22 novembre 2007

Il lungo sonno del signor Meucci (Pronto, è la Sippe?)

Sono le due del pomeriggio, negli altoparlanti del mio computer sento rieccheggiare il disturbo del segnale, ma quella luce non prende vita. Poi succede un'altra volta, e al sussulto segue il silenzio.
Non ho mai avuto un gran rapporto col telefono fisso, tanto meno quello mobile: quel trillo che ti spaventa/eccita, la preoccupazione/curiosità di rispondere, la delusione/sorpresa nel sentire le parole di chi sta all'altro capo della comunicazione.

Appunto, comunicare.

Questa sera il telefono ha squillato, poco prima che entrassi in doccia. Che nervi. Esco velocemente dal bagno con addosso il solo "vestito delle buone occasioni", dico "pronto" e poi niente. Comunicazione attiva, segnale perfetto, ma totale silenzio.

Sono giorni che mi preoccupo per il mio cellulare, sforzandomi persino di andare oltre il mio ripudio. Non suona più, e non credo sia autolesionismo (perlomeno conscio), bensì qualcosa che ha a che fare con la sordità e il mutismo.

Resta comunque da capire se l'intestatario del 338 in questione abbia superato i 13 mesi di inattività e quindi il gestore abbia rescisso il contratto.

12 novembre 2007

Giro la ruota, Mike

Manco da troppo tempo, lo so.
Dopo Madrid sono accadute poche cose, molte altre credo invece di averle evitate io stesso.
Questa lontananza è figlia di una pigrizia mentale (ma non emozionale) e di difficoltà tecniche (quando mai mi deciderò ad attivare internet a casa dimenticando così i call center per cittadini stranieri?).

Vediamo un po' se giocando alla Ruota della Fortuna riesco a comporre una parola.

V di Verona o Vettura La mia automobile, dopo tanti travagli, è tornata nelle mie mani. 730 euri sono volati fuori dal mio portafoglio come niente. Non aggiungo altro, provate solo ad immaginare la mia gioia. V come Veemenza.

R di Roma o Ragazzi Periodo di vacche magre, signora mia, ma funziona sempre così, Blasphemo dopo il periodo della vendemmia va in letargo (io però la devo smettere con il mio solito bacchettonismo autolesionista). R come Rabbia.

C di Como o Collega Domani il mio collega P. consegnerà la lettera di dimissioni al mio capo. Mi spiace che se ne vada, è un gran lavoratore ed una persona molto intelligente ma altrettanto sottovalutata dal vertice aziendale. Non so cosa darei per essere una mosca domattina, forse sto solo attendendo con ansia il mio turno. C come Curiosità.

M di Milano o Malattia Lunedì scorso ero stanchissimo, martedì ero a pezzi, mercoledì ecco arrivare la prima febbre della stagione '07-'08. La solita faringite acuta mi ha bloccato a letto fino a sabato, e come se non bastasse s'è aggiunto un effetto, oltre ai soliti, poco piacevole che inizia per V. Venerdì e sabato ho letto molto, sfogliando nuovamente alcuni miei libri di scuola giusto per ricordarmi cosa volesse dire "fare Informatica" dietro i banchi. M come Malinconia.

S di Savona o Scomparsa Ieri pomeriggio dal mio albero genealogico è caduta una foglia, il vento di questi giorni ha soffiato troppo forte tra i rami (e qui dietro c'è una metaforona, sfido chiunque a capirla): sarei bugiardo se vi dicessi che sentivo un legame speciale, però nutro rispetto verso di lei. Sono tornato al mio paese d'origine anche stasera, pur sapendo che avrei rivisto troppe facce sgradite, ma in questi momenti mi rendo conto che i miei familiari hanno bisogno di me; pensavo che il tempo e gli avvenimenti avessero cambiato le persone, e invece le rughe non riusciranno mai a nascondere quegli atteggiamenti melodrammatici e così artefatti. I mancati attori piangono al telefono annunciando la tragica notizia e un attimo dopo fanno battutine da quattro soldi con i presenti, le malelingue scivolano sul pavimento della sala imbrattando di saliva i tappeti, insudiciando qualsiasi cosa; fortuna però che accanto a quella foglia accartocciata sono sfilate anime silenziose e raccolte nel proprio sentimento, alcune hanno persino regalato sorrisi privi d'ipocrisie e intimamente solidali. S come Sdegno.

E ora compro una vocale.

A di Ancona Eh sì, continuo a pensarci....non ad Ancona, sia chiaro.

VRCMSA. Ma che minchia di parola è uscita? Il solito sconclusionato. Però ho giocato con Mike e, detto tra noi signora mia, so' soddisfazioni.

01 novembre 2007

Tra presente, passato e futuro

A 86 anni dormivo quattro ore a notte
A 62 anni sono andato all'ufficio postale a prendere la pensione
A 52 anni sono stato operato alla prostata
A 46 anni ascoltavo Radio Capital, rientrando però nella fascia d'età dell'ascoltatore medio
A 13 anni mi prenderò la mia prima cotta adolescenziale per una donna
A 6 anni riuscirò a tornare a casa a piedi da scuola da solo a piedi, perdendo volutamente il bus
A 2 anni canterò il ritornello di "Say Say Say" di Michael Jackson e Paul McCartney


E a 26 anni? E che ne so, mica posso prevedere il mio futuro.

Auguri intanto.

31 ottobre 2007

Libro e moschetto...

In questi cinque anni di nuoto senza sosta credo di averlo incrociato moltissime volte, addirittura in ben tre diverse piscine. Non mi è mai parso un tipo simpatico, con cui magari scambiare quattro chiacchiere tra una vasca e l'altra: a volte lo beccavo solo, altre accompagnato da ragazzi più o meno coetanei. Testa rasata, viso spigoloso, occhi infossati, uno sguardo arcigno e tagliente.
Nonostante non lo conosca, credo che il disprezzo sia l'elemento alla base del suo personaggio: non credo sia molto stimato, nemmeno lui però sembra aver rispetto per il prossimo o una parte di esso. Sul braccio destro riporta un tatuaggio con la scritta DUX; un mercoledì sera qualsiasi dell'inverso scorso, dopo la mia oretta in vasca me lo ritrovai col suo compare, in doccia, e cominciai ad ascoltare a tratti le loro conversazioni, credo stessero parlando di donne; poi, in tono scherzoso e "sicuramente innocente" il soggetto in questione se ne uscì con una disquisizione a dir poco insolita riferita ad una terza persona:

"eh sì, quel brutto pederasta negro ebreo di merda"

Restai imbambolato con un'espressione da ebete mentre lo shampoo sgorgava a fiotte sulla mia mano. Pensai "chissà cosa direbbe se adesso, preso dalla Malgiolite, uscissi dalla mia doccia scheccando a destra e a manca (anzi no, solo a manca)": poi mi risposi da solo, avrebbe aggiunto "frocio comunista" (comunista per la manca) alla sua precedente affermazione e il risultato sarebbe stato "brutto frocio pederasta comunista negro ebreo di merda". En plein.
Domenica sera lo ribecco, io ero già negli spogliatoi ma lo vedo arrivare da lontano con uno sguardo allibito: controllo se ho addosso qualcosa di fucsia, poi mi accorgo della camicia nera. Che peccato.

21 ottobre 2007

These boots are made for walking

Può capitare che l'auto ti abbandoni (almeno per qualche giorno) e tu sia obbligato a cambiare le tue abitudini di viziato automobilista.
Ti alzi al mattino almeno mezz'ora prima, metti un giubbino più pesante e, per la prima volta da diverso tempo, il berretto: chiudi la porta dietro di te e t'incammini.
Scendi nei vicoli del tuo paesello, in uno di questi in fondo c'è una luce abbagliante e le vai incontro: da quella ringhiera vedi l'altra sponda del fiume ancora immersa nella foschia, il sole basso t'acceca e persino il ponte di colore bianco peggiora la visibilità. Ti fermi qualche istante ad ammirare il risveglio di tutto ciò che ti sta attorno, persino il fiume pare ancora dormiente perché la forte siccità l'ha prosciugato, quasi fermato.
Scendi la scalinata e per una volta tanto non conti gli scalini, le automobili che da lassù sembravano avere colori sfocati ora appaiono più familiari e sicuramente rumorose; attraversi il ponte, ti immergi in altri vicoli ed immediatamente ti ritrovi seduto alla tua solita scrivania.
Il bello è che alla sera fai la stessa cosa al contrario, ma non c'è più quella luce perché il sole è tramontato dietro la collina e anche se lo raggiungessi non ti sembra più lo stesso.
Poi viene il weekend e fare a meno dei tuoi soliti spostamenti, anche legati a piacevoli passatempi, non è così semplice: ti vien persino da ridere quando ti accorgi di essere seduto in un autobus completamente vuoto che ti riporta a casa dopo un'oretta passata in quella piscina del paese a fianco; sembra quasi che tu abbia scambiato il tuo ridicolo paese per una metropoli degna di questo nome.

Oddio...forse lo è.

E fino a martedì...niente trippa per gatti.

13 ottobre 2007

Acqua

Scivola lungo i suoi fianchi, l'accarezza, ma l'impeto dei movimenti respinge la dolcezza del fluido. Lo sguardo fisso di quell'uomo la penetra nel profondo, la pervade, come se sul fondo si nascondessero tutte le risposte che stava cercando: quando si guarda attorno invece osserva in modo superficiale, galleggia negli occhi della gente, fin quando l'imbarazzo lo porta in una secca. Quel corpo s'immerge nuovamente, le sue braccia si innalzano e poi sprofondano.

Sto ascoltando: Air - Space maker

Se avessi una piscina tutta per me vorrei nuotare con questa canzone tutto volume, in modo da poterla sentire persino sott'acqua. Chissà invece che ascolterebbe quello sconosciuto.

12 ottobre 2007

Brain training

Al lavoro mi chiamano F1 (per i profani, é il tasto d'aiuto sul PC), l'idea che molti dipendessero dalle mie "informazioni" non mi dispiace affatto, é una piccola bottarella all'autostima.

Il mio cervello non mi hai mai tradito, ma da qualche mesetto posso tranquillamente ammettere che scordo facilmente alcune cose. Per fare un'esempio, non ricordavo il nome di un ragazzo che incontro talvolta in piscina: ho messo in moto l'astuzia per non fare una figuraccia e, al momento del ritiro della tessera, ho drizzato le antenne mentrepronunciava nome e cognome a voce alta.
Secoli fa, quando andavo ancora a scuola, le date da memorizzare non erano un problema, oggi molti compleanni non mi entrano in testa, faccio affidamento a mezzi tecnologici.

I casi sono quattro:

a. sono invecchiato (meno di un mese ai 26, questo me lo ricordo)
b. quand'ero più ggggiovane, conoscevo poca gente (meno nomi, meno date)
c. è più semplice memorizzare la marca della mia lavatrice ossia Rex piuttosto che il compleanno di Tizio (ma si chiama Tizio poi?)
d. ora ho qualcosa di più importante da tenere a mente (o da dimenticare)

Chissà, forse hanno tutte un fondo di verità, mi chiedo se l'associazione persona/numero possa essere ritenuta tragica.

Ah, però oggi è il 12 Ottobre...Terraaaa!

05 ottobre 2007

Denuncia

Ieri notte forse ho rischiato una denuncia, ma chissenefrega.
Era un po' di tempo che non lo facevo, in macchina mi trovo a mio agio, lascio andare ogni freno inibitorio.
Si inizia pian piano, si segue il ritmo, ci si fa coinvolgere e l'adrenalina sale.

Ecco...

Fa' una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!
(The big Kahuna)

Ieri sera un qualsiasi passante avrebbe potuto udire distintamente il casino provenire dall'abitacolo della mia macchina. Però non vi dico qual'era la colonna sonora. Tié.

Curioso quest'incrocio col sesso. Uhm.

26 settembre 2007

Wagaboo

"La verdadera patria del hombre es la infancia"
Rilke

Questa frase, scritta sul muro della stazione metro di Campo de Las Naciones, l'ho letta dal treno in corsa è m'è parsa immediatamente la migliore rappresentazione in parole della mia vacanza.
Eh già, credo fermamente che la mia patria sia realmente la mia infanzia, ed è attraverso gli occhi di un bambino che io ho ammirato, scrutato e intravisto tutte le mie emozioni riflesse sui muri di una città adulta come Madrid. Ecco cosa intendevo dire alla partenza tramite l'oroscopo di Brezsny: svuotarsi completamente era come diventare piccolo una seconda volta; chi meglio di un bambino è in grado di vivere a fondo tutte le esperienze che la vita gli sottopone in modo spensierato? Un bambino ride, si arrabbia, piange e qualche volta ti fissa a fondo per capire cosa passa per la tua testaccia dura.

Per il viaggio ho riempito fino all'ultimo byte il mio player MP3, involontariamente ho messo anche questo album che mi riporta col pensiero proprio alla mia infanzia (quasi adolescenza): il 1991 fu un anno, come del resto quelli adiacenti, un po' strano ma sicuramente ricco di avvenimenti; questo disco è la mia "patria musicale", è composto da canzoni più o meno conosciute ma tutte suonano come un inno nazionale per me.

Potrei perdermi a raccontarvi cosa ho visto, quali locali mi hanno trascinato nel turbinio della movida madrilena, descrivervi le persone che hanno contribuito a rendere questa ennesima scampagnata una delle più piacevoli, forse la più coinvolgente di tutte quelle fatte finora.

Non lo faccio, sapete il perché?

Perché le immagini della città sbiadiscono nella mente, i divertimenti lentamente si dimenticano per far posto a chissà quali necessità quotidiane, le persone si possono anche perdere di vista. I sentimenti invece no, quelli ti restano dentro, forse perché un po' li conosci già.

Mi ricorderò finché vivrò di questa vacanza: non dimenticherò mai quale immenso dolore mi suscitò il Guernica pur non essendo un critico d'arte, mi lascerò andare con più convinzione ogni volta che rivivrò quella sensazione di piacevole disorientamento suscitatami dalle nottate trascorse nelle fumose discoteche di Chueca; per ultimo mi terrò sempre dentro quelle particolari emozioni che seppe tirarmi fuori una persona sconosciuta ma così simile ad alcune anime gentili che mi stanno accanto da diversi anni.

Sappiate che, solamente oggi, Madrid è stata in grado di farmi vivere in serie:

- Preoccupazione e una rabbia latente, causata da una buona ragione per tornare (che strano incazzarsi per una cosa positiva)
- Una felicità, calda come un abbraccio
- Una gran voglia di piangere, per dar sfogo a quell’amarezza e alla felicità strabordante
- Benessere e sicurezza, rappresentate anche in questo post chilometrico

Ora sono qui in areoporto e aspetto il volo che ha accumulato un ritardo consistente a Milano, vorrei tanto che non arrivi mai.
La patria di quel bambino, almeno per oggi, è in questa città che si trova nell'universo (della sua vita).

Madrid, a presto.

Sto ascoltando: U2 - Ultra Violet (light my way)

20 settembre 2007

¡Qué ansiedad!

Qualcuno mi spiega perché devo essere così ansioso prima di partire? Mi succede sempre la stessa cosa, svanisce tutto con un sonno consolatore.

In questo momento sono nel punto più tranquillo di Madrid e persino vedere il sole che penetra tra le chiome degli alberi mi dona una tranquillità incommensurabile.

Devo rileggere Siddharta un'altra volta. Sì sì.

19 settembre 2007

Mí radar está roto

Provate a camminare per i quartieri di Malasaña e Chueca per un po', anche negli orari più inconsueti: vi accorgerete che vi basteranno circa dieci o venti secondi per incrociare un parrocchiano (o anche una gnegna, dipende dai gusti).

Ho spento il radar questa sera, è andato in tilt. Santa Marta (Sánchez)...che paese del Bengodi!

18 settembre 2007

Me voy (vacío)

Domani prenderò l'aereo che mi porterà a Madrid: le uniche differenze rispetto ad Ibiza sono la meta, il fatto che lascerò a casa tutti gli amici e l'adrenalina a mille, per il resto stesse sensazioni.

Lo scorpioncino Blasphemo ha ascoltato l'oroscopo di Rob Brezsny su Capital (ascoltalo/leggilo), da domani ha in ballo una scommessa con se stesso: si svuoterà completamente, o almeno ci proverà, proprio come l'anno passato a Barcellona.

Porterò con me il mio solito quadernetto, all'Adecco non ci sono ancora passato e quindi sarò solo a Madrid (vedi il post precedente).

Dietro le finestre io guardavo le contrade di Madrid
Ero preoccupata che non si sciupasse l'atmosfera
[...]
I ragazzi all'imbrunire cantano dei versi in allegria
Solo pochi passi di fandango persi nell'oscurità
Come si sta bene qui nascosti tra le nostre verità
Strana voglia d’andar via verso le contrade di Madrid
[...]
Raffinate libertà
[...]

Giuni Russo > Mediterranea (1984) > Le contrade di Madrid

17 settembre 2007

Chi ha tempo...

Chi ha tempo non aspetti tempo, recita il proverbio. Mi chiedo: e chi non ne ha? Vada all'Adecco.

In questo ultimo periodo ho veramente poco tempo a disposizione per fare qualsiasi cosa: al lavoro devo finire tutto in fretta, a casa sbrigo le faccende a fatica, ho poco tempo per i miei "buchi dolcefarniente" (come la piscina, ascoltare musica, leggere etc...). E il mio blog? Finisce in coda, nonostante di cose da raccontare ce ne siano; l'altro giorno il mio Grande Capo, con l'ennesima delle sue trovate, mi ha ispirato un post, ma non ho il tempo per scriverlo.

Sua Altezza Reale sfrutta la segretaria per scrivere lettere inutili ai clienti, io voglio uno stenografo/dattilografo (maschio) che possa appuntarsi in qualsiasi momento della giornata le mie riflessioni: con pochissimo sforzo potrei aggiornare quasi in tempo reale questo maltrattato blog.

Ecco come risulterebbe la mia giornata bloggara, piena di rubriche:

Ore 7.12: Non ci sono più le mezze stagioni, la prima cazzata del giorno pensata ancora con le cacchette negli occhi
Ore 8.15: Blasphissimo, commenti al tema del giorno lanciato nel programma radiofonico Platinissima
Ore 8.31: Vaffa Awards, chi riceverà oggi l'ambito premio (dopo un minuto di lavoro)?
Ore 11.00: Commenti etero in pausa caffé. Da non perdere Blasphemo che parla di tette e di fighe.
Ore 12.35: Il pranzo è servito, ai fornelli il cuoco Blasphemo
Ore 14: Blasphealth care, consigli per digerire in fretta il pranzo
Ore 16.30: Commenti etero in pausa caffé (seconda parte)
Ore 17: Frizzi e lazzi, risate radiofoniche a volontà, in istudio Mary Cacciola, Andrea Lucatello, la Pina, Diego e Blasphemo
Ore 20: Le parole che non ti ho detto, riflessioni semiserie su pensieri e sensazioni della giornata
Ore 20.30: Music was my first love, it will be my last, la buona musica in compagnia di Fabio Arboit, Massimo Cotto, Luca De Gennaro, Massimo Oldani, Alessio Bertallot e Blasphemo.
Ore 22.30: Il cantastorie, Blasphemo trasforma le più belle favole per accompagnarvi tra le braccia di Morfeo

Lo voglio, lo voglio (il dipendente sottopagato)! Uff. Domani veloce aggiornamento ai post e alla rubrica qui a lato (se ho il tempo).

10 settembre 2007

Fill in the blanks

Ricordo che quando frequentavo ancora le aule scolastiche (ormai si parla di secoli fa), uno degli esercizi più ricorrenti nei compiti d'inglese era quello di riempire gli spazi vuoti con le parole corrette: lo sforzo richiesto dipendeva dalla difficoltà dell'argomento.

Blasphemo ________ someone.

In questo momento l'unico verbo che non riesco a coniugare correttamente al Simple Present e ad infilare in quello spazio vuoto è proprio quello lì. Si si, proprio quello. Non è nemmeno una questione di tempo, se provassi con Simple Past o il Past Perfect la solfa non cambia mica.

Erano mesi che non ci pensavo, forse quell'esercizio che risale alla lezione numero uno l'ho tralasciato perché ero troppo concentrato su altre questioni come il genitivo sassone ma sicuramente l'ho dimenticato di proposito.
E' sempre più semplice imbrogliare, magari nascondendo alla professoressa quel compito non eseguito: le parli con un accento impeccabile, stendi pagine e pagine piene di argomenti più o meno interessanti; poi ti accorgi che in quelle pagine quel verbo non c'è mai, al suo posto hai usato tanti di quei sinonimi che non nemmeno l'Accademia della Crusca inglese (semmai esistesse) conoscerebbe. E chi te lo ha ricordato? Tuo padre.

Giovedì ho visto mio padre con il mio libro d'inglese in mano, mi mostrava quell'esercizio irrisolto; mi sorrideva ma i suoi occhi erano pieni di lacrime, una goccia di sangue seccato riempiva quello spazio vuoto nella frase.

Grazie papà, grazie per avermelo ricordato.

Oggi ricomincia l'anno scolastico, vorrei tanto tornare a scuola, anche solo per un'oretta.

06 settembre 2007

Words don't come easy

Piacere, sono Minnie Minoprio. Ah, no, scusa, volevo dire Lola Falana.

Sarà che sto viaggiando dritto dritto verso il compimento del ventiseiesimo anno d'età, sarà che l'arterio sclerosi è sempre più diffusa anche tra i giovani, ma mi sono accorto di aver perso l'uso delle parole; se devo essere sincero, non l'avevo mai acquisito, nemmeno l'arte dello scrivere mi appartiene, credo che questo blog violaceo riporti più errori di un saggio (non di danza) di Don Lurio: il compianto almeno aveva la scusante della lingua, io non posso certamente spacciare il mio sporco dialetto bergamilanese come il nuovo esperanto.
Certe volte ho la sensazione di usare le parole a casaccio, come se avessi effettuato le estrazioni del lotto e dai bussolotti estraessi delle parole o delle lettere per comporre frasi di (impietoso) senso compiuto. Certe o-sce-ni-tà! Mi sono accorto di aver ridotto inconsciamente l'uso delle braccia per comunicare, abitudine molto italiana, ma l'effetto ottenuto è del tutto simile a quella del Voltfast (antinfiammatorio alquanto potente) sul mio stomaco: le parole non stanno più al loro posto.
Fin da piccolino, l'uso delle parole "destra" e "sinistra" è stato incondizionato, alzavo sempre la mano sbagliata, tuttora sarei il peggior navigatore umano che qualsiasi automobilista possa avere: potrei portare chiunque ovunque (che bella cacofonia).
Caro Blasphemo: espletare ed esplicitare sono due verbi diversi, perché li usi a casaccio quando conosci il loro significato?
Il tetto e la tetta non sono proprio la stessa cosa (qui manca l'esperienza).
Cara Minnie Minoprio, smettila di usare in grande quantità gli aggettivi, non si mettono qua e là come il formaggio grattugiato sui maccheroni. E nemmeno gli avverbi. Deficiente però va bene (l'aggettivo ti si addice)!
Dire E io cosa ho detto? dopo che la gente ti ha corretto non ti fa fare una bella figura, meglio un ma guarda che io ho detto x e non y! (negare, sempre!).
Quando qualcuno comincia a spiegarti certe parentele in stile "Cent'anni di solitudine" usa carta e penna, le parole "cognato" e "nipote" possono essere tranquillamente sostituite da una bella freccia tra due cerchiolini e un paio di nomi.
Infine, cara Lola Falana dei miei stivali, ti prego, prendi in mano un qualsiasi libro di scienze delle elementari e ripassa un po' il corpo umano: mani e piedi sono due parti che non vanno confuse; non ti lamentare se lo sportello del casellante ha quello scopettino fastidioso ai piedi, perché qualcuno potrebbe pensare che tu, in quanto attrice d'altri tempi, possa impiegare il tuo tempo libero a fare avance ai numerosi casellanti di sesso maschile con i tuoi meravigliosi piedini.

Avanti così: il giorno in cui mi darò della lesbica, sarà la fine. Della mia eterosessualità.

31 agosto 2007

Let it rain

Non so che ore siano, non me ne frega più di tanto. Sono in macchina e sono fradicio: fuori la pioggia scende copiosa, il sudore rende quasi insopportabile il rimanere lì seduti, in poco meno di quattro metri al chiuso, respirando aria viziata.
Anche la mia mente è vittima di questo tempo da lupi, ma almeno lei ne ha tratto giovamento: è come se la pioggia avesse lavato via tutti i pensieri, buoni e cattivi, e al loro posto si fossero create delle pozzanghere di stimoli; pozzanghere che riflettono immagini distorte, pozzanghere che generano suoni gradevoli al cadere delle gocce.
Pozzanghere inspiegabili, quasi sconosciute, ma coinvolgenti.
La pioggia credo abbia un effetto strano su di me, mi innervosice e al tempo stesso mi rilassa, proprio come quando mi immergo in un mare mosso.

Sto ascoltando: Prince - Purple rain

(Viva la pioggia di ieri sera, che mi fa ricordare una delle canzoni a cui tengo di più; ogni volta che risento quei due minuti solo strumentali è un orgasmo che si ripete)

21 agosto 2007

Volevo salutare

A volte gli uomini sono padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nostra, che noi siamo dei subalterni
dal Giulio Cesare di William Shakespeare

Per chiudere l'argomento vacanze, voglio fissare alcuni pensieri adottando l'odiosa tecnica del saluto, gradita a molti ascoltatori radiofonici e televisivi prima di chiudere una comunicazione in diretta.

Volevo salutare...
....il "giullare" di Calle de la Virgen, credo sia la persona più originale che abbia visto in tutta la mia permanenza: tutina aderente a righe stile calzamaglia, borsa da spiaggia in paglia, in testa un cappello con tanti funghi di plastica, un trucco che persino Moira Orfei potrebbe invidiare. Geniale.

...la bellissima coppia lui-lui di Cala Salada...avete presente la perfezione? Li rivedrei volentieri all'altare con la mia benedizione.

...tutti gli inglesi che a mezzanotte hanno il coraggio di girare per la città in costume e telo mare sulla spalla. Non è mai troppo tardi.

...tutti gli organizzatori di feste nelle discoteche più figose: il mio portafoglio vi ringrazia (un saluto particolare a quegli straccioni della serata Gorgeous allo Space...solo 20 euri per un ingresso, tze!)

...il mio compagno d'avventure L., l'animale ancora oggi sostiene che la nuova canzone dei Tazenda è cantata in spagnolo, anche dopo una settimana in Spagna

...i ristoratori furbi che ti infilano nel conto pane o bibite varie mai consumati. Tié...nun me freghiiii!

...le sorelle C, canne coca e compresse: un'ossessione per l'intera settimana, chiunque mi domandava se avessi "qualcosa"

...le vicine di Alicante: grazie mille per la catenazza regalatami, con quella indosso sembro un orso pocket, ora posso tornare a Sitges sentendomi a mio agio tra turisti; mi spiace invece per l'orrenda battuta in stile "Oltre il Pride" che vi ha fatte sbiancare fatta dal mio amico L., sappiate che non è affatto il mio ragazzo e non è sempre così "sfranta" come in quell'occasione

...il gruppo di ragazze milanesi molto carucce che, nel chiringuito di Cala Comte, mi ha squadrato per ben 20 minuti: un record, apprezzo e me ne vanto (nonostante non ci guadagni nulla)

...Maurizio, il gestore brasiliano del bar 22 (credo si chiami così) che s'è intrattenuto con me a lungo facendomi i complimenti per il mio scadente spagnolo: mi sono sentito come una chiattona di 130 chili alla quale vengono riconosciuti gli sforzi per i 2 etti e mezzo buttati giù in un mese.

... infine Damien, ragazzo francese di 22 anni che ha trascorso con noi l'intera nottata di martedì in discoteca, uno di quelli che ha stoffa da vendere e ci prova sempre nonostante abbia "saturno contro" da un po'; è come se un ragazzo-provincialotto-acidello-viziatello-e-saturo-di-divertimenti avesse preso un bel calcio nel sedere e si fosse risvegliato da un torpore durato fin troppo, ben una settimana intera: in un colpo solo ha trasformato la sopita critica verso gli altri in qualcosa di prezioso e positivo. Conserverò a lungo il tuo ricordo, Adieu Damien!

Intervallo


Ibiza, Cala Comte, veduta di un piede che si lascia dolcemente "affogare"

Io, lei (l'isola) e l'altro (il cormorano)

Percorrete le vie di Gerusalemme, osservate bene e informatevi, cercate nelle sue piazze se trovate un uomo
Geremia 5,1

Me ne sto un po' tranquillo, la spiaggia è un carnaio e ho bisogno di una buona dose di quiete.
Passeggio sul bagnasciuga, alla mia destra c'è un'ammucchiata di suoni, muscoli, colori e perversione; alla mia sinistra invece c'è l'opposto, qualcosa di naturale e per nulla provocatorio.
Oltrepasso una scogliera che delimita l
a spiaggia e raggiungo una zona ben più selvaggia, c'è un'arida montagnetta con rare sterpaglie che finisce in mare con una moltitudine di scogli e rocce di vari colori. Il sole scotta, la mia pelle è aggredita da questi raggi di metà pomeriggio: non mi curo del fastidio che ho addosso e proseguo il mio cammino.
Raggiungo una scogliera poco ripida e facile da scalare anche con un paio d'infradito; vedo un ragazzo seduto ad ammirare l'orizzonte che riempie le sue orecchie di una musica, credo, molto conciliante. Oltrepasso il relitto di una barca e me lo trovo lì di fronte: impettito, ha un aspetto un po' goffo, è raccolto in sé stesso e si gode il mare; si accorge della mia presenza ma prosegue l'opera di pulizia delle sue piume facendosi cullare dal vento. Continuo a seguirlo con lo sguardo, poi mi concentro sulle onde che si infrangono proprio sotto di me: una di queste si schianta in modo violento e mi bagna, in pochi attimi il ristoro trovato dall'acqua svanisce.
Mi allontano, voglio guardare quell'uccello da lontano, mi siedo su uno scoglio a meno di un metro dell'acqua: è là lontano, non si muove più e nemmeno io.
Non so quanto tempo sia passato, mi alzo e lancio l'ultima occhiata a questo superbo quadretto prima d'immergermi nuovamente nell'orgia di suoni, muscoli, colori e perversione.

04 agosto 2007

Chiuso per ...

Un bambino è fermo davanti ad una saracinesca abbassata, al centro di essa spicca un cartello fluorescente con scritto “Chiuso per ferie dal 04/08 al 26/08”. Sua madre lo prende per mano e lo porta via.

Siamo arrivati ai saluti estivi: eh già, perché io mica mi porto il blog in vacanza, la speranza è quella di raggiungere la mia meta con il minor numero possibile di aggeggi elettronici, soprattutto quelli che dominano la mia vita lavorativa. Finalmente è arrivato il mio turno, tra pochi giorni parto per il mare e mi lascerò alle spalle tante cose, quest’anno per la maggior parte belle.

Lascio a casa la mia casa, quando tornerò ritroverò tutti i ricordi di cui quelle stanze sono colme, e ne aggiungerò degli altri.
Lascio a casa la mia auto, sporca come sempre (a differenza della casa)
Lascio a casa la mia famiglia, sempre più strampalata, più distante ma pur sempre presente
Lascio a casa mio nipote, lo ritroverò con un anno in più sulle spalle e con addosso vestiti stylosissimi
Lascio a casa quel paio di infradito, ne faccio volentieri a meno
Lascio a casa tutti i miei amici tranne uno, mi dispiace molto, avrei voluto condividere con loro una vacanza come questa
Lascio a casa persone come lei ma, come ho già detto, mi conforta sapere che potrebbe seguirmi ovunque
Lascio a casa il gatto del mio cortile, che faccia pure pipì e cacca sulla soglia di casa mia quanto vuole

Lascio a casa il mio blog, lascio a casa anche te, lettore distratto che passi di qui ogni tanto: questa serranda è abbassata per un po’, non voglio mettere alcun cartello dai colori accesi, forse questo blog rimarrà chiuso per un po’, forse per sempre (anche se sempre è una parola che non sopporto...quindi...). Finalmente non sono più io quello davanti al negozio, semmai sono il negoziante in vacanza. Sapete una cosa?

Puoi prendere una strada che ti porti alle stelle. Io posso prendere una strada che mi porti fino in fondo.

Le mie stelle le ho già, le ho sempre avute, solo che non mi serve raggiungerle, mi basta guardarle da quaggiù. Ecco, il solito cinico coi piedi ben saldati a terra.
Ora vado a divertirmi, magari sotto le stelle, nuove e vecchie. Vado a fare lo sprovveduto a Ibiza...beh non proprio come lui, ma la mia buona dose di divertimento e relax non mancherà (E., smettila immediatamente di pensare che vado a fare la sgualdrina!). Chissà quante stelle riuscirò a rivedere
al mio ritorno dalla finestra di casa mia.

Un grazie particolare va alle due mie stelle della radiofonia italiana, Pina&Diego, sempre pronti a dare buoni consigli ad una gallina come me (soprattutto grazie a Diego).