18 settembre 2007

Me voy (vacío)

Domani prenderò l'aereo che mi porterà a Madrid: le uniche differenze rispetto ad Ibiza sono la meta, il fatto che lascerò a casa tutti gli amici e l'adrenalina a mille, per il resto stesse sensazioni.

Lo scorpioncino Blasphemo ha ascoltato l'oroscopo di Rob Brezsny su Capital (ascoltalo/leggilo), da domani ha in ballo una scommessa con se stesso: si svuoterà completamente, o almeno ci proverà, proprio come l'anno passato a Barcellona.

Porterò con me il mio solito quadernetto, all'Adecco non ci sono ancora passato e quindi sarò solo a Madrid (vedi il post precedente).

Dietro le finestre io guardavo le contrade di Madrid
Ero preoccupata che non si sciupasse l'atmosfera
[...]
I ragazzi all'imbrunire cantano dei versi in allegria
Solo pochi passi di fandango persi nell'oscurità
Come si sta bene qui nascosti tra le nostre verità
Strana voglia d’andar via verso le contrade di Madrid
[...]
Raffinate libertà
[...]

Giuni Russo > Mediterranea (1984) > Le contrade di Madrid

17 settembre 2007

Chi ha tempo...

Chi ha tempo non aspetti tempo, recita il proverbio. Mi chiedo: e chi non ne ha? Vada all'Adecco.

In questo ultimo periodo ho veramente poco tempo a disposizione per fare qualsiasi cosa: al lavoro devo finire tutto in fretta, a casa sbrigo le faccende a fatica, ho poco tempo per i miei "buchi dolcefarniente" (come la piscina, ascoltare musica, leggere etc...). E il mio blog? Finisce in coda, nonostante di cose da raccontare ce ne siano; l'altro giorno il mio Grande Capo, con l'ennesima delle sue trovate, mi ha ispirato un post, ma non ho il tempo per scriverlo.

Sua Altezza Reale sfrutta la segretaria per scrivere lettere inutili ai clienti, io voglio uno stenografo/dattilografo (maschio) che possa appuntarsi in qualsiasi momento della giornata le mie riflessioni: con pochissimo sforzo potrei aggiornare quasi in tempo reale questo maltrattato blog.

Ecco come risulterebbe la mia giornata bloggara, piena di rubriche:

Ore 7.12: Non ci sono più le mezze stagioni, la prima cazzata del giorno pensata ancora con le cacchette negli occhi
Ore 8.15: Blasphissimo, commenti al tema del giorno lanciato nel programma radiofonico Platinissima
Ore 8.31: Vaffa Awards, chi riceverà oggi l'ambito premio (dopo un minuto di lavoro)?
Ore 11.00: Commenti etero in pausa caffé. Da non perdere Blasphemo che parla di tette e di fighe.
Ore 12.35: Il pranzo è servito, ai fornelli il cuoco Blasphemo
Ore 14: Blasphealth care, consigli per digerire in fretta il pranzo
Ore 16.30: Commenti etero in pausa caffé (seconda parte)
Ore 17: Frizzi e lazzi, risate radiofoniche a volontà, in istudio Mary Cacciola, Andrea Lucatello, la Pina, Diego e Blasphemo
Ore 20: Le parole che non ti ho detto, riflessioni semiserie su pensieri e sensazioni della giornata
Ore 20.30: Music was my first love, it will be my last, la buona musica in compagnia di Fabio Arboit, Massimo Cotto, Luca De Gennaro, Massimo Oldani, Alessio Bertallot e Blasphemo.
Ore 22.30: Il cantastorie, Blasphemo trasforma le più belle favole per accompagnarvi tra le braccia di Morfeo

Lo voglio, lo voglio (il dipendente sottopagato)! Uff. Domani veloce aggiornamento ai post e alla rubrica qui a lato (se ho il tempo).

10 settembre 2007

Fill in the blanks

Ricordo che quando frequentavo ancora le aule scolastiche (ormai si parla di secoli fa), uno degli esercizi più ricorrenti nei compiti d'inglese era quello di riempire gli spazi vuoti con le parole corrette: lo sforzo richiesto dipendeva dalla difficoltà dell'argomento.

Blasphemo ________ someone.

In questo momento l'unico verbo che non riesco a coniugare correttamente al Simple Present e ad infilare in quello spazio vuoto è proprio quello lì. Si si, proprio quello. Non è nemmeno una questione di tempo, se provassi con Simple Past o il Past Perfect la solfa non cambia mica.

Erano mesi che non ci pensavo, forse quell'esercizio che risale alla lezione numero uno l'ho tralasciato perché ero troppo concentrato su altre questioni come il genitivo sassone ma sicuramente l'ho dimenticato di proposito.
E' sempre più semplice imbrogliare, magari nascondendo alla professoressa quel compito non eseguito: le parli con un accento impeccabile, stendi pagine e pagine piene di argomenti più o meno interessanti; poi ti accorgi che in quelle pagine quel verbo non c'è mai, al suo posto hai usato tanti di quei sinonimi che non nemmeno l'Accademia della Crusca inglese (semmai esistesse) conoscerebbe. E chi te lo ha ricordato? Tuo padre.

Giovedì ho visto mio padre con il mio libro d'inglese in mano, mi mostrava quell'esercizio irrisolto; mi sorrideva ma i suoi occhi erano pieni di lacrime, una goccia di sangue seccato riempiva quello spazio vuoto nella frase.

Grazie papà, grazie per avermelo ricordato.

Oggi ricomincia l'anno scolastico, vorrei tanto tornare a scuola, anche solo per un'oretta.

06 settembre 2007

Words don't come easy

Piacere, sono Minnie Minoprio. Ah, no, scusa, volevo dire Lola Falana.

Sarà che sto viaggiando dritto dritto verso il compimento del ventiseiesimo anno d'età, sarà che l'arterio sclerosi è sempre più diffusa anche tra i giovani, ma mi sono accorto di aver perso l'uso delle parole; se devo essere sincero, non l'avevo mai acquisito, nemmeno l'arte dello scrivere mi appartiene, credo che questo blog violaceo riporti più errori di un saggio (non di danza) di Don Lurio: il compianto almeno aveva la scusante della lingua, io non posso certamente spacciare il mio sporco dialetto bergamilanese come il nuovo esperanto.
Certe volte ho la sensazione di usare le parole a casaccio, come se avessi effettuato le estrazioni del lotto e dai bussolotti estraessi delle parole o delle lettere per comporre frasi di (impietoso) senso compiuto. Certe o-sce-ni-tà! Mi sono accorto di aver ridotto inconsciamente l'uso delle braccia per comunicare, abitudine molto italiana, ma l'effetto ottenuto è del tutto simile a quella del Voltfast (antinfiammatorio alquanto potente) sul mio stomaco: le parole non stanno più al loro posto.
Fin da piccolino, l'uso delle parole "destra" e "sinistra" è stato incondizionato, alzavo sempre la mano sbagliata, tuttora sarei il peggior navigatore umano che qualsiasi automobilista possa avere: potrei portare chiunque ovunque (che bella cacofonia).
Caro Blasphemo: espletare ed esplicitare sono due verbi diversi, perché li usi a casaccio quando conosci il loro significato?
Il tetto e la tetta non sono proprio la stessa cosa (qui manca l'esperienza).
Cara Minnie Minoprio, smettila di usare in grande quantità gli aggettivi, non si mettono qua e là come il formaggio grattugiato sui maccheroni. E nemmeno gli avverbi. Deficiente però va bene (l'aggettivo ti si addice)!
Dire E io cosa ho detto? dopo che la gente ti ha corretto non ti fa fare una bella figura, meglio un ma guarda che io ho detto x e non y! (negare, sempre!).
Quando qualcuno comincia a spiegarti certe parentele in stile "Cent'anni di solitudine" usa carta e penna, le parole "cognato" e "nipote" possono essere tranquillamente sostituite da una bella freccia tra due cerchiolini e un paio di nomi.
Infine, cara Lola Falana dei miei stivali, ti prego, prendi in mano un qualsiasi libro di scienze delle elementari e ripassa un po' il corpo umano: mani e piedi sono due parti che non vanno confuse; non ti lamentare se lo sportello del casellante ha quello scopettino fastidioso ai piedi, perché qualcuno potrebbe pensare che tu, in quanto attrice d'altri tempi, possa impiegare il tuo tempo libero a fare avance ai numerosi casellanti di sesso maschile con i tuoi meravigliosi piedini.

Avanti così: il giorno in cui mi darò della lesbica, sarà la fine. Della mia eterosessualità.

31 agosto 2007

Let it rain

Non so che ore siano, non me ne frega più di tanto. Sono in macchina e sono fradicio: fuori la pioggia scende copiosa, il sudore rende quasi insopportabile il rimanere lì seduti, in poco meno di quattro metri al chiuso, respirando aria viziata.
Anche la mia mente è vittima di questo tempo da lupi, ma almeno lei ne ha tratto giovamento: è come se la pioggia avesse lavato via tutti i pensieri, buoni e cattivi, e al loro posto si fossero create delle pozzanghere di stimoli; pozzanghere che riflettono immagini distorte, pozzanghere che generano suoni gradevoli al cadere delle gocce.
Pozzanghere inspiegabili, quasi sconosciute, ma coinvolgenti.
La pioggia credo abbia un effetto strano su di me, mi innervosice e al tempo stesso mi rilassa, proprio come quando mi immergo in un mare mosso.

Sto ascoltando: Prince - Purple rain

(Viva la pioggia di ieri sera, che mi fa ricordare una delle canzoni a cui tengo di più; ogni volta che risento quei due minuti solo strumentali è un orgasmo che si ripete)

21 agosto 2007

Volevo salutare

A volte gli uomini sono padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nostra, che noi siamo dei subalterni
dal Giulio Cesare di William Shakespeare

Per chiudere l'argomento vacanze, voglio fissare alcuni pensieri adottando l'odiosa tecnica del saluto, gradita a molti ascoltatori radiofonici e televisivi prima di chiudere una comunicazione in diretta.

Volevo salutare...
....il "giullare" di Calle de la Virgen, credo sia la persona più originale che abbia visto in tutta la mia permanenza: tutina aderente a righe stile calzamaglia, borsa da spiaggia in paglia, in testa un cappello con tanti funghi di plastica, un trucco che persino Moira Orfei potrebbe invidiare. Geniale.

...la bellissima coppia lui-lui di Cala Salada...avete presente la perfezione? Li rivedrei volentieri all'altare con la mia benedizione.

...tutti gli inglesi che a mezzanotte hanno il coraggio di girare per la città in costume e telo mare sulla spalla. Non è mai troppo tardi.

...tutti gli organizzatori di feste nelle discoteche più figose: il mio portafoglio vi ringrazia (un saluto particolare a quegli straccioni della serata Gorgeous allo Space...solo 20 euri per un ingresso, tze!)

...il mio compagno d'avventure L., l'animale ancora oggi sostiene che la nuova canzone dei Tazenda è cantata in spagnolo, anche dopo una settimana in Spagna

...i ristoratori furbi che ti infilano nel conto pane o bibite varie mai consumati. Tié...nun me freghiiii!

...le sorelle C, canne coca e compresse: un'ossessione per l'intera settimana, chiunque mi domandava se avessi "qualcosa"

...le vicine di Alicante: grazie mille per la catenazza regalatami, con quella indosso sembro un orso pocket, ora posso tornare a Sitges sentendomi a mio agio tra turisti; mi spiace invece per l'orrenda battuta in stile "Oltre il Pride" che vi ha fatte sbiancare fatta dal mio amico L., sappiate che non è affatto il mio ragazzo e non è sempre così "sfranta" come in quell'occasione

...il gruppo di ragazze milanesi molto carucce che, nel chiringuito di Cala Comte, mi ha squadrato per ben 20 minuti: un record, apprezzo e me ne vanto (nonostante non ci guadagni nulla)

...Maurizio, il gestore brasiliano del bar 22 (credo si chiami così) che s'è intrattenuto con me a lungo facendomi i complimenti per il mio scadente spagnolo: mi sono sentito come una chiattona di 130 chili alla quale vengono riconosciuti gli sforzi per i 2 etti e mezzo buttati giù in un mese.

... infine Damien, ragazzo francese di 22 anni che ha trascorso con noi l'intera nottata di martedì in discoteca, uno di quelli che ha stoffa da vendere e ci prova sempre nonostante abbia "saturno contro" da un po'; è come se un ragazzo-provincialotto-acidello-viziatello-e-saturo-di-divertimenti avesse preso un bel calcio nel sedere e si fosse risvegliato da un torpore durato fin troppo, ben una settimana intera: in un colpo solo ha trasformato la sopita critica verso gli altri in qualcosa di prezioso e positivo. Conserverò a lungo il tuo ricordo, Adieu Damien!

Intervallo


Ibiza, Cala Comte, veduta di un piede che si lascia dolcemente "affogare"

Io, lei (l'isola) e l'altro (il cormorano)

Percorrete le vie di Gerusalemme, osservate bene e informatevi, cercate nelle sue piazze se trovate un uomo
Geremia 5,1

Me ne sto un po' tranquillo, la spiaggia è un carnaio e ho bisogno di una buona dose di quiete.
Passeggio sul bagnasciuga, alla mia destra c'è un'ammucchiata di suoni, muscoli, colori e perversione; alla mia sinistra invece c'è l'opposto, qualcosa di naturale e per nulla provocatorio.
Oltrepasso una scogliera che delimita l
a spiaggia e raggiungo una zona ben più selvaggia, c'è un'arida montagnetta con rare sterpaglie che finisce in mare con una moltitudine di scogli e rocce di vari colori. Il sole scotta, la mia pelle è aggredita da questi raggi di metà pomeriggio: non mi curo del fastidio che ho addosso e proseguo il mio cammino.
Raggiungo una scogliera poco ripida e facile da scalare anche con un paio d'infradito; vedo un ragazzo seduto ad ammirare l'orizzonte che riempie le sue orecchie di una musica, credo, molto conciliante. Oltrepasso il relitto di una barca e me lo trovo lì di fronte: impettito, ha un aspetto un po' goffo, è raccolto in sé stesso e si gode il mare; si accorge della mia presenza ma prosegue l'opera di pulizia delle sue piume facendosi cullare dal vento. Continuo a seguirlo con lo sguardo, poi mi concentro sulle onde che si infrangono proprio sotto di me: una di queste si schianta in modo violento e mi bagna, in pochi attimi il ristoro trovato dall'acqua svanisce.
Mi allontano, voglio guardare quell'uccello da lontano, mi siedo su uno scoglio a meno di un metro dell'acqua: è là lontano, non si muove più e nemmeno io.
Non so quanto tempo sia passato, mi alzo e lancio l'ultima occhiata a questo superbo quadretto prima d'immergermi nuovamente nell'orgia di suoni, muscoli, colori e perversione.

04 agosto 2007

Chiuso per ...

Un bambino è fermo davanti ad una saracinesca abbassata, al centro di essa spicca un cartello fluorescente con scritto “Chiuso per ferie dal 04/08 al 26/08”. Sua madre lo prende per mano e lo porta via.

Siamo arrivati ai saluti estivi: eh già, perché io mica mi porto il blog in vacanza, la speranza è quella di raggiungere la mia meta con il minor numero possibile di aggeggi elettronici, soprattutto quelli che dominano la mia vita lavorativa. Finalmente è arrivato il mio turno, tra pochi giorni parto per il mare e mi lascerò alle spalle tante cose, quest’anno per la maggior parte belle.

Lascio a casa la mia casa, quando tornerò ritroverò tutti i ricordi di cui quelle stanze sono colme, e ne aggiungerò degli altri.
Lascio a casa la mia auto, sporca come sempre (a differenza della casa)
Lascio a casa la mia famiglia, sempre più strampalata, più distante ma pur sempre presente
Lascio a casa mio nipote, lo ritroverò con un anno in più sulle spalle e con addosso vestiti stylosissimi
Lascio a casa quel paio di infradito, ne faccio volentieri a meno
Lascio a casa tutti i miei amici tranne uno, mi dispiace molto, avrei voluto condividere con loro una vacanza come questa
Lascio a casa persone come lei ma, come ho già detto, mi conforta sapere che potrebbe seguirmi ovunque
Lascio a casa il gatto del mio cortile, che faccia pure pipì e cacca sulla soglia di casa mia quanto vuole

Lascio a casa il mio blog, lascio a casa anche te, lettore distratto che passi di qui ogni tanto: questa serranda è abbassata per un po’, non voglio mettere alcun cartello dai colori accesi, forse questo blog rimarrà chiuso per un po’, forse per sempre (anche se sempre è una parola che non sopporto...quindi...). Finalmente non sono più io quello davanti al negozio, semmai sono il negoziante in vacanza. Sapete una cosa?

Puoi prendere una strada che ti porti alle stelle. Io posso prendere una strada che mi porti fino in fondo.

Le mie stelle le ho già, le ho sempre avute, solo che non mi serve raggiungerle, mi basta guardarle da quaggiù. Ecco, il solito cinico coi piedi ben saldati a terra.
Ora vado a divertirmi, magari sotto le stelle, nuove e vecchie. Vado a fare lo sprovveduto a Ibiza...beh non proprio come lui, ma la mia buona dose di divertimento e relax non mancherà (E., smettila immediatamente di pensare che vado a fare la sgualdrina!). Chissà quante stelle riuscirò a rivedere
al mio ritorno dalla finestra di casa mia.

Un grazie particolare va alle due mie stelle della radiofonia italiana, Pina&Diego, sempre pronti a dare buoni consigli ad una gallina come me (soprattutto grazie a Diego).

01 agosto 2007

Grazie (ma che coglione sono?)

Ti ho pensata sai, e anche spesso: non so il motivo per cui non ti richiamavo, mi rendo conto solo mi risultava difficile contattarti, nonostante sapessi quanto fossi splendida.
Forse il tuo ricordo mi legava ad un periodo poco piacevole, ad un'altra persona che conosciamo entrambi, colui che ha avuto solo la colpa di mettermi davanti ad uno specchio per mostrarmi quanto la pelle del mio viso fosse invecchiata, soprattutto in quei tre mesi.
Continuammo a vederci, le poche serate passate assieme furono però veramente preziose per entrambi. Condivisi con te la gioia della mia nuova casa e, più in generale, la mia rivincita su quel periodo di cui tu sei stata testimone. Tu mi raccontasti dei tuoi problemi e delle tue soddisfazioni, e ancora oggi sono felice di averli avuti qui tra le mie mani.
Poi un giorno, davanti al tuo numero di cellulare non riuscii a mandarti un sms: mi comportai da codardo, non c'era alcuna ragione che m'impedisse d'inviartelo.
La sorpresa e la gioia di rileggerti sabato non me l'ha tolta nessuno, volevi rivedermi nonostante tutto questo tempo.
Poco fa ti ho chiamata, mi hai detto che per rivedermi hai fatto i salti mortali nel recuperare il mio numero di cellulare che purtroppo avevi perso: sappi che mi hai fatto star bene, nonostante non sia mai stato così "importante" per te.
Forse non è vero che non sono "importante", forse sono solo io che non sono abituato a reggere il peso delle parole, quelle sincere e quelle indispensabili.
Non vedo l'ora di rivederti al mio ritorno.

27 luglio 2007

E' inutile. Non sono in grado. punto.

- dire basta: sono esagerato in tutto, non ho il senso della misura, aiuto, ho bisogno di qualcuno che mi dica se sto esagerando
- guidare una Vespa: non ho mai capito come si inseriscono le marce, credo inchioderei ogni due secondi, provengo da anni con il Piaggio Ciao
- usare il cellulare: qualcuno non ha ricevuto alcuni miei sms?
- prendere a sberle qualcuno: certi buffetti invece...hey, mascherina!
- mentire: è mai possibile disimparare? Sì, mi sono accorto che non so più mentire, o perlomeno inventarmi balle sostenibili.
- dire che sono bisessuale: visto che non so mentire? [Il soggetto è rosso in viso e trattiene il fiato, assieme alle risate]
- usare con parsimonia i detersivi: ebbene sì, sono responsabile dell'inquinamento globale, è come se usassi il Lysoform Casa al posto dell'acqua (adoro la schiuma in stile Pretty Woman)
- farmi i fatti miei: solo spetegules però, mai invadere il territorio altrui
- stirare i miei pantaloncini con le pence e curvi sopra il ginocchio: ore e ore col ferro da stiro in mano
- giocare a briscola: se avessi detto a scopa, sai quante battute sprecate
- andare d'accordo col gatto del mio cortile: c'è una antipatia reciproca
- fare le scale a due a due: il mio equilibrio non me lo permette
- mangiare gelati e ghiaccioli lentamente: certi mal di testa poi...
- dire Matlock senza quel suono strano nella T che assomiglia di più ad una C: W Paolino Paperino
- dormire più di sette ore a notte d'estate: il mio orologio biologico ha ritmi insostenibili d'inverno
- cucinare il pesce, specialmente i tranci di tonno: ops....ma certi miei primi sono delle delizie (è inutile, non so mentire).

26 luglio 2007

Voglio vederti danzare

Negli ultimi tre mesi Blasphemo ha cambiato tantissime abitudini.
La mia vita è sempre la stessa: faccio lo stesso lavoro, ho gli stessi amici, gli impegni sono sempre gli stessi, gli hobby pure.
Mi lamento di condurre sempre la stessa routine, nonostante i cambi significativi avvenuti in passato (credo sia un problema comune a molti); sto cercando di riscoprire qualcosa di particolare, la meraviglia: il disincanto credo sia la chiave giusta per vedere sotto un'ottica diversa anche le cose più noiose che la vita mi offre. Ammetto che si provano sensazioni assai strane, ma virtualmente mi fa ringiovanire di almeno sedici anni.

Tra i miei svaghi, ad esempio, c'è la discoteca, ora sto cercando di evitarla: il troppo stroppia, e ultimamente il livello di divertimento è notevolmente scemato, facendo accrescere la mia solita sensazione (1 e 2) di vuoto in mezzo alla pista affollata.

Oggi, però, avrei voglia di sfogare i miei piedini: in casa, scalzo, luci soffuse e questa canzone in sottofondo; ho voglia di cantarla in playback facendo quelle facce appassionate, ho voglia di ballarla fino alla nausea con movimenti sinuosi, per poi lasciarmi andare sul tappeto.

Magari così mi ritornerà la voglia di tornare in discoteca.

Se la ballassi da solo non ci sarebbe nulla di nuovo, solo un paio di ballerine paillettate potrebbero rappresentare il diversivo. Piuttosto, qualcuno mi fai compagnia? Ehiiiii, tu?! Why SHOULD I wait?

Occhi

I suoi occhi verdi sfuggono ai miei. E' uomo d'altri tempi, orgoglioso tenace ma generoso: dimostra a stento il proprio affetto, nascondendolo proprio insieme ai suoi occhi.

I suoi occhi sono scuri e pieni di sangue, li nasconde dietro un paio d'occhiali molto sofisticati e sotto la visiera di un cappellino, anche quando non c'è il sole. Non mi sorride mai, ma alla sua bellissima bambina non mancano mai attenzioni, i suoi occhi sono tutti per lei.

I suoi occhi sono vitrei, freddi e nordici. Non sono capaci di fissare il vuoto, hanno sempre un punto focale ben preciso, sono occhi che sanno il fatto loro.

I suoi occhi sono verdi e pieni di lacrime. Non è strano vederli così, devastati dalla felicità e dal dolore, ma vorrebbe tanto che quei suoi occhi non fossero mai visti in quello stato, nemmeno da me, e li nasconde dietro le sue mani.

I suoi occhi sono ammalianti, vivi e mediterranei. Ti fissano come pochi altri sanno fare, forse per creare un canale di comunicazione, per parlarti: non ho ancora capito cosa mi stiano dicendo, non ho nemmeno capito se questi occhi non parlano perché hanno paura, ma qualsiasi cosa mi vogliano dire io li ascolterò.

Sto ascoltando: The Streets - Dry your eyes

Io odio

Odio quando le chiavette USB perdono i dati.
Dannata chiavetta USB, me la pagherai.

I hate you so much right now...

21 luglio 2007

Che je succede a la chiappa?

Piccola eccezione: nei post metto molto raramente foto e filmati, ma è un occasione molto particolare.

Mi rivolgo a te, carissima lettrice: si, proprio tu, lei era uguale a te, stesse espressioni, stesso fisico, stesso carattere. Come se non bastasse, stessi acciacchi. Non si può non voler bene alla sora Lella, come è impensabile non voler bene a te.
Tutte le volte che rivedo questo film rido e piango, come un deficiente.




19 luglio 2007

La maison (I'd rather be with you)

Faccio un po' il tamarro, metto il braccio fuori dal finestrino, voglio godermi il calore che sale dall'asfalto di Corso Buenos Aires. Guardo fisso la macchina davanti alla mia, perlomeno questa volta non memorizzo la targa. Accendo l'autoradio come sempre, faccio zapping nervosamente. 1, 2, 3, 4, 5, 6 ...5: alzo il volume, in onda c'è uno dei pezzi più belli dei Gabin, La maison.Eh già, sto tornando a casa, in compagnia di Nelly Furtado, Dido e Britney Spears: le prime due sedute lì, sul sedile del passeggero una in braccio all'altra e alla facciaccia dei vigili, la terza invece è svaccata sul sedile posteriore (non l'avrà mica scambiato per un divano dell'IKEA?); in realtà Britney non l'avrei mai scarrozzata se non fosse stato per le suppliche, non mi piacciono le ragazze scriteriate.

Quella sensazione di torpore alimentata dalla canicola che mi capitalizzava fino a qualche ora fa è ormai svanita; sono quasi arrivato a casa, l'orologio vicino al contachilometri segna le due e un quarto: è tardi ma non m'importa, del resto non succede tutte le sere di uscire con tre starlet, so già che quando arriverò a destinazione queste tre fanciulle se ne andranno. Ora la radio passa House of the rising sun degli Animals.

Sono in camera, le persiane sono aperte perché qui dentro c'è aria viziata; sono sul letto, sento qualcuno fischiettare: la curiosità è tanta, guardo fuori e vedo la piazza illuminata a giorno completamente deserta, ma noto passeggiare sul marciapiede proprio sotto la mia finestra una donna dai capelli lunghi e corvini; mentre rovista nella sua borsetta color turchese osserva i manifesti dell'edicola accanto, lei non mi può vedere, continua a fischiettare in modo ansioso questo motivetto mentre scompare dietro l'angolo. Chissà dov'è casa sua.

La mia casa è qui, ma potrebbe essere ovunque, e stasera era anche in centro a Milano, la stessa in cui vivono Nelly Furtado, Dido e Britney Spears: in una casa puoi trovare tre cantanti, un complimento, l'accoglienza, qualcosa che ti sorprende. Adoro le sorprese.

Il cellulare suona un paio di volte poi si ammutolisce, i miei occhi diventano sempre più pesanti.

In realtà ci doveva essere anche Beyoncé in auto con me, ma quando mi ha fatto notare che non ricordavo il titolo di questa canzone veramente stylosa se l'è presa e se n'è andata via a piedi. Peccato.

18 luglio 2007

Il mio nome è Cò

Ciao sono Cò.
Beh, diciamo che il mio nome non si pronuncia proprio proprio così, ma fa lo stesso.
Hai visto quant'è bella la mia biciclettina? Di che colore è? ÖSSA, le ruotine BANCHE e il manubrio BU. Mi piace girare per la sala, soprattutto andare a marcia indietro e mettere qualsiasi cosa nel cestino, questo qui. Ecco, adesso ci metto questa macchinina...l'hai mai vista questa mia macchinina? Tutti mi dicono che era di mio zio, ma non è vero, è mia. Anzi adesso invento la canzoncina della macchinina...♪♫ NINA ♪♫ NINA ♪♫ NINA ♪♫. Vi piace? Perché non applaudite?
Adesso corro a prendere la jeep di Daisy...quella di Hazzard, eh sì perché quando gioco ho la TV accesa e quando la macchina di Bo e Luke salta anche le mie lo fanno!
Mi piace andare a trovare la nonna TETA che abita qui sopra...come? Beh, io so pronunciare bene il suo nome, l'ho detto diverse volte, ma preferisco TETA. Al nonno invece non regalo nessun giocattolo, lui è bravo con me ma ho paura che me li porti via. Mi piacciono tanto le coccole della mia mamma, e anche quelle del mio papà...eccolo che arriva con la moto! A me piace la sua moto anche se non è una vera moto, invece quelle che passano e fanno tanto rumore mi fanno piangere.
Guarda un po' chi è arrivato! Lo zio! Quando arriva sono contento ma ho un po' di vergogna, trattengo a forza il sorriso; lui mi fa giocare, mi racconta tante cose e io ripeto tutto quello che mi dice, lui parla parla parla, e io ripeto ripeto ripeto. Altre volte mi sembra quasi che mi prenda in giro, e allora io lo fisso con i miei occhioni verdi (che sono uguali ai suoi): se non la finisce di prendermi in giro io piango! Lui è abbastanza severo ma non alza mai la voce con me (la mamma si), però faccio sempre quello che mi dice perchè, come ho già detto, ho un po' paura di lui.
Hai visto? Ho mangiato tutto, e sono stato bravo. Anzi, fatemi un applauso, sennò mi arrabbio.

14 luglio 2007

La posta di ovvero (2° puntata)

Torna, a grande richiesta (mia), la posta di Ovvero: la rubrica che da' voce a dodicenni (o aspiranti tali) cercando di aiutarli a risolvere i problemi che la vita quotidiana pone a questi adolescenti: dove attacco l'adesivo e il poster trovato questa settimana nel giornaletto? Altro che Cioé, viva Ovvero!
La nostra redazione a fatica è riuscita a selezionare questa e-mail (arrivata all'indirizzo di posta elettronica che potete trovare in questo blog) di un ragazzo con un problema relazionale.

Ciao Blasphemo...ma ti devo chiamare così? O è meglio redazione di Ovvero? Ho un problema.
Domenica scorsa ho incontrato nuovamente un ragazzo che ho frequentato per qualche settimana l'anno scorso, poi lui mi ha piantato con una scusa dicendomi che "non ero il suo tipo": in cuor mio sapevo che non era vero, che la causa era una mia sfuriata per avermi piantato da solo in mezzo alla pista per più di venti minuti con la scusa di dover andare a salutare i propri amici sparsi chissà dove in discoteca. Ecco, s'è ripresentato e sembra aver dimenticato quella palla raccontatami per liquidarmi...e ora vuole rivedermi di nuovo, non credo per una semplice uscita di cortesia. Che faccio? Questo non è un periodo di vacche grasse, non conosco gente da un po'...sono confuso...aiutatemi! Vi prego, pubblicate la mia lettera. Grazie.

Lettera Firmata


Carissimo lettore, anzitutto in redazione siamo in molti, quindi ci devi chiamare redazione di Ovvero! Il tuo è un problema ricorrente; sappi che il lupo non perde mai il vizio, e sicuramente quella "balla" da lui inventata a suo tempo si riproporrà nuovamente se gliene darai l'occasione, in un'altra forma; ci scrivi che l'hai frequentato per poco tempo e non hai granché da spartire con lui, quindi non ti abbattere e impedisci a questo sedicente semisconosciuto di raccontare altre frottole: con lui hai dimostrato la tua aggressività, sappi che non è sempre un danno palesarla, eppoi le vacche magre sono sempre in tempo per ingrassare.In bocca al lupo!

09 luglio 2007

Almanacco

Il 9 luglio è il 190° giorno del Calendario Gregoriano (il 191° negli anni bisestili). Mancano 175 giorni alla fine dell'anno. Oggi si festeggia Santa Veronica: deriva dal nome latino Veronica, traduzione dal greco = portatrice di Vittoria, Berenike (vedi Berenice). Il sole è sorto alle 05.43, tramonta alle 20.47.

Sono nati oggi:
1933 - Oliver Sacks, neurologo e scrittore
1937 - Roberto Gervaso, giornalista e storico italiano
1947 - O. J. Simpson, giocatore di football americano, attore
1950 - Adriano Panatta, tennista italiano
1956 - Tom Hanks, attore statunitense
1957 - Kelly McGillis, attrice statunitense
1964 - Gianluca Vialli, calciatore
1965 - Courtney Love, musicista

E' accaduto oggi nella storia:
1540 - Enrico VIII d'Inghilterra annulla il suo matrimonio con la quarta moglie, Anna di Cleves
1789 - A Versailles, l'Assemblea Nazionale Costituente viene formata dall'Assemblea Nazionale Francese e inizia a stilare la Costituzione francese
1816 - L'Argentina dichiara l'indipendenza dalla Spagna
1942 - Olocausto: La famiglia di Anna Frank si nasconde nell'attico sopra l'ufficio del padre in un magazzino di Amsterdam
1978 - Sandro Pertini presta giuramento come settimo Presidente della Repubblica Italiana; è stato eletto l'8 luglio con 832 voti su 995
1997 - La licenza di pugile di Mike Tyson viene sospesa per almeno un anno ed egli viene multato per 3 milioni di dollari, per aver morsicato un orecchio a Evander Holyfield durante un incontro
2006 - Blasphemo va a vivere da solo nel suo eremo.


Altro che Paola Perissi...io sono meglio! E ora...sigla.

03 luglio 2007

Run away

Da piccolo spesso ti rifugiavi ovunque per avere un po' di privacy, a casa tua non ce n'era molta: qualsiasi cosa dicessi o facessi, immediatamente veniva registrata da un orecchio indiscreto o passato ai raggi X da un occhio poco benevolo (fiducia zero!); sfruttavi una stanza ripostiglio sotto il vostro appartamento oppure correvi al vecchio deposito edile abbandonato non lontano da casa.
A tredici anni volevi solo scappare: i problemi più o meno importanti che dominavano la tua vita brufolosa erano una spinta, chissà quante volte avrai considerato la tua casa una prigione ovattata, senza un soldo però non si va da nessuna parte e con quelle magagne ci dovevi convivere.
A diciotto anni l'automobile ti portava lontano, e avresti voluto che quella vecchia Fiat Tipo non si fermasse mai, ma la benzina prima o poi finisce.
A venticinque (quasi ventisei) ti ritrovi in una casa, finalmente tua, e ti accorgi che è passato un anno da quando ti sei chiuso la porta dietro le spalle: è la tua nuova prigione, ma ti trovi a tuo agio; allora ti viene in mente che quella stanza ripostiglio ora è una camera da letto in un nuovo appartamento, che quel deposito ora è un centro residenziale; ti rendi conto che i brufoli non sono mai stati un problema e che la tua Fiat Tipo ora sarà parte di un frigorifero o di una lavatrice.
Ti rendi conto che finalmente sei riuscito a fuggire e, nonostante il fiatone, le gambe reggono: la tua dipendenza non c'è più, e il tetto sopra la testa è solo una componente di questa dipendenza. Sei quasi libero, e ti vien da ridere.

Quando uno non può scappare e dipende costantemente dagli altri, impara a piangere ridendo.
Ramón Sampedro alias Javier Bardem in Mare Dentro (di Alejandro Amenábar)

22 giugno 2007

Beata gioventù?

Si sta ancora asciugando i capelli ma ha già indosso pantaloncini e scarpe. Si avvicina allo specchio dello spogliatoio con un poco di timore, sussurra "che schifo" togliendo l'asciugamano dalla testa.
Tornando indietro verso il borsone abbandonato sulla panchina, rivolge la sua attenzione su di me per qualche secondo: occhi azzurri, il suo torace non è per niente scolpito e sembrerebbe quasi che abbia bisogno di metter su qualche chilo perché é veramente magro; le sue braccia sono esili ma come la gran parte dei suoi coetanei è molto alto, il suo viso è un po' spigoloso, sbarbato ma grazioso.
Ogni volta che alzo lo sguardo incrocio i suoi occhi. Prendo cuffia e occhialini, chiudo l'armadietto e mi lascio quegli occhi alle spalle.

Tredici anni. Avrà avuto più o meno questa età, certe situazioni mi fanno capire due cose:
1) A novembre varcherò la soglia dei 26 anni, e non potrò più rientrare in quella giovanile fascia d'età 18-25 tanto cara ai sondaggisti (e quella under 18 è ancor più lontana)
2) Quanto ero ingenuo a tredici anni (e quanto lo sono anche ora): non avrei mai avuto il coraggio di osservare con un certo interesse qualcuno che abbia il doppio della mia età.

Moi je m'appelle Lolita...eh....'na volta!

19 giugno 2007

Al Pride con mio padre

In diversi blog ho letto testimonianze dal Gay Pride di Roma.
Pride sì, Pride no, non so se un giorno parteciperò mai a questo evento: non c'è nulla che mi possa ostacolare, ma niente ora mi spinge a farlo, c’è solo la curiosità ricorrente verso qualcosa che non conosco (o conosco solo tramite le immagini televisive).
Forse c’è una sola fantasia, quella di potervi prendere parte anche con mio padre: lui sa benissimo di me, non c'è alcun conto in sospeso o segreto da svelare, credo però non potremmo farci regalo migliore. Io potrei comprendere cosa vuol dire essere un uomo di 69 anni, lui rivivrebbe i suoi 25 anni nel 2007.


Il vecchio Luce sapeva chi erano tutti i finocchi e le lesbiche degli Stati Uniti. Non avevate che da nominare qualcuno - chiunque - e il vecchio Luce vi diceva se era finocchio o no. [...] Lui diceva che erano finocchi certi individui che erano addirittura sposati, Dio santo! [...] Diceva che uno come niente può diventare finocchio dalla sera alla mattina, se ne ha tutte le caratteristiche e via discorrendo. Ci metteva addosso una paura infernale.Io vivevo aspettandomi di diventare finocchio o qualcosa del genere.
J.D. Salinger - Il giovane Holden

10 giugno 2007

Good As You (il mio festival dell'ovvietà)

Avviso ai gentili lettori: questo post celebra l'ennesima edizione del festival dell'ovvietà; non ci sono contenuti espliciti, ma banali.

La scorsa settimana s'è celebrata al Teatro Strehler di Milano la ventunesima edizione del festival del cinema gay, lesbico e queer culture (e dire queer culture, fa già figo abbastanza); come una debuttante pronta al ballo di fine anno scolastico, mi sono per la prima volta avvicinato a questa manifestazione con la curiosità di rito. Evento organizzato in modo impeccabile, se devo essere sincero l'appuntamento che mi ha attirato in Largo Greppi per ben due serate è stato l'angolo della Scatola Magica: Diego e Pina di Deejay sono stati veramente bravi a calarsi nei panni di moderatori di interessanti caffè letterari, mantenendo il proprio stile radiofonico del tutto colloquiale.

Il buon Witty ha lanciato tempo fa una provocazione, rifare in chiave gay il disco Frangetta - Milano is burning, lanciato tempo fa da Deejay Chiama Italia e liberamente ispirato al ben più blasonato Roma Addio! di Remo Remotti; quello che ne è venuto fuori è Gayland is burning che, con lo stesso spirito dei pezzi-pilota, mette in risalto una serie di contraddizioni tra il divertente e il becero: contraddizioni che, a noi della parrocchia potranno pure non piacere, ma fanno parte di questo mondo fucsia come il body di Madonna in Hang Up.
Una canzone-denuncia è già in sé il festival dell'ovvietà, ma come in molte altre situazioni un pizzico di consapevolezza in più non fa mai male, magari ridendoci pure sopra.
E allora che c'entrano saune/chat/dark room e zone industriali con festival del cinema/libri e informazione? C'entrano eccome, sono le contraddizioni che compongono un mondo così particolare come il nostro. Io stesso sono stato vittima (e tuttora mi sento ancora vinto da questo pregiudizio) del fatto che ahimé ci debba essere un solo modo di vivere la propria omosessualità..
Vivere da gay o solo da omosessuale? Due culture, l'una erede dell'altra. Non voglio di certo mettermi ad elencare similitudini e differenze, sarei la persona più inadatta ad impegolarsi in una faccenda del genere visto che la mia visione è ancora molto ristretta a causa di una latente inesperienza.

In un certo senso credo di aver gettato via una decina d'anni, ce ne ho messo di tempo per trovare la mia strada, mi vien da dire però che forse altri tre anni se ne sono andati senza che mi accorgessi di qualcosa di diverso: la diversità nella diversità, un valore aggiunto che può essere rappresentato da un qualunque festival del cinema o da altre piccole esperienze alternative (o anche solo complementari) al semplice carnaio di vetrine o passerelle reali o virtuali. Insomma, qualcosa di cui andare veramente orgoglioso, un piccolo pride, magari da condividere con amici (come nel mio caso).

Good As You. Traduzione letterale, buono come te: perlomeno quanto te, eterosessuale dei miei stivali. Un affermazione del genere racchiude un aspetto inorgogliente, e il fatto che si parli di Gay Pride mi da' l'impressione di un concetto ridondante: so di essere buono quanto te, te lo dico già, perché sottolineare l'orgoglio?

Confessions

L'adrenalina sale. Questo è quello che sento quando faccio una confessione, e ultimamente l'eccitazione non è mancata: non lo faccio facilmente, togliere il velo a qualcosa di segreto non mi dispiace affatto, anche se è una vera banalità; in questi giorni diverse persone mi hanno fatto una serie di confessioni, non nascondo che ciò mi inorgoglisce e mi fa star bene.
Lasciatemi dire queste cosette:

- adoro gli omogeneizzati alla frutta
Chicco, dove c'è Blasphemo...
- so di fare il figo con la musica, ascolto la BBC e programmi radiofonici particolari, ma ogni tanto anche Radio Rai, soprattutto Radio1 e Radio3; aggiungo pure (udite udite) RISMI anni '60
le strade piene, la folla intorno a me...
- Ho visto due volte Parigi, due Londra, Barcellona, Praga etc...ma mai Roma
C'è qualcuno che sta a Trastevere?
- Odio Tiziano Ferro. Sarà pure bravo come dite, ma per me non vale una cicca e se la tira tantissimo.
so che mi attirerò le ire di certe tifoserie
- Riccardo Scamarcio non mi piace
so che mi attirerò le ire di certe tifoserie
- Leggo poco, e lentamente: mi piace la compagnia di una lettura
sono pigro, qualcuno mi consiglia un buon libro?
- Fino a poco tempo fa, non conoscevo la differenza tra sauna e bagno turco
non sono un ragazzo imparato
- L'altra sera, ho detto ad una donna che non mi sarebbe dispiaciuto fare sesso con lei perché mi piaceva.
chiedere è lecito, rispondere è cortesia: lei ha domandato, io ho risposto, meno male però che costei sa che ho altri gusti
- Sono ipocondriaco, ma solo se ho in corso una delle mie soliti faringiti
Froben, tachipirina e antibiotici sono i miei migliori compagni in certi periodi
- Faccio pipì decine di volte al giorno
bevo tanta acqua, tin tin
- Adoro guardare un film in bianco e nero
i colori ce li metto io
-
questo spazio vuoto lo dedico al silenzio, adoro il frastuono del silenzio

- ogni tanto faccio in giretto dall'estetista, mi piace essere riverito per un aspetto futile
non vado più dal parrucchiere e quindi...eppoi si capisce che sono gay, no?
- ho paura
e chi non ne ha di me?
- Canto. Tantissimo, un po' a causa della paura
vorrei cantare insieme a voi, in magica armonia...
- Odio i democristiani, ma Tabacci ci sa fare
la Balena bianca non è morta...
- Mi piacciono anguria/cocomero, cetrioli e ravanelli ma non li digerisco
evvai con la Citrosodina...
- Non ho mai visto un film gay fino a giovedì sera
in che epoca sto?
- Non ho mai visto un film porno
ma dove vivo?
- ho la fissa per la pulizia personale, in particolare per denti e piedi
a sessant'anni avrò la pelle consumata

Questa mattina (domenica), ancora con le cacchette negli occhi, ho acceso eccezionalmente la TV e ho ascoltato per mezz'ora la televendita di "Disco Fever" con KC della KC & Sunshine Band: com'è invecchiaaaaato!! (com'era - com'è). Non ho altre confessioni da fare, con la televendita ho toccato il fondo.

04 giugno 2007

Semejante

Cara Pina e Caro Diego, mi sono invaghita di un ragazzo che assomiglia al mio ex, che a sua volta assomigliava tantissimo al mio cantante preferito. Faccio bene?

Avevo già avuto occasione di riflettere su questo particolare, ma non su questo blog.
Lo ammetto, anch'io ci sono cascato, a differenza dell'ascoltatrice di Pinocchio io non ho un ex da ricordare e da porre in paragone, però posso sicuramente affermare che ci sono un paio di caratteristiche che ricorrono in alcuni soggetti che ho conosciuto.
Venerdì scorso, durante il viaggio verso il posto di lavoro, il mio cellulare squilla e nell'intestazione dell'sms compare un nome che ricordo tutto sommato con piacere; lo rividi un paio di mesi fa a quasi un anno di distanza dall'ultimo saluto che ci scambiammo via telefono, c'intrattettenemmo giusto il tempo per i convenevoli di rito e poi ci congedammo.
Ecco, lui ha qualcosa in comune con altre persone che ho frequentato, potrei fermarmi al particolare fisico (che talvolta risulta evidente), ma pensandoci bene anche nel carattere c'è qualche dettaglio non trascurabile: stessi occhi, stessa forma del viso, stesso entusiasmo, stessa positività.
Non è nel mio intento far paragoni, ma è curioso quanto questi particolari siano riscontrabili anche in me, e non credo sia reato scoprire qualcosa di noi stessi negli altri.

Qualcuno mi spiega perché questa sera continua a girarmi in testa la sigla di Arnold? Che cosa stai dicendo Willis?!

30 maggio 2007

T.F.R. - Trattamento di fine rapporto *

*se di rapporto si può parlare

Il 30 giugno si avvicina, dovrò prendere una decisione in merito all'annosa questione del cosiddetto TFR, la vecchia liquidazione. Tesoretto in azienda o fondo pensione in prospettiva futura? Sulla bilancia solo due opzioni. Tutti hanno le proprie ragioni, pochi hanno le idee chiare. E' una decisione difficile e definitiva, sicuramente se intraprenderò la strada della pensione complementare non potrò più cambiare, certi vincoli legislativi a mio avviso sono molto stretti; dall'altro, non potrò mica far ammuffire i miei soldi in tasca al mio capo...ma chi può darmi consigli sinceri? Per sindacati banche e assicurazioni, in misure diverse, la questione è di puro interesse economico, ascolterò taluni consigli ma dovrò prendere una decisione senza troppe influenze.

Il mese di giugno é vicino, i cosiddetti nodi verranno al pettine. E' verò che finora le promesse le ha mantenute, ma il mio spirito catastrofista mi fa sempre prevedere certi futuri avvenimenti con occhio non benevolo; entrambi abbiamo preso le nostre decisioni, io prima di lui ho deciso di fare un cambio di rotta a causa della ingarbugliata situazione: un mese fa gli ho sbattuto in faccia il telefono, spingendolo a dare quel colpo di reni alla sua vita, a far pulizia di vecchie problematiche che si trascinava insensatamente; certo, le persone non si dimenticano, se perdi la testa per qualcuno di sbagliato ne vieni fuori con le ossa rotte, ma è puro masochismo quello di immolarsi e farsi carico dei problemi altrui soprattutto se abusa della tuo altruismo: lo stress da routine quotidiana inoltre non ti aiuta affatto a prender coscienza di tutto ciò, ti danni l'anima sguazzando nei problemi senza risolverli ed è un po' come lamentarsi di dieci chili di troppo qua è là davanti ad un barattolo di Nutella.
Non dimentico lui, le cose belle che in così poco tempo ho potuto conoscere, la sua limpidezza che mi ha voluto dimostrare fin dall'inizio in merito a questa situazione; sono stato comprensivo e per questo ricambiato con molta considerazione e apprezzamento; non poteva conoscermi in un periodo migliore nonostante tutti i casini che gravitano attorno al pianeta Blasphemo (non sul pianeta Blasphemo). Detto questo, nonostante il suo volere ho deciso di interrompere, non potevo sopportare certe insicurezze: il motivo è molto semplice, quelle indecisioni mi appartengono, ma da tempo me le tengo lontane; a qualcosa son servito, il giorno dopo ha fatto piazza pulita, s'è convinto di dover sistemare alcune cosette (lui dice, grazie a me), e ha continuato a farsi sentire con convinzione e regolarità.
E io? Io sono impassibile con tendenza all'incazzatura facile; Dispiaciuto, solitamente ho l'abitudine di interrompere quando c'è qualcosa nella relazione che non va bene, non per cause esterne; sereno, perché non potevo fare una scelta migliore. Non tollero però i suoi ripetuti tentativi di dare un nome a questa fase tra me e lui, e cioè amicizia.

Come diceva Romeo in sono pazzo di Iris Blond...

Punto primo: conosco ancora poco il concetto di amicizia, è vero, ma nella rubrica del mio cellulare non compaiono amici che ho "pasticciato"
Punto secondo: per essere ammesso al ristretto club c'è l'esame di ammissione, non è come fare un'autocertificazione all'anagrafe
Punto terzo: ho già sentito certe richieste, ma dopo un paio di occasioni credo che il soggetto sconosciuto sia scomparso (come il mio interesse)
Punto quarto: se si ha fiducia in una persona sconosciuta che può averci aiutato poco o tanto, non c'è bisogno di dare un nome al rapporto, basta averlo.

Se potessi consigliargli, dopo il suo ritorno da Parigi, un consulente come quelli di Ennio Doris ma che sappia dare buoni consigli...ah già, esistono a questo mondo, si chiamano amici.

22 maggio 2007

She

Sul suo volto splende il sorriso: avrà poco più di vent'anni, capelli corvini, la mediterraneità gliela si legge persino negli occhi. Le sue mani affusolate e per nulla segnate dal tempo rappresentano giovinezza e femminilità. Le sue lentiggini poco evidenti la ancorano ad un'eterna adolescenza che sicuramente le farà vivere la vita con l'entusiasmo che si ha a quell'età così tormentata.
Ti accoglie con gentilezza, la sua semplicità fa persino venire i brividi, sono certo sia pure una persona limpida. Si rivolge a me sincerandosi che la mia giornata sia stata piacevole, e io faccio altrettanto.

Se solo io...

...e complimenti per la trasmissione!

So benissimo di essere una persona che spesso ricorre ai complimenti per sottolineare la stima che prova verso un determinato soggetto in un qualsiasi ambito; questa pratica purtroppo non funziona tanto bene quando il destinatario sono io: la mia forte autocritica sovente mi ha impedito di ascoltarle, di percepirle e farle mie; le esperienze e la maturità ti abituano ad apprezzarle, ma purtroppo negli ultimi tempi il processo s'è bloccato col rischio di far marcia indietro. Sono letteralmente sommerso dai complimenti.

Prima che possiate raggiungere er fruttarolo (come dicono a RRoma) per rifornirvi di ortaggi, datemi almeno la possibilità di giustificarmi.

Faccio un esempio: la reazione comune in conseguenza ad un apprezzamento fisico è quella di incassare senza troppi ringraziamenti, nel mio caso nonostante l'autocritica sia rivolta in primis a questo ometto tascabile che a fatica dimentica di avere dei difetti seppur poco evidenti; ben vengano, quindi.
Ciò che faccio veramente fatica ad apprezzare sono i complimenti rivolti al mio essere, come ho detto prima trovo del tutto strano che ultimamente si siano accorti tutti del mio carattere, chiamiamolo così, lodevole (l'assurdo è che mi incazzo più facilmente, il masochismo andrà di moda nell'estate 2007?).
Quantità non è sinonimo di qualità: molte di queste affermazioni sono parole in libertà, semplici mezzucci per evitare certe situazioni; per farla breve, delle balle. Altre invece sono sincere, affidabili, però il rischio è di farne tutt'un fascio. Forse sono anche queste situazioni a farmi incavolare ancor di più, non vorrei superare un certo limite, magari mollando un malrovescio al primo malcapitato in buona fede. Naaa...ho paura pure ad uccidere le mosche.
Non voglio arrendermi all'idea che si debba necessariamente fingere in tutto.

Spero tanto di non dimenticare che, in fondo, non sono poi così male.
Spero tanto di non dimenticare ciò che mi ha detto e scritto C. e, in generale, la stima reale di tutti i miei amici.

Soggetto 1: Ma sai che non sei niente male anche tu?! [risatina isterica]
Blasphemo: Ehm...grazie...ehm...
Soggetto 2: Ma non lo capisci? Non te lo da'! Non gli piaci!
Soggetto 1: [espressione da cagna bastonata]
Blasphemo: Ma sai che sei un grandissimo stronzo?! (rivolto al Soggetto 1)

19 maggio 2007

No C.C.

Ore 9.15, i parcheggi sono ancora quasi vuoti, metto piede nel centro commerciale ancora deserto. Alle casse del supermercato c'è già qualche cliente, ma i carrelli sono praticamente vuoti.
Mi serve una maglietta, giusto per far crescere l'autostima del mio armadio, ultimamente messa a dura prova dall'operazione "sacco dell'immondizia"; giro per negozi, ma niente di soddisfacente; il commesso di Passatempo, che in onore al negozio ha raggiunto l'età di Matusalemme, incrocia il mio sguardo per un nanosecondo e spudoratamente mi dice "ciao...dove ci siamo già visti?" e io "mmmh....non lo so": fortuna che quel negozio ha tutta roba cara e lontana dai miei gusti. Spudorata.
All'US Fashion Store i capi sono pochi e non mi piacciono, da Bloom i vestiti femminili hanno invaso lo spazio maschile e quel che resta fa veramente pena; mi dirigo verso un negozio di cui non ricordo il nome ma che tempo fa aveva un bell'ometto come piegamagliette, ma la delusione è cocente visto che al suo posto c'è una donna e di t-shirt carine non ce n'é nemmeno l'ombra. Da Tank fortunatamente trovo qualcosa, ringrazio la commessa Punk che oltre ad avermi ordinato la maglietta della mia taglia mi ha fatto star bene con una affermazione del tipo "ti preferisco anch'io con le magliette più aderenti". Grazie tesoro ti farò conoscere un mio amico punk che, in quanto a gusti sessuali, ti possa soddisfare.
Per finire, la commessa della profumeria XXX (...?) riesce a spillarmi 30 euri per una crema, dopo un trattato scientifico sull'utilizzo di creme/scrub/detergenti e avermi reso felice con una quantità industriale di campioncini.
Esco da questo negozio, mi ritrovo immerso nella folla tra pacchetti, sportine (ma quanto mi piace questo termine?) e bambini che giocano con palloncini o strattonano il papà per quel giocattolo tanto ambito.
Ecco perché adoro le botteghe di paese, quelle in cui posso raccontare i cazzi miei al negoziante; quelle in cui è assolutamente vietato chiedere informazioni senza comprare, quelle in cui il salumiere ti chiede "è un etto e quaranta sciura, che faccio, lascio?".

Sarò nostalgico e antistorico, ma adoro quelle insegne malfunzionanti. Purtroppo sono anch'io vittima di questo trend, ma non ci posso fare nulla, è disarmante questo.

16 maggio 2007

Chiaro...no?

Qualche sera fa ho sognato che andavo a prendere mia figlia a scuola, solo che nel momento in cui ho tentato di riavviare l'automobile, non andava più. Ho chiesto così aiuto ad una mia amica; lei gentilmente ha accettato di accompagnarmi a casa, ma subito dopo esserci messi in moto lei ha cominciato a sbuffare, lamentando a voce alta il fastidio di doverci scarrozzare: allora io l'ho convinta a lasciarmi a piedi a metà strada, ed ero veramente dispiaciuta. Perché ha avuto un comportamento contraddittorio con me?

Non abbiamo più il rapporto che c'era una volta e non so il motivo, non mi ha mai dato delle spiegazioni, mi sei rimasto solo tu.

L'altra sera ho sognato che due travestiti orribili volevano entrare in casa mia e rubarmi tutto. Perché ultimamente faccio questi sogni del cazzo con casa mia sullo sfondo?

S'è capito Dj Alladin quello che ho detto?

L'ho conosciuto da poco, mi copre di attenzioni, ma perché ha sempre la testa altrove? Secondo me ha ancora in mente il suo ex, nonostante si ostini a frequentarmi. Mi chiedo perchè ho sempre questo instinto da crocerossina.

Non sapete quanto mi faccia incazzare la gente che non ha le idee chiare, non è consapevole di ciò che desidera o fugge da questa mancanza con chissà quali paure: adoro invece tutti quelli che ci provano sempre, coloro i quali hanno l'istinto di colmare questa mancanza.

Non ho mai aspirato a fare il volontario nella Croce Rossa...odio vedere il sangue...comunque...preferisco vestire i panni di Nonna Papera...

08 maggio 2007

Una città, un antico mestiere

Questo mio ritorno a Londra dopo molti anni è stato vissuto in un modo assai particolare: ne sono convinto, anche se ci fossi tornato alla sola distanza di un paio d'anni certamente l'avrei vista comunque con occhi diversi.
La città segue i tempi, le mode e le abitudini: una miscela di culture che difficilmente si confrontano l'una con l'altra, negli stessi quartieri si convive; è una città che s'impaurisce alla vista di qualunque borsone abbandonato in un qualsiasi luogo affollato, correndo il rischio di creare inutili allarmismi tra la gente comune.
The Smoke ha ancora tanto fascino, le sue bellezze e l'impeccabile efficienza dei servizi hanno pochi rivali al mondo, la cultura inglese stessa ha un profilo unico in tutto il globo.
I turisti sono abbagliati dalle luci di Piccadilly Circus, ma è sufficiente girare per Soho dopo le 21 e accorgersi del degrado in cui sguazzano spacciatori e magnacci: ad uno straniero come me, bastava chiudere gli occhi alla vista di questi eccessi e godere delle sole esuberanze rese seduttrici dalle luci artificiali delle insegne.
Tutto ciò che ho scritto lo si può adattare ad una qualsiasi metropoli occidentale, ma nel mio caso in contrapposizione alla visione critica e refrattaria c'è stato quel processo d'osmosi che ti trascina all'interno di sensazioni eccitanti ed uniche.
Secondo me Londra è come una puttana: una puttana d'altri tempi, sicuramente navigata ma giovane nello spirito, incline ad ogni nuova tendenza che le si propone, ferma e decisa però nelle proprie convinzioni acquisite con l'esperienza.
See you soon

04 maggio 2007

Last train to London

Sarà invecchiata? Sono passati tanti anni...si ricorderà ancora di me? Mi ritroverà insieme ad un'altro compagno di viaggio, spero non mi confonda con un qualunque ragazzo italiano. Questa volta la vedrò da altri punti di vista, sicuramente con occhi più maturi e (magari) critici.

Domani faccio un salto a Londra, tornerò lunedì.

02 maggio 2007

Calma apparente

La quiete dopo la tempesta o scorcio di sole? Mah, semplice calma.

Puoi prendere una strada che ti porti alle stelle. Io posso prendere una strada che mi porti fino in fondo. (Nick Drake)

30 aprile 2007

Allucinazioni

Il benzinaio è vicino, ho il sole in faccia e ho dimenticato gli occhiali, il cellulare squilla ma non ho voglia di rispondere: so già cosa mi verrà detto, so già cosa dirò e cosa non dirò.
La mia mente è altrove, in un luogo che non so nemmeno dove sia.
La luce scompare, mi ritrovo nell'abitacolo della mia auto ma non sono solo, è affollata. Nell'oscurità vedo visi familiari, contemporaneamente ascolto sonorità gioviali e pensieri di cui non posso fare a meno. Adesso la luce è abbagliante, voci amiche si mescolano a cupi rumori.
Improvvisamente nella penombra due occhi ammalianti mi seguono, mi scrutano: io li ignoro, sono stato sedotto troppe volte nella mia vita, mi rimetto gli occhiali da sole per nascondermi da loro. Il sole brucia.
La mia mente è altrove, in un luogo che forse riesco ad immaginare, vorrei comunque rimanerci a lungo.

Puoi prendere una strada che ti porti alle stelle. Io posso prendere una strada che mi porti fino in fondo. (Nick Drake)

Ma dove cazzo finirò? Che due coglioni, che due coglioni.

28 aprile 2007

Pannolini

In piena pausa caffè al lavoro, il mio cellulare squilla brevemente, non faccio quasi a tempo a leggere il numero; è un fisso ma non è memorizzato nella rubrica, inoltre dal prefisso e dai numeri seguenti mi convinco sempre di più che appartenga al mio distretto: preso da un'insanabile preoccupazione in stile "oddio la casa" "oddio il gas" "oddio l'acqua", mi precipito su internet per reperire, tramite il sito 1254.it, il proprietario.
Non l'avessi mai fatto.
Quel numero appartiene all'edicola vicino a casa mia, gli edicolanti proprietari sono gay, sicuramente uno dei due ha trattenuto il mio cellulare quella domenica in cui mi sono fermato a far la ricarica.
Mi sono preso uno spavento che mezzo ne bastava, potrei persino denunciarlo. Non riesco però a capire se è un'atteggiamento infantile oppure da vecchio decrepito senza speranze: in entrambi casi, serve un pannolino.

Che bei ricordi della mia infanzia...l'ippopotamo Pippo!

Altro che viola...nero!

Crescete gente, crescete.
Crescete cari venticinquenni, aprite gli occhi e fate andare il cervello, gli ex stronzi rimangono tali.
Crescete cari trentenni, è inutile che facciate i bulli proprio mostrando i muscoli quando i vostri antagonisti sono diventati delle nullità
Crescete care quasi quarantenni, siete vittime di un'egoismo che nemmeno voi v'immaginate
Crescete care sessantenni, provate ad intedere la vita come qualcosa di diverso rispetto alla tabellina del 6 o ad un dogma da rispettare
Crescete cari settantenni, altrimenti vi accorgerete di non avere mai avuto bambini quando i vostri figli saranno troppo grandi per esserlo

Potevo usare lo sfogatoio di Witty...sarà per la prossima volta, vero caro Witty?

24 aprile 2007

Essere o avere?

In questo ultimo periodo la parola che si addice di più ai miei modi di fare è apatia.
Sarà la primavera che con il caldo praticamente estivo mette a dura prova la mia ipotensione; saranno le allergie che cominciano a farsi sentire in modo deciso, il mese prossimo sarà difficile da sopportare.
Queste problematiche stagionali vorrei tanto che fossero pure causa della mia quasi totale indifferenza verso papabili partner, purtroppo non lo è: fosse così, una dose aggiuntiva di antistaminici e razione doppia di ginseng+guaranà e sarei pronto a passare ai raggi X il primo manzo che pascola per i verdi prati della pianura padana; invece no, il tempo passa, le tue attenzioni sono rivolte solo a te stesso e al tuo benessere psico/fisico (stress? pussa via!), punti al puro divertimento e tralasci le cose che rappresentano le fondamenta di una casa: i sentimenti. Ogni volta che mi accorgo di questo stato, mi pongo il solito dilemma: essere o avere? Essere richiama benessere, pensare a se stessi mette al riparo da ogni minima frustrazione, chiamiamolo sano egoismo; avere significa possedere (non materialmente) una chance in più, scommettere su una persona che ti "smuove qualcosa" vuol dire mettersi in gioco, in pratica far uscire i propri sentimenti.
Io credo di essere arrivato allo stadio più pericoloso, quando la voglia di starsene da soli è infinitamente più potente della carica emotiva che ti può dare qualsiasi umano: avanti così insomma, e prendo un volo di sola andata per l'Antartide in cerca di amicizie tra pinguini.
Quando poi sei incazzato per problemi di altro tipo e, in discoteca al sabato sera, gli amici ti spingono verso il primo a cui hai rivolto un giudizio estetico positivo, dove trovi le energie per farti coinvolgere? Lo conosci, ci sono cose che ti interessano di lui ma come al solito nel tritacarne del tuo cervello finiscono buoni propositi e disinteresse cronico, da quel miscuglio puoi ricavarne solo una confusione enorme.
Cominci a prevedere tutto, cena per conoscersi, passeggiata rilassante, lui ti parla dei suoi ex, tu gli parli dei tuoi, ti accompagna alla tua macchina, scambio di effusioni e convenevoli, ti ringrazia per averlo raggiunto fin là e alla prossima. Data di scadenza del rapporto: 24 maggio 2007. Fin dal principio capisci che è colpa tua, che sei partito col piede sbagliato, che non si ottiene nulla se pretendi che dall'altro ti vengano offerte le possibilità per metterti in gioco, che la sola cosa a farti compagnia è stato il timore di bruciarsi nuovamente.

Qualcuno può darmi una risposta valida, un antidoto a questa situazione? Una consiglio, una sberla, un rimprovero, un incitamento.
Silvestri forse lo sa, ma non ho il suo numero di cellulare e soprattutto a me un'ora mica mi basta!

Le cose che abbiamo in comune sono 4.850
le conto da sempre, da quando mi hai detto
"ma dai, pure tu sei degli anni '60?"
abbiamo due braccia, due mani ,due gambe, due piedi
due orecchie ed un solo cervello
soltanto lo sguardo non è proprio uguale
perché il mio è normale, ma il tuo è troppo bello
Le cose che abbiamo in comune
sono facilissime da individuare
ci piace la musica ad alto volume
fin quanto lo stereo la può sopportare
ci piace Daniele, Battisti, Lorenzo
le urla di Prince, i Police
mettiamo un CD prima di addormentarci
e al nostro risveglio deve essere lì

[...]

Le cose che abbiamo in comune
sono così tante che quasi spaventa
entrambi viviamo da più di vent'anni
ed entrambi, comunque da meno di trenta
ci piace mangiare, dormire, viaggiare, ballare
sorridere e fare l'amore
lo vedi, son tante le cose in comune
che a farne un elenco ci voglio almeno tre ore... ma...

Allora cos'è
cosa ti serve ancora, a me è bastata un'ora...

Daniele Silvestri > Prima Di Essere Un Uomo (1995) > Le cose in comune

19 aprile 2007

Il principe cavalcatore (non Cavaliere)

C'era una volta un principe viola. Eh sì, miei cari, anche in questa fiaba esiste un principe ma questa volta non salva la sventurata di turno ricoprendo un banale ruolo di comparsa, bensì è il protagonista della storia.
Questo principe viola vagava per la sterminata pianura padana alla ricerca di un campione di nuoto o di un musicista: aveva questa fissa, gli piacevano solo queste due categorie ma puntualmente incontrava architetti, autisti di pullman, studenti, parrucchieri (ehm shampisti, ndr.), pizzaioli, traduttori e così via.
Il fedele cavallo bianco Fiso lo accompagnava nei suoi viaggi sulla A4 nella sola speranza che al prossimo Autogrill trovi il panino Capri con della buona biada; nei giorni feriali percorrere certi sentieri diventava un'impresa epica, il suo padrone anziché farlo galoppare sulla corsia d'emergenza, lo costringeva a rimanere in coda assieme a tutti gli altri cavalli.
Questo bel cavallo fu donato al principe cavalcatore (non Cavaliere, ben inteso) quando il giovane rampollo della dinastia dei Blasphemi compì 23 anni, e da allora furono inseparabili compagni d'avventure.
Il nostro principe viola a volte era sconsolato per le innumerevoli delusioni in cui incorreva, altre volte era sereno perché sapeva che accanto a lui c'era una bestia che valeva più di un umano; Un dì di luglio il principe viola, a furia di essere scambiato per il Mago Zurlì o per Roberto Bolle, indossò la sua migliore calzamaglia (che a Luglio...voglio dire...è una bella fatica, ndr.) e lasciò la corte del padre raggiungendo la tenuta estiva con l'auspicio di sentirsi un po' più libero; a settembre dello stesso anno, passando davanti ad un'agenzia per matrimoni temporanei si decise a lasciare un annuncio come questo:

A.A.A. cercasi nuotatore aitante o musicista dannato che voglia intraprendere una relazione temporanea (superiore però ai tre mesi). Astenersi estimatori del marrone e perditempo.

Aveva diversi amici cavallerizzi, ma tutti o quasi avevano già un bell'Antonio accanto, un po' era invidioso ma non si disperava affatto, la sua porca figura la faceva ancora.
Il nostro principe viola era sì un sognatore, ma spesso la vita quotidiana lo riportava con i piedi per terra: sapeva bene che le favole come quella di Biancaneve e Cenerentola appartenevano ad un passato che non poteva più tornare, ormai la facevano da padrone i metrosexual, i fashion victim, i grandifratellini e Alda d'Eusanio. Lui, con la sua antiquata calzamaglia, non era poi così di moda anche se al cavallo regalava dei ferri firmati Prada.

Un bel giorno...

Questa fiaba non è finita, l'ho estratta dall'enciclopedia delle fiabe ricevuta in regalo per aver ordinato una confezione di reggiseni della quarta misura tramite Postalmarket (possono sempre servire come posacenere!). Forse non è nemmeno una fiaba, nella prefazione non c'è scritto se c'è un lieto fine, ma forse è una fiaba moderna senza finale (che ne so io!); quel principe viola potreste essere proprio voi, o quello che vi sta cercando da tempo mentre voi vi nascondete ben bene in una dark room.
Sono nove volumi solo per questo racconto, quindi stateve bboni e aspettate la prossima puntata: del resto,
come diceva un fanciullo che aspirava al successo come cantante qualche tempo fa, non è finita finché non è finita.

Sto ascoltando: Lenny Kravitz - It ain't over 'til It's over

16 aprile 2007

Professionalit...ò (che...genere!)

Oggi il mio capo ha inviato una e-mail a tutti i dipendenti della nostra ditta, una "comunicazione di servizio" che riporto qui di seguito:

Nelle organizzazioni composte da più persone come la nostra è ormai invalso il metodo, molto corretto, di rispondere al telefono presentandosi.
Vi sarei grato se d’ora innanzi rispondeste al telefono nel seguente modo:
NomeDitta buon giorno, sono NOME o COGNOME.
Per le femmine direi di rispondere con il nome, i maschi con il cognome.

Lì per lì, m'è venuta in mente una battuta del genere: ma io rispondo con nome e cognome? Era già arrivata una comunicazione del genere in passato, ma questa volta credo si sia raggiunto il ridicolo. Non ho mai apprezzato queste formalità, sono un po' come giacca e cravatta in banca, però tutto sommato mi sono sempre adeguato. Ciò che trovo aberrante è il messaggio che si vuol far passare, ossia le sguattere si devono presentare col nome e invece noi che "ce l'abbiamo duro" possiamo usare il cognome che abbiamo ereditato dai nostri antenati (maschi ovviamente).
Mi viene in mente anche quest'altra riflessione, fatta da qualcun'altro però:

Perché dire no, oggi, a forme di convivenza stabile alternative alla famiglia, ma domani alla legalizzazione dell'incesto o della pedofilia tra persone consenzienti?

A pensarci bene, queste affermazioni hanno le medesime radici culturali. Ma la civiltà progredisce?
Qualcuno spieghi al mio capo che il cielodurismo padano è una roba da diciannovesimo secolo e soprattutto che il termine "professionalità" è di genere femminile.
A Bagnasco invece non dite nulla, anzi non scrivete nulla (soprattutto sui muri, per carità Ruini si offenderebbe).

10 aprile 2007

Fil Rouge

So benissimo di essere un po' fuori tempo massimo, ma la solita curiosa coincidenza mi ha ispirato per una delle mie solite riflessioni.
Questo weekend pasquale è scivolato via tra pomeriggi sonnacchiosi, nottate passate a dormire fin dalle 22 o a calcare i pavimenti scivolosi di una discoteca milanese fino a mattina; domenica sera, nel luogo meno indicato ho sentito lanciare un appello a riflettere per ciò che era successo al sedicenne suicida di Torino: un applauso ha coperto quelle parole che venivano dette al microfono da una donna, molti se ne stavano composti con le mani in tasca, altri partecipavano sentitamente quasi come per rendere giustizia a qualcuno che ha deciso di buttare via la propria vita per un insulto. Quanti siano stati quelli che hanno avuto l'istinto di applaudere ma pervasi da un sentimento di totale confusione non lo so, ma io ero tra quelli, e ora voglio darvene una motivazione ben precisa.
Il fatto credo sia arrivato all'attenzione di molti, i media ne hanno parlato a lungo, alcuni di essi dimostrandosi poco obiettivi e nuovamente avvezzi a quella brutta abitudine che viene scambiata per perbenismo e "rispetto ai familiari" chiamata ipocrisia: Studio Aperto, uno a caso, nel servizio di sabato mattina ha fatto intendere che il ragazzo "si era suicidato solo perché i suoi compagni gli davano del gay, mentre lui era solo un ragazzo gentile"; ammettiamo pure che questo povero ragazzo non sia stato omosessuale, ma che bisogno c'era di far passare il messaggio che quei froci di merda non possono essere scambiati per dei ragazzi gentili? Scusate il linguaggio scurrile e lo sfogo. Alcuni blog che leggo abitualmente hanno trattato in diversi modi la notizia, mantenendo un comune profilo realista e perfettamente condivisibile.
Fin qui, direte voi, ci sono solo le ragioni per battere le mani a favore di una causa assolutamente giusta. Corretto, ma c'è un elemento che lega il mio ragionamento all'impotenza che ha sentito fortemente quel ragazzo, in mezzo c'è Abdellah Taia.
Durante il mio viaggio a Barcellona dello scorso ottobre, cercai di mettere alla prova il mio spagnolo anche leggendolo: la domenica in cui mi presi un giorno di relax al mare, comprai El Pais e nell'inserto settimanale EPS lessi questo articolo; fortunatamente ho sempre la buona abitudine di conservare come ricordo i giornali, e ora ho davanti a me questa rivista. Cercherò di riassumere per chi non comprende lo spagnolo, e per tutti quelli che non conoscono questo personaggio visto che su Internet ci sono pochissime pagine Web in italiano su di lui.
Abdellah Taia è un trentatreenne marocchino e scrittore residente a Parigi da diverso tempo, città che lo ha accolto con molta freddezza, ma che gli ha permesso di dar voce alla propria causa. Lui è il primo marocchino che ha avuto il coraggio di rompere un tabù, dichiarando pubblicamente la propria omosessualità, ancora punita col carcere nel proprio paese. E' stato in questi ultimi anni riconosciuto come uno scrittore molto capace, e forse la sua bravura è stata offuscata dai media (arabi e francesi) che hanno ovviamente cavalcato a proprio beneficio la notizia. Nacque in un quartiere molto povero di Salé, cittadina vicina a Rabat, e nel suo lungo articolo racconta di una società fortemente ipocrita, che nega l'omosessualità ma allo stesso tempo ignora la possibilità che possa essere vissuta privatamente. A dieci anni, oltre ad aver avuto già contatti con persone coetanee dello stesso sesso, aveva pure un amante ventiquattrenne. Nemmeno negli ambienti religiosi, scrive, tutto ciò era estraneo: il proprio maestro della scuola coranica era solito ad intrattenersi coi discepoli, e in Marocco tutti sono a conoscenza del fatto che molti di essi sono pedofili ma nessuno si preoccupa, inviando i propri figli in questi luoghi esponendoli a possibili pericoli. A tredici anni Abdellah ha visto con i propri occhi gli abusi subiti da un proprio compagno di scuola, violenze verbali e sessuali che lo portarono a nascondere profondamente il proprio segreto, maturando però il desiderio di renderlo vivo in un futuro non troppo remoto attraverso gli studi. Ora che vive a Parigi, ha la possibilità di spiegare al mondo le proprie ragioni, le proprie sofferenze, le proprie convizioni. Scrive:

In Marocco è necessario dimenticare la vergogna che ci fanno sentire fin da piccoli e arrendersi alla lotta. Non dire il vero significato delle cose, cedere alla dittatura di una società nella quale ci chiniamo molto velocemente alle gerarchie e alle tradizioni secolari che, invece di mostrarci la via per la libertà, si preoccupa prima di tutto della propria permanenza.

Il suo racconto mi è piaciuto molto, e rileggerlo mi ha fatto pensare alla possibilità che esista un sottile filo rosso che leghi lui, quel sedicenne, me e molti altri. Il silenzio, la vergogna, le violenze verbali e fisiche fanno parte di questo mondo, e la nostra società seppur "superiore" (espressione orribilmente comune) non ne è esente. L'elemento che mi crea enorme confusione in testa è l'impotenza che può avere non solo una voce fuori dal coro, ma pure chi prende in mano quel megafono per scagliarsi contro certe intransigenze: la rabbia, sentimento condivisibile, è niente in confronto al vuoto creato dal pensiero che in quella società ci siamo pure noi, finora incapaci di usare la testa per alzare la voce o ragionare pacatamente.
I tabù e i pregiudizi non sono mai stati abbattuti solo con le parole, magari ricche di sentimenti ma vuote nei contenuti: a malincuore devo dire che nel nostro paese non c'è più cultura, nessuno si preoccupa più di come arricchire una persona: è solo attraverso la conoscenza che si fa crescere un bambino sano e robusto nei propri convincimenti e grazie alle scoperte quotidiane lo si pone al riparo da miopie nei giudizi; Abdellah riconobbe immediatamente nella conoscenza del francese la sua libertà, lo studio gli avrebbe permesso di superare i propri limiti (e anche quelli degli altri).
Se non ricordo male, pure quel giovane torinese era il più bravo della sua classe, a detta di Studio Aperto.
Quel filo rosso è la cultura.

06 aprile 2007

Il colore viola

Mi piace pensare che la musica si esprima in colori, credo che possa rappresentare ancor meglio l'aspetto artistico. Dal mio punto di vista, il colore degli Scissor Sisters (e di tutta la loro musica) è il viola: proprio come quello di questo blog, un colore brillante e modaiolo, molto pop ma non così comune.

Vi sto parlando degli Scissor Sisters perché proprio ieri sera sono andato al loro concerto all'Alcatraz; li seguo dal primo album, loro statunitensi hanno sconsacrato con stile un tempio, l'Inghilterra, con una cover dance di un capolavoro come Confortably Numb dei Pink Floyd (osannati nel Regno Unito): stravolgere in quel modo un capolavoro della storia della musica senza essere presi a pesci in faccia non è da tutti. Le mie "sorelle" preferite sono così brave nelle provocazioni, nello sfoggiare tanto glamour, ma hanno pure le capacità di far riflettere con canzoni come Return to Oz.
Ieri sera sono stati rappresentati molti colori: il giallo di She's my man, il fucsia di I can't decide, l'azzurro di Confortably Numb, il rosso di Filthy/Gorgeous, il verde di Take your Mama, l'arancione di Laura, il blu di Kiss you off e tanti altri. In mezzo a tutti questi colori, concedetemi di inserire il nero, il nero della t-shirt con pailletes di Paddy Boom che indossava per il concerto (nel suo essere trascurato con pure qualche chilo di troppo, è il mio preferito); abbiamo in comune la passione per due batteristi veramente importanti come Larry Mullen Jr e Stewart Copeland...chi me lo regala per Natale?

02 aprile 2007

Cambio pelle

Fidarsi del proprio giudizio o essere più aperti?
Conosco finalmente una persona, ci si vedeva in giro ogni tanto e questa volta si va oltre il semplice sorriso di circostanza. Persona cordiale, simpatica, oserei dire di un certo spessore: lo saluto con l'augurio di rivederci più in là nella serata, ma poco dopo lo vedo uscire dalla dark room. A fatica ho ritrovato le mie palle cadute per terra, non me lo aspettavo.
Non ho mai avuto un gran rapporto con certi "ambienti", dalle dark giù fino alle zone industriali; riconosco il mio essere bacchettone pur non praticando la caccia alle streghe, ma nonostante pensi che ognuno abbia il diritto di far ciò che vuole del proprio corpo, non riesco ahimé ad avere un pensiero sgombro da pregiudizi. Nonostante mi sia ammorbidito su certe tesi è difficile cambiare a 25 anni, giuro però di essere equidistante tra la Binetti e Patrizia (il trans di Lapo).

Alzai il cappuccio del giubbetto, la pioggerellina scendeva a stento ma il sentirmi al riparo a quell'ora indecente mi confortava. Passeggiando verso l'automobile, ripercorsi la gradevole serata trascorsa coi miei amici: se ne erano andati via prima del solito, io mi fermai una mezz'ora in più un po' per le energie ancora consistenti e un po' per assaporare quella sensazione di vuoto in pista. Camminando a testa bassa avvertii un senso d'incompletezza che mi fece pensare, ma tutto svanì in prossimità della mia auto, quando sentii le note ad altissimo volume di quella vecchia canzone degli Zero Assoluto: provenivano dalla macchina parcheggiata dietro la mia, preso da un'insolito senso di voyeurismo sbirciai e vidi due ragazzi nel pieno (forse) di un ricongiungimento; Le gocce di pioggia sui vetri non mi definirono la situazione, ma uno dei due aveva lo sguardo basso, l'altro probabilmente lo fissava. Qualcosa cambiò.
Girai le chiavi nella toppa e me ne andai.