiete insolita, il traffico è già a casa con le gambe sotto il tavolo, davanti al solito insipido piatto.

Ecco il gatto nero del mio cortile, allungato sul ciotolato, poco distante dall'uscio della sua padrona: si gode, sornione, la leggera brezza serale che attenua la canicola estiva.

Poco più in là, attraverso una finestra spalancata, si sentono delle urla. Spegnete quel televisore, una volta tanto. Lontano, in una festa di quartiere, delle braccia rubate all'agricoltura canticchiano un pezzo di Cocciante.

La tenda continua a muoversi: intravedo oltre le corde il mio asse da stiro, persino una sedia, anzi no un trono: siede un ragazzo bellissimo, lo vedo per pochi secondi, poi scompare assieme al cartello che teneva in grembo; su quel cartello c'era una scritta, maybe.

13 giugno 2008

Il mutuo (soccorso)

Quando qualche tempo fa ostentavo tutta la mia fortuna, certamente non sbagliavo.
Non vi è mai capitato di desiderare un po' di sfortuna altrui?


Talvolta.

Ebbene, oggi pagherei pure per sollevare qualcuno da questo peso, anche se dovessi accendere un mutuo per certe sfortune.

11 giugno 2008

Ho amici gay, tutti simpatici, ma non vanno mica al Pride!

Quante volte avrò sentito pronunciare affermazioni del genere? Ho molti amici gay, sono simpatici, ma non sentono il bisogno di andare al Pride. Ho sempre saputo di avere un talento, quello comico.

Domenica scorsa ero al Festival del cinema di Milano, M. mi ha detto: E' strano vedere tanti gay...così...alla luce del sole. Mi vien da dire: è così tanto strano vedere la luce del sole?

Sabato ho rivisto D.: finalmente ha capito qual è la sua strada.

In ufficio ho un collega xenofobo e...omofobo: gira per la Lombardia con una mazza da baseball in auto e riconosce froci ovunque: gli sono molto simpatico (sul serio, gli faccio buon sangue). L'apparenza inganna.

Io e G., alla stazione metro di Gessate: sono le 4 del pomeriggio di quattro anni fa, io stringo la sua mano, prima che lui oltrepassi quel tornello gli do' un bacio sulla bocca. C'era un po' di gente, compresi quattro capostazione a consulto un po' straniati dalla vicenda. Non dimenticherò mai quel mio slancio.

Vidi questo documentario in aprile, quattro giorni prima delle elezioni, mi lasciò l'amaro in bocca.

In ufficio ho un collega, meno omofobo dell'altro: mi ha confidato di avere avuto delle attenzioni da un conoscente, amico della ragazza che sta corteggiando da lungo tempo; sembra che queste attenzioni, siano sempre più insistenti ed evidenti. Mi piacerebbe essere nei suoi panni in quei momenti, non di certo per conoscere l'altro, ma per provare le sensazioni del mio collega.

Non sentirò il bisogno di andare al Pride, signora Carfagna, ma non avverto nemmeno la necessità di avere delle ulteriori opportunità (pari?) per ascoltare le sue ragioni. Così può andare, Patroclo? Devo metterci anche qualche parolaccia? Bondi può bastare?

L'omofobia è inversamente proporzionale alle mie emozioni.

Se Charlie non ha un'anima immortale, allora non commette peccato se infrange la Quaresima, vero?
Da: Chocolat

28 maggio 2008

Altrove

Due persone, due sensazioni.

Il viso della signora B., aggraziato da quel sorriso disarmante.

Il colpo di tosse della mia nonna, fragoroso, rimbomba ancora nelle mie orecchie.


Rieccomi, con i piedi per terra.

Voblasphone, messaggio gratuito

Lo so, ultimamente sono stato molto occupato, ed è come se avessi staccato il cellulare.
Ecco, lo riaccendo...e quali notifiche di chiamata mi sono arrivate?


Un coglione patentato (o più semplicemente, un coglione e basta) ha pensato bene di trasformare un'innocua richiesta in una proposta indecente. Voglio dire...assomiglio a Demi Moore?


Cellulare spento anche per chi continua ad importunarmi con i propri problemi, lagnandosi ancor prima del dovuto. Eh no cari miei, non esistete solo voi. Tasto con cornetta rossa premuto, e il logo Nokia scompare.


Ho posizionato male pure la cornetta dell'interfono in ufficio: da due giorni mi posso considerare libero a tutti gli effetti. Sette anni e mezzo di sudore, ed ora me la voglio godere facendo rimpiangere qualcosa a qualcuno. Tié.


In realtà è come se non avessi mai perso il contatto con il mondo, ho sempre quel canale riservato ad una stretta cerchia di persone.


Quell'sms di L. non riesco a cancellarlo, lei sì che non è mai fuori luogo.


Mentre asciugo i piatti arriva la chiamata di N., a lui dico: grazie, è stato molto prezioso in questi ultimi giorni. Davvero, gliene sarò riconoscente.


Domani rivedrò la cara E., venerdì il buon A.: cosa accadrebbe se si conoscessero? Avete mai provato a sovrapporre due vostre realtà? Credo che E. avrebbe un debole per A., ne sono certo, passerebbero delle ore al telefono questi due..."chiacchieroni".


Pssss...ehi voi! Sì, proprio voi: la prossima volta mandatemi una e-mail...meglio ancora, facciamoci una chiacchierata.

21 maggio 2008

Rinunciate a Satana?

Se ci fosse ancora qualcuno ancora convinto che il mio nick abbia una motivazione religiosa, ebbene costui stavolta non rimarrebbe deluso.

Il fatto
Ho fatto da padrino a mio nipote nel rito del sacramento battesimale di Santa Romana Chiesa


Rito di accoglienza
Mettere di nuovo piede in quella chiesa m'è sembrato così strano, l'ultima volta la vidi stracolma di gente mentre domenica scorsa era così vuota. Ad un tratto ho sentito pronunciare queste parole:

Celebrante: E voi, padrini e madrine di questi bambini, siete disposti ad aiutare i genitori in questo compito così importante?
I padrini:
Il padrino Blasphemo: Sì... N., smettila! Shhhhh!

Liturgia della parola
Dopo soli cinque minuti d'orologio, ecco la decisione saggia (ma inadeguata) di mio nipote: Io vado. Eh certo, io vado!


Preghiera dei fedeli
Celebrante: Per la Chiesa, perché sia una vera comunità di fratelli che si vogliono bene, che si aiutano nella difficoltà, che affrontano i momenti di gioia nella condivisione e i momenti di dolore nella solarietà. Preghiamo.
Tutti: Ascoltaci, o Signore
Cervello Blasphemo: Ascoltaci o Signore...vera comunità di fratelli?


Il sacramento
Dopo la rinuncia a Satana, mio nipote viene battezzato: resta da capire se quella goccia d'acqua sia finita sulla sua testolina, solo una moviola calcistica può chiarire lo scontro tra la mano del parroco e il braccio di mio nipote.

Consegna del cero pasquale
Promemoria: al prossimo compleanno di N., evitare le candele.


Il rito dell'Effetà
Perché questo rito è stato dimenticato dal prete?


8 in Religione, 3 in Grammatica
Signor Parroco, il mio nome (di battesimo) riportato da Lei sul quel registro, non si scrive (abitualmente) con due b.


Il buffet
Torta buonissima.


La mia compagnia
Cordiali convenevoli con gli invitati, quasi tutti parenti: la mia compagnia preferita però è stata quella di mio nipote; insieme a lui altri due sconosciuti bambini, N. e T. di due e quattro anni. Vederli razzolare per quella casa sempre così vuota mi ha fatto piacere, hanno dato vita a quelle stanze: per un pomeriggio le pareti hanno respirato, il pavimento si muoveva al ritmo di un battito.
Ecco il mio battesimo: le loro urla, la loro innocenza, le loro incertezze...la mia serenità.
La benedizione finale: le braccia tese verso di me e il dolcissimo bacio sulla guancia di T., la manina stretta attorno al mio mignolo di N., gli occhi splendenti di mio nipote prima di abbracciarlo.

Riflessi e riflessioni
Dopo un pomeriggio piovoso, ecco spuntare l'evento atmosferico preferito dai bambini, l'arcobaleno: era gigantesco, impalpabile ma reale.

Alla domanda "Rinunciate a Satana?" io risponderei: "Satana è qui?"

13 maggio 2008

Tele-Tele-Tele-Telefonarti

Driiiin Driiiin!

Blasphemo: Pronto?
Signorina: hihihi hihihih...
B: Prontooo?!
S: Ehm...Pronto...è il signor Blasphemo?
B: Sì?
S: Buonasera sono Lola Falana della agenzia VaALauràBarbù, la chiamavo per darle la conferma del colloquio fissato per domani alle 12.30 alla Ditta A.C.M.E. di San Francisco....
B: No no...attenzione...come domani?? L'altro giorno al telefono mi aveva detto venerdì alle 12.30!
S: Bravo, bravo, volevo vedere se era attento!
B: [piccolo momento di smarrimento]...Come scusi?
S: Mhm....volevo vedere se era stato attento l'altro giorno, lo so che è per venerdì!
B: [altro momento di smarrimento] Ah.
S: Mi raccomando, bella presenza e puntualità, ci sono buone probabilità!
B: Ah...va bene, grazie.
S: La signora Tinì Cansino la aspetta alla Ditta A.C.M.E., va bene?
B: Ah...va bene...ok.
S: Arrivederla!
B: ehm...'sera

Clic.

B: A mai più...Oca oca oca...te e quella che hai accanto con cui stavi ridendo: m'è preso uno sciopon, pensavo fosse saltato tutto o chissà cosa...dannate guascone dipendenti delle agenzie!

06 maggio 2008

Anna TVTB, Juve gobbi, Padania libera e....(caro vandalo ti scrivo)

No, non è opera mia, non ho l'abitudine di imbrattare le affissioni per i necrologi scrivendo frasi del genere. Già mi basta questo blog....per le frasi del genere, intendo.
Questo simpatico messaggio lo vidi per la prima volta lo scorso dicembre, quando nella pausa natalizia cambiai temporaneamente piscina; con il passare delle settimane, il colore nero della scritta è sbiadito, ma il messaggio è ancora ben visibile.
Trovo curioso che il comune non abbia utilizzato questo cartellone per diversi mesi, e nessuna agenzia di pompe funebri si sia affrettata a coprirlo con bianche affissioni affiancate da crocefissi o fotografie.
Vorrei pubblicamente ringraziare l'ignoto/a vandalo/a, e chiedergli/le di andare in un paio di posti che ora gli/le segnalerò.
In provincia di Brescia è necessario scrivere su un cartellone la seguente frase: Prendiamo in considerazione le nostre indecisioni. Consapevolezza.
In provincia di Bergamo deve assolutamente usare la bomboletta per riportare queste parole: Facciamoci aiutare, non siamo dei robot. Consapevolezza.
Per il secondo messaggio avrei una certa urgenza...sa come vanno le cose...se è possibile mandare avanti la pratica...con una bottarella, intendo....
Segnalo invece all'amministrazione comunale di Treviglio che qualcuno, nella stessa via, s'è divertito ad incollare cartelli sugli alberi, nel tentativo malriuscito di emulare il vandalo/psicologo.

Propaganda spicciola, tzé.

29 aprile 2008

L'anagramma (Mamma Roma, arrivederci - parte seconda)

Oggi non avevo assolutamente voglia di parlare: ero talmente geloso di quello che m'ero portato via da Roma da non volerlo condividere con nessuno, immagini e pensieri.

Ieri, in attesa di un funesto rientro a casa, entrai in Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e, sededendomi sui banchi per far riposare i miei piedi doloranti, pensai: qual è l'anagramma più utilizzato come esempio? Quello della parola ROMA, ovviamente; immediatamente dopo mi sono ricordato (non so come abbia fatto, non ricordavo sinceramente l'autore) dei miei lontani trascorsi scolastici e di quest'opera:

l'opera


prende amore in gentilezza loco
così propiamente
come calore in clarità di foco

Citazioni a vanvera a parte, mi piace intendere queste parole in senso lato, senza alcun discorso filosofico o politico: Roma è stata capace di regalarmi anche questo. Ho visto un cuore gentile, dentro di esso sono sicuro che "l'anagramma di Roma" prenda posto così naturalmente come il calore prende posto nella luce del fuoco, nonostante tutto.
Ciao ni', un bacio ar pupo e grazie der portapasse.

Mamma Roma, arrivederci (parte prima)

Ogni riferimento a Remo Remotti è puramente casuale.
Cinque giorni di vacanza a Roma, in trasferta e in solitaria.


Se Roma è la mamma, Milano è la zia antipatica che non ti ha mai fatto un regalo da piccolo.
Roma è la città dei fori, i buchi invece sono nelle mani dei turisti spendaccioni (anche un po' come me).
Ho visto la Roma elettorale dei Rutelli e degli Alemanno, sul Vittoriano di notte volavano in circolo i pipistrelli, quasi a presagire un futuro spiacevole per la nostra patria.
E' la Roma di Tarzan, la Roma della Badescu.
A Roma gli autisti dell'ATAC ti indicano il carcere di Regina Coeli sventolandosi la mano davanti al viso, a Roma c'era un clone di Marisa Merlini.
E' la Roma dei palazzi, delle chiese e dei senzatetto.
E' la Roma di Trastevere, quella che ti fa aspettare quasi 50 minuti un piatto d'amatriciana; è la Roma dell'Esquilino dove una carbonara t'arriva dopo 10 minuti.
E' la Roma dei preti in S. Pietro, è la Roma dei "parrocchiani" al Colosseo.
A Roma la domenica sera i bus non arrivano mai, ma la metro è sempre puntuale.
E' la Roma della porchetta ma anche della cotoletta alla milanese.
A Roma i turisti giapponesi fotografano i cavalli mansueti e gli svedesi le carrozze della metro.
E' la Roma in fiore di Trinità dei Monti, la Roma dei sottopassaggi allagati.
E' la Roma tranquilla di Villa Borghese la domenica mattina, la Roma affollata di via del Corso il sabato pomeriggio.
E' la Roma delle monetine nella Fontana di Trevi, la stessa che ti chiede "Che c'hai un euro da prestamme?"
E' la Roma dei posti di blocco ad ogni angolo nel giorno della Liberazione, è la Roma delle lunghe file ai Metal Detector.
E' la Roma del "prego s'accomodi" e del "a 'ndo vai, cerebroleso?"
E' la Roma scritta in latino, ma parlata in dialetto.
E' la Roma delle bestie feroci nel Colosseo, e degli animali nella metro.
E' la Roma del padre che tiene in braccio un bimbo, è la Roma della coppia di padri che spinge un passeggino.
A Roma nessuno sa chi sei, ma tutti sanno cosa vuoi.


Ascoltavo fino alla noia: Goldfrapp - Clowns

Ciao ma', un bacio ar pupo.

21 aprile 2008

Chi si accontenta...

Cammino sotto la pioggia per le vie strette del mio paesello, sul display del cellulare compaiono parole di sconforto, forse qualcuno si danna troppo l'anima per quell'anima gemella che non arriva mai.

Cammino sotto la pioggia per le vie strette del mio paesello, poco più avanti una coppia di signorotti incrocia un anziano signore:

Dottore: Ga l'ha minga l'umbrel?
Anziano: Al sulda' ma l'ha minga da'!
Dottore: Alura dùma la speti 'n ambulatori!
Anziano: Ma va....hehehehe!

Quel sorriso sdentato che spuntava sotto un berretto da baseball mi ha rasserenato: dopo una giornata di m. al lavoro, era proprio quello che ci voleva.

Chi si accontenta gode. Eccome.